lunedì 14 agosto 2017

Eduardo De Filippo, biografia - dal 1931 al 1936

L'arte della Commedia




1930-1931 


    Dopo l'esperimento della stagione estiva, Eduardo si scrittura assieme ai fratelli nella Molinari, la compagnia di riviste che lavora stabilmente al Teatro Nuovo. Debutta il 21 settembre con La terra non gira di Kokasse, autore anche dei lavori successivi. Il 22 ottobre va in scena La follia dei brillanti, in cui i tre fratelli riscuotono grande successo nella parodia Cavalleria rusticana ("Il Mattino" del 29 ottobre 1930 li definisce "insuperabili"). In occasione di una serata d'onore di Eduardo viene presentato il vecchio atto unico Don Saverio 'o farmacista, reintitolato Il farmacista distratto (poi Farmacia di turno). Il 23 novembre viene ripresa la rivista di Kokasse I tre moschettieri, con Eduardo, Peppino e Carlo Pisacane nei ruoli del titolo e Agostino Salvietti in quello di D'Artagnan. In seguito all'abbandono della compagnia da parte della soubrette Lydia Johnson e al crescente successo dei tre fratelli, la parte riservata alla prosa aumenta di molto ed Eduardo si trova a collaborare sempre più spesso agli spettacoli anche in veste di autore.
   Il 4 febbraio, con alcuni compagni (sei persone in tutto), parte per una breve tournée al Nord, che ha come tappe principali Roma e Milano. La nuova formazione, denominata"Compagnia del Teatro Umoristico di Eduardo De Filippo", debutta il 12 febbraio 1931 alla Sala Umberto di Roma, in uno

spettacolo di arte varia. Dopo alcune recite a Civitavecchia e, di nuovo a Roma, al cinema Moderno, la piccola compagnia passa a Milano, al Teatro Puccini. Nel ricordo di Peppino, la tournée milanese cominciò male, ma proseguì poi trionfalmente all'Excelsior:


 "Il pubblico dell'Excelsior ci tributò un consenso inimmaginabile per intensità e convinzione. Gli applausi, al calar del sipario, non riuscimmo a contarli" (PDF 1976, p. 265). 

   Rientrati a Napoli, per due serate (il 4 e d 9 aprile 1931) i De Filippo si esibiscono al Teatro Nuovo come formazione autonoma presentando alcuni atti unici: Tutti uniti canteremo, Don Rafaele ‘o trumbone, Miseria bella di Peppino e Farmacia di turno di Eduardo. L’11 aprile riprendono gli spettacoli di rivista, ai quali Eduardo collabora scrivendo sketch per i lavori di Carlo Mauro e Kokasse Vezzi e riso e Una notte al Gatto Nero, parodia della rivista Wunder-Bar, che costerà agli autori anche una causa per plagio. Nel primo spettacolo vengono proposti l'atto unico Requie a l'anema soja e la parodia Cavalleria rusticana; nel secondo, alcune fortunate parodie dello spettacolo di prosa, varietà, lirica e musica leggera, raccolte sotto il titolo "Dove vai stasera?". Per lo sketch del varietà Eduardo si esibisce, con tecnica da "fine dicitore", nella canzone Mamma addo ‘sta!; per quello dell'operetta crea la parodia La vedova allegra in trenta minuti, che rimarrà a lungo in repertorio; e per la lirica, ripropone Cavalleria rusticana (parodia dell'opera di Mascagni).
   Il 1° giugno 1931 il Teatro Umoristico debutta al cinemateatro Kursaal Principe, dove si fa l'avanspettacolo. Tra una proiezione e l'altra vengono dati tre spettacoli al giorno. Nel repertorio, oltre ad atti unici di Peppino, di Carlo Mauro e alle solite parodie musicali, figurano gli "scherzi comici" eduardiani: Sik-Sik l'artefice magico, L’ultimo Bottone (adattamento di una pièce spagnola), Requie a l'anema soja, Il pezzente (inserito poi nella rivista Ogni anno punto e da capo) e, in collaborazione con Maria Scarpetta, La conquista e Una bella trovata.
   Il 20 luglio la compagnia, affiancata dalla soubrette Ellen Meies, dà una serie di recite al Teatro Palazzo di Montecatini. Il 13 agosto Eduardo partecipa come cantante al Festival di Piedigrotta, per conto della casa editrice Santa Lucia, diretta da Libero Bovio. Le audizioni si svolgono all’Arena Comunale di Portici, al Teatro Ercolano di Resina, al Bellini e in altre sale napoletane. Incaricato di presentare le audizioni, scrive uno sketch, intitolato Ogni anno punto e da capo, nel quale interpreta il personaggio di un barbiere poeta che, per comporre canzoni per il Festival di Piedigrotta, trascura gli affari del proprio negozio.



