sabato 12 agosto 2017

Eduardo De Filippo, biografia - dal 1927 al