1931-1932

   Anche per questa stagione Eduardo è con i fratelli nella compagnia Molinari, al Nuovo. Debutta il 18 settembre, nella rivista di Kokasse Le follie della città. Allo spettacolo successivo, L'opera d’’e pupe, collabora anche come autore, col solito pseudonimo di Tricot. La rivista ricostruisce l'ambiente dell'antico teatrino di Donna Peppa a Foria, compresi alcuni abituali incidenti che avvenivano in sala durante gli spettacoli. Nel "Quadro dei Pupi" Eduardo e Peppino fanno Orlando e Rinaldo, mentre Titina fa Angelica. Per lo spettacolo, nel quale figura anche una parodia della Francesca da Rimini, Eduardo scrive gli sketch L'incisione dei dischi (che verrà ripreso anche in seguito con altri titoli), e Piedigrotta e le audizioni di canzoni (probabilmente un nuovo titolo per Ogni anno punto e da capo); inoltre si esibisce in due canzoni comiche già presentate al Festival di Piedigrotta: Cravatte, signori! (cfr. IQDF 1985, p. 110) e Le voglie di mia moglie.
   Il 17 ottobre va in scena Tutto dipende da quello, una rivista di successo di Michele Galdieri, in cui Eduardo interpreta il personaggio di un disoccupato. Il carattere satirico della rivista non dovette disturbare le autorità presenti in sala, visto che "Sua Eccellenza Rossoni [segretario generale della Confederazione dei Sindacati Fascisti] volle personalmente complimentarsi con l'attore De Filippo" ("Il Mattino", 25 ottobre 1931). In occasione della visita dei Reali a Napoli, la compagnia mette in scena uno spettacolo dal titolo augurale, Cento di questi giorni, di Mauro, Kokasse e Sly (Filippo Criscuolo), che debutta l'11 novembre 1931; e il 28 novembre, la rivista satirica di Carlo Veneziani 800, 900, 1000, nell’adattamento di Mario Margini. Con la solita tecnica modulare, vengono riproposti anche sketch e quadri non inediti, come Le canzoni, o Il cartellone del San Carlo, dietro i cui titoli sembra di poter scorgere le parodie di musica leggera e operistica già presentate altrove. Per la rivista di Mangini C’era una volta Napoli, Eduardo scrive il quadro Il circolo della Caccia, che cambierà varie volte titolo e sarà poi pubblicato come Quei figuri di trent’anni fa.
   Le repliche della rivista continuano fino al 19 dicembre, poi Eduardo, assieme i fratelli, Agostino Salvietti, Tina Pica, Pietro Carloni e pochi altri compagni, lascia la compagnia Molinari per un ciclo di recite al Kursaal di via Filangieri. Secondo Isabella Quarantotti "combinò un contratto di nove giorni […], pregando l'amministratore di non dire ai fratelli che il periodo era tanto breve, altrimenti essi sarebbero rimasti al Teatro Nuovo" (IQDF 1985, p. 21). Il debutto avviene il 25 dicembre 1931 con Natale in casa Cupiello (allora in un atto). Il programma cambia quasi tutti i giorni: "Dovetti scrivere altri atti unici, ma siccome facevamo tre spettacoli al giorno ero costretto a scrivere negli intervalli, durante lo spettacolo cinematografico, sotto gli altoparlanti del sonoro" (SUR 1981, p. 12). Nel periodo trascorso al Kursaal (quasi cinque mesi), la compagnia presenta trenta lavori. Al repertorio collaborano, oltre a Eduardo (che continua a firmarsi con lo pseudonimo di tricot), anche Peppino (Bertucci), Titina e Maria Scarpetta Mangini (Mascaria). Fra le novità di Eduardo vengono presentati l'inedito Addio Nico' e Gennareniello; e, scritti in collaborazione con Maria Scarpetta, Noi siam navigatori, Thè delle cinque, Una bella trovata (tutti inediti).
   Terminate le rappresentazioni al Kursaal, il successo della compagnia si replica, dal 20 maggio al 20 luglio 1932, al cinemateatro Reale. Il 12 giugno assiste allo spettacolo, assieme a un gruppo di artisti e scrittori venuti a Napoli per la Fiera del Libro, anche Massimo Bontempelli, che in un articolo sul "Mattino" (16 giugno 1932), segnala i De Filippo come una delle principali attrattive culturali della città:

Fu un'ora tutta gioiosa e piana e abbandonata, quando al Teatro Reale andai a sentir recitare la compagnia napoletana dei De Filippo. Se nella mia vita di italiano […] ho il vizio di Napoli, nella mia vita napoletana ho il vizio della compagnia De Filippo: e mentre altrove sto anni interi senza mettere piede in un teatro, mai una volta sono rimasto anche due giorni a Napoli senza andarmi a risentire le commedie e i comici di quella compagnia: perfezione di gusto, arte, naturalezza e festoso abbandono. Mi domando perché i De Filippo non risalgano mai le vie d'Italia, allegri ambasciatori del più felice e beneaugurante spirito di Napoli. ("Il Mattino", 16 giugno 1932)
   La segnalazione di un personaggio così illustre contribuisce ad accelerare il successo nazionale dei tre fratelli e anche la stampa specializzata comincia a occuparsi di loro. La rivista "Comoedia" (n. 6, 15 giugno-15 luglio 1932), uno dei periodici di teatro più importanti dell'epoca, pubblica un articolo di Federico Petriccione dal titolo Nuova generazione dialettale i De Filippo. Segno indiscusso della popolarità conquistata, essi vengono scoperti anche dal cinema. In settembre Eduardo inizia, assieme a Peppino, la lavorazione del film Tre uomini in frac diretto da Mario Bonnard, nel quale ha il ruolo di coprotagonista, accanto a Tito Schipa e Assia Noris.


1932-1933

   La fortunatissima stagione al Kursaal e al Reale apre al Teatro Umoristico le porta del Sannazzaro, un'elegante sala in via Chiaia dove si fa la prosa. La compagnia, che ora conta una ventina di attori, sotto la direzione artistica di Eduardo, debutta l'8 ottobre 1932. Il programma della stagione prevede più di venti novità. Di Eduardo, che firma col nuovo pseudonimo di Molise) sono annunciate: Chi è cchiù felice ‘e’ me! (scritta nel 1929 ma non ancora rappresentata), Ditegli sempre di sì, ‘O vico che nun sponta (forse mai realizzata) e Filosoficamente (della cui effettiva messa in scena non si sa nulla); oltre a due lavori scritti in collaborazione con Maria Scarpetta: Parlate al portiere e Cuoco della mala cucina. Le altre commedie sono di Peppino, di Titina e di altri autori dialettali, napoletani e non (Gino Rocca, Ernesto Murolo, Paola Riccora). Uno dei maggiori successi della stagione è la commedia di Paola Riccora Sarà stato Giovannino, che va in scena il 2 febbraio 1933, in cui Eduardo interpreta il ruolo del protagonista. Alle novità vere e proprie si aggiunge naturalmente il repertorio ordinario della compagnia, spesso riadattato per la nuova formazione. Così, Ditegli sempre di sì e Uomo e galantuomo, scritte come pochades per la compagnia di Vincenzo Scarpetta, vengono ridotte e ampiamente modificate, mentre a Natale in casa Cupiello, nata come sketch da avanspettacolo, viene aggiunto un atto (il primo della versione attuale). Di successo in successo, la stagione al Sannazzaro si protrae per quasi sette mesi, fino al 13 maggio 1933. 
   Rapidamente la fama dei De Filippo si diffonde negli ambienti intellettuali e artistici. Fra i loro estimatori c'è anche Luigi Pirandello, al quale, il 26 aprile, Eduardo dedica un omaggio semiserio presentando nel programma dello spettacolo, a cui è presente anche lo scrittore, il suo atto unico L’imbecille (tradotto in napoletano da Eduardo), la vecchia parodia pirandelliana Sei comici in cerca d'autore e Sik-Sik.
   Terminate le recite al Sannazzaro, il 25 agosto 1933 la compagnia debutta al Teatro del Casinò di San Remo con Chi è cchiù felice ‘e me! In quell’occasione, il critico Enrico Serretta dedica ai tre fratelli un lungo articolo sulla rivista "Comoedia" (n. 10, 15 ottobre-15 novembre 1933). In ottobre anche "Scenario", il più autorevole periodico teatrale italiano, pubblica su di loro un lusinghiero articolo a firma di Alberto Consiglio.

1933-1934

   La compagnia del Teatro Umoristico (ora ribattezzata "Teatro Umoristico I De Filippo") è ormai pronta ad affrontare le piazze più importanti. L'11 settembre debutta a Torino, al Politeama Chiarella. Dopo un inizio un po’ freddo il pubblico si fa conquistare. La stampa torinese dedica articoli lusinghieri ai tre fratelli e la famiglia reale li invita a tenere una recita a Villa Savoia. Uno dei maggiori successi della stagione torinese che, dopo il Chiarella prosegue all’Alfieri, non è però uno dei loro lavori, ma Sarà stato Giovannino di Paola Riccora, una delle commedie più strutturate del loro repertorio, affidata meno di altre all'estro comico degli interpreti.
   Il 6 ottobre i De Filippo debuttano a Roma, al Teatro Valle; un debutto atteso che corrisponderà solo in parte alle aspettative. L’accoglienza del pubblico è entusiastica; più tiepida quella della critica che, pur elogiando le doti comiche dei tre attori, esprime giudizi severi sulle loro commedie, definite da Silvio d'Amico "labilissimi intrighi" ("La Tribuna", 8 ottobre 1933). Solo per il lavoro di Paola Riccora Sarà stato Giovannino (andato in scena il 17 ottobre), la critica mostra un maggiore rispetto. Luigi Antonelli scrive che i De Filippo "questa volta hanno recitato una commedia sul serio e non uno dei soliti pretesti scenici affidati ai soliti motivi dialettali" ("Il Giornale d'Italia", 18 ottobre 1933). Da più parti cominciano quindi a piovere suggerimenti e consigli perché attori così interessanti non sperperino il loro talento, ma si confrontino con un repertorio più degno". E’ forse anche in seguito a questi attacchi che, pur continuando a proporre le commedie scritte da lui e dai fratelli, Eduardo si orienta verso i lavori di altri autori, mettendo in scena al Sannazzaro di Napoli, il 17 novembre Ventiquattr’ore di un uomo qualunque dello scrittore e giornalista napoletano Ernesto Grassi; e, il 15 dicembre, Il granatiere di Pomerania di Lucio D'Ambra, accademico d'Italia, letterato e scrittore fra i più popolari all’epoca, il quale, il 21 ottobre 1933, ha dedicato ai De Filippo una trasmissione della sua rubrica radiofoica "La vita letteraria e artistica". Nello stesso periodo Eduardo ottiene da Pirandello l’autorizzazione a tradurre e mettere in scena Liolà e Il piacere dell'onestà (ma solo il primo lavoro verrà effettivamente rappresentato). Inoltre la stampa annuncia anche altre commedie di autori letterati: L’allegra corte di Capodimonte di Lucio D'Ambra e La famiglia del fabbro (Valoria) di Bontempelli. Le altre novità della stagione sono Lorenzo e Lucia e Il ramoscello d'olvio di Peppino, Se tu non m’ami e Angelina mia di Paola Riccora, e due atti unici di Eduardo: Tre mesi dopo e Il dono di Natale. Il primo rimarrà inedito, il secondo, tratto dalla novella The Gift of the Magi di O. Henry, sarà pubblicato solo nella prima edizione (1959) della Cantata dei giorni pari.
   Il 15 marzo la compagnia del Teatro Umoristico debutta all'Odeon di Milano. L’accoglienza dei pubblico è molto calorosa e la critica milanese (Renato Simoni, Gino Rocca, Carlo Lari, Pio De Flaviis, ecc.) si rivela meno severa di quella romana nei suoi giudizi sul repertorio. Ma anche a Milano la commedia che riscuote il successo più convinto è un lavoro di Paola Riccora, Angelina mia, dramma patetico di due fratelli innamorati della stessa donna, già andata in scena a Napoli il 24 febbraio. Il 9 aprile la compagnia passa dall'Odeon all'Olimpia, debuttando con la nuova versione in tre atti di Natale in casa Cupiello.
   Sull'onda della fama raggiunta e forse anche in seguito alle polemiche riguardanti il loro repertorio, i De Filippo cominciano a essere tempestati di proposte da parte di agenti, autori, critici che segnalano testi propri o di loro protetti. Il mancato mantenimento degli impegni assunti con alcuni di questi autori porterà in qualche caso addirittura a conseguenze legali. Sarà il caso della commedia di Umberto Morucchio Asso di cuori, asso di denari, a proposito della quale il 20 settembre Eduardo scrive da Montecatini:


La vostra Commedia, pur con i suoi pregi, non rende per noi […]. E’ doloroso confermarvelo; non ne siamo soddisfatti, e non la rappresenteremo. Il nostro è un teatro speciale, che voi ormai conoscete bene; la nostra è una compagnia di complesso, ma che soprattutto si basa su tre interpreti singolari, i quali devono avere, in ogni lavoro, tutti e tre, una ragione specifica di presentarsi al pubblico, che manca nel vostro ed in quasi tutti i lavori, anche notevolissimi dei più pregiati Autori che han voluto cortesemente affidarci del repertorio di loro composizione.E’ naturale quindi che noi finiamo col preferire le nostre commedie, che agevolmente riescono a tener conto di tutte le nostre possibilità e necessità sceniche. E’ anche giusto che, in casa nostra, rischiando il nostro denaro e le nostre fatiche, facciamo un po' a modo nostro, e non lasciandoci influenzare dalle pretese interessate di chi con blandizie o viceversa vorrebbe imporci una linea diversa.


   Al termine di una lunga vertenza legale, Morucchio riuscirà a far rappresentare il proprio lavoro, che andrà in scena nel 1937 senza alcun successo.

1934-1935

   Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre i De Filippo sono a Bari, al Teatro Piccinni. Dal 15 novembre al 16 gennaio 1935 sono al Valle di Roma; poi a Firenze, a Venezia e in altre città e il 1° primo febbraio debuttano a Milano, all'Olimpia. Nel programma della stagione, oltre alla ripresa dei vecchi lavori, figurano solo due novità: La bottega dei santi, di Paola Riccora (l'autrice napoletana protagonista, assieme ai De Filippo, del successo della stagione passata), e Liolà di Pirandello. Entrambi gli allestimenti vengono preparati con grande cura e con una particolare attenzione ai valori registici e scenografici. Per La bottega dei santi viene fatta arrivare da Napoli anche una grande statua della Madonna, creata da un artigiano locale.
   L’11 marzo la compagnia debutta a Torino, al Teatro Alfieri, con grande successo. Il 24 marzo Guido Argeri, amministratore della compagnia, scrive all’avvocato Caro Capriolo, direttore della SIAE di Napoli e amico dei De Filippo:


Nei primi quattordici giorni, fino a ieri abbiamo avuto una media giornaliera lorda di 4700 lire. Dicono che sia un record non stabilito da nessuna compagnia. E tutto fa prevedere che la media sarà migliorata perché il successo è enorme e sempre crescente. I giornali poi fanno a gara per appoggiarci.



   Il 20 aprile i De Filippo sono di nuovo a Milano, al Teatro Odeon, dove è prevista la messa in scena di Liolà di Pirandello, nella traduzione napoletana di Peppino. Anche per questo allestimento la compagnia si impegna in un grande sforzo produttivo, affidando il compito di disegnare scene e costumi , a uno dei maggiori scenografi dell'epoca, Mario Pompei, che crea un'ambientazione non naturalistica, insolita per i De Filippo e supervisiona anche la regia. Pirandello stesso assiste alle ultime prove. Liolà va in scena il 21 maggio, con Peppino nel ruolo del titolo, Eduardo in quello di Don Emilio (il Simone pirandelliano) e Titina nella parte di Mario (Tuzza). Il successo, sia di critica che di pubblico, è buono. Il    29 maggio Argeri scrive ancora all'avvocato Capriolo: 

"Liolà è stato un trionfo artistico e finanziario. Ora Peppino è contento di essersi cimentato, e riuscito così brillantemente. Eduardo ed io siamo soddisfatti di esserci battuti per arrivare a simile decisione".

   La scelta di Eduardo, non condivisa da Peppino, di diversificare il repertorio, aprendolo ad autori non dialettali come Pirandello, Bontempelli e altri, nasce senz’altro da un innato interesse sperimentale, ma forse anche dal bisogno di proteggere la compagnia da quegli attacchi nei confronti delle formazioni dialettali che da qualche tempo si stanno facendo sempre più aggressivi. E’ grazie alla messa in scena di un lavoro di Pirandello che ai De Filippo è concesso di recitare - sia pure per un breve ciclo di spettacoli e a stagione ormai conclusa (dal 5 al 12 giugno) - in quel tempio della prosa che è il Teatro Argentina di Roma.
   Durante l’estate Bontempelli scrive a Eduardo, ricordandogli la promessa di mettere in scena il suo lavoro Valoria, più volte annunciato:


"Caro Eduardo, bisognerebbe proprio che tu ti risolvessi a fare la riduzione di Valoria e la recitassi quest'anno. Questo è ormai necessario per molte strane ragioni che ti spiegherò col tempo" (Forte dei Marmi, 19 agosto 1935).

   E’ probabile che le "strane" ragioni a cui si riferisce Bontempelli abbiano a che fare con quel progressivo allontanamento dal fascismo che renderà lo scrittore, di lì a qualche mese, apertamente inviso al regime, e porterà a sanzioni come il ritiro della tessera del PNF, il confino e la sospensione per un anno da qualunque attività professionale. Non si può dire quanto la nuova posizione politica di Bontempelli influisca sulla decisione di Eduardo di non rappresentare la commedia (per altro inviata per ragioni non sospette già molte volte). L’ultimo riferimento risale all'estate del 1936, quando lo stesso Eduardo, dalle pagine della rivista "Il Dramma" (15 agosto), annuncia ancora una volta la messa in scena del lavoro e saluta con parole particolarmente affettuose lo scrittore e l’amico: 


"Massimo Bontempelli ha lavorato per noi, e con quanta gioia metterò in scena il suo lavoro [...] La famiglia del fabbro, che mia sorella Titina ridurrà per il nostro teatro. Caro Massimo, quanto ti voglio bene: grazie!".

   Nel febbraio del 1935 esce nelle sale Il Cappello a tre punte di Mario Camerini, con Eduardo e Peppino protagonisti, assieme a Leda Gloria. Il film, tratto da un romanzo di Pedro de Alarcòn, non piace a Mussolini per le sue istanze populiste e subisce pesanti tagli dalla censura.

1935-1936

   Alla fine di agosto la compagnia è a San Remo, al Teatro del Casinò, e a settembre al Kursaal di Montecatini. Il 4 ottobre debutta al Politeama Giacosa di Napoli, con Lo speranza ha trovato un alloggio, un lavoro che gli autori (Eduardo e Gino Capriolo) hanno dovuto modificare per farlo passare al vaglio della censura. Il 12 novembre i De Filippo sono al Piccinni di Bari con un'altra novità, Ma c'è papà, tre atti di Peppino e Titina. Il 22 debuttano al Quirino di Roma e il 25 dicembre al Valle, dove rimangono fino al 19 gennaio 1936.
   Nonostante il successo, nuove critiche, vengono mosse al repertorio:



Il problema dei De Filippo è sempre stato quello del repertorio. Salvo qualche lavoretto della Riccora, essi evidentemente non ne hanno. […] Eppure la magnifica interpretazione di Liolà ci dice cosa renderebbero questi magnifici attori al paragone di una vera opera d'arte. […] Ormai i De Filippo possono fare qualunque cosa: saranno sempre festeggiatissimi. Ma appunto per questo incombe loro il dovere di scegliere e di sorvegliarsi. Ora più che mai. (Enrico Rocca, "Il Lavoro Fascista", 28 novembre 1935)

   All’inizio di gennaio viene completata la stesura della commedia L’abito nuovo, dialoghi di Eduardo su scenario di Luigi Pirandello. Sempre di Pirandello la compagnia mette in scena, al Fiorentini di Napoli, l'11 febbraio, l'atto unico Ll’uva rosa (versione napoletana di Lumie di Sicilia) e, il 14, Il berretto a sonagli. La traduzione di quest'ultima commedia è di Eduardo, ma "è più semplificazione di linguaggio che stretto vernacolo napoletano", precisa Severio Procida sul "Roma" (15 febbraio), forse per tranquillizzare le autorità sui possibili inquinamenti dialettali dell’opera. Per Eduardo, interprete del personaggio di Ciampa, è un grande successo. A pochi giorni dal debutto l’autore gli scrive:

Caro Edoardo, ritorno adesso da Milano e trovo la lettera del vostro Argeri e i giornali coi resoconti del vostro trionfo. Non m'aspettavo meno da Voi. Ciampa era un personaggio che attendeva da vent'anni il suo vero interprete. (Lettera da Roma, 19 febbraio 1936, in Luigi Pirandello, Carteggi inediti, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, "Quaderni dell’Istituto di Studi Pirandelliani", n. 2, Bulzoni, Roma 1980, p. 366)

   Il 26 febbraio la compagnia è al Verdi di Firenze, e il 6 marzo debutta all’Odeon di Milano, dove, il 25, Il berretto a sonagli è accolta da "applausi clamorosi" (Renato Simoni, "Corriere della Sera", 26 marzo 1936). Il successo di questa messa in scena, realizzata senza pretese registiche, ma basata soprattutto sulla qualità eccellente degli interpreti, sarà dovunque calorosissimo, e la commedia resterà a lungo in repertorio. Terminate le recite all’Odeon il 13 aprile, la compagnia passa all’Olimpia e dal primo al 17 maggio è al Carignano di Torino. L’ultima tappa della stagione è Roma, dove i De Filippo recitano dal 23 maggio al 30 giugno.
   In questo periodo cominciano a circolare voci di una separazione dei due fratelli: "Edoardo pensa ad una Compagnia basata esclusivamente sul repertorio d’arte, mentre Peppino e Titina continuerebbero assieme per conto loro, a capo di una formazione decisamente comica, a vasto repertorio" ("Il Dramma", 1° giugno 1936). La notizia è smentita dallo stesso anonimo cronista e dall’"Illustrazione Italiana" del 9 agosto 1936, ma i contrasti fra i due fratelli devono essere reali, a giudicare dal tono piuttosto polemico di una bozza di contratto, preparata evidentemente da Eduardo, che definisce in modo preciso le mansioni sue e di Peppino nella gestione della compagnia.
   Premesso che nel 1932 Eduardo De Filippo, mosso da nobilissimi fini artistici, si rese coraggiosamente iniziatore della "Compagnia del Teatro Umoristico".
Che, superando ostacoli, vincendo riluttanze, affrontando sacrifici, affinando con continuo studio e tormento artistico i mezzi di espressione sua e dei suoi attori, Eduardo De Filippo riuscì colla Compagnia da lui creata ed in breve volgere di anni a risollevare la scena dialettale napoletana dalla decadenza in cui era caduta [...].
   Che sin dal principio si associò nella coraggiosa iniziativa il fratello Peppino De Filippo che gli è stato collaboratore attivo, intelligente e devoto ed è stato insieme con lui artefice del conquistato successo.


Che avendo la Compagnia raggiunta la sua piena maturità e conquistato sulla scena nazionale il grado e il rango delle maggiori, i fratelli Eduardo De Filippo e Peppino De Filippo, nel più perfetto e buon accordo, hanno deciso di regolarizzare per iscritto la costituzione della impresa risultante dalla loro associazione, precisando per iscritto i rapporti reciproci e le mansioni di ciascuno. (Bozza di contratto non firmata, s.d., ma relativa alla stagione 1936-37)
   Il contratto assegna a Eduardo "la rappresentanza e la firma della impresa, la direzione ed il capocomicato della Compagnia", mentre "la parte amministrativa contabile sarà sotto la sorveglianza e direzione di Peppino De Filippo". La regia degli spettacoli viene affidata, alternativamente a entrambi i fratelli, "ma i loro nomi come registi figureranno insieme in tutti gli affissi e stampati della Compagnia". L’attribuzione delle mansioni di regia per ogni singolo lavoro sarà comunque decisa dal direttore e capocomico.
   Ad agosto Eduardo viene scritturato dalla "Compagnia dei Grandi Spettacoli" per la parte di Verri in una messa in scena di Questa sera si recita a soggetto di Pirandello, con la regia di Guido Salvini. Lo spettacolo va in scena il 4 settembre, al Theater in der Josephstadt di Vienna, nell’ambito di un congresso internazionale di teatro. Anche Peppino vi prende parte in un ruolo minore (uno degli avventori del cabaret).


Indice Biografia:

Qui -> Eduardo De Filippo, biografia - dal 1900 al 1912




Fonte:  EDUARDO


L'arte della Commedia

Curatore Bruno Esposito

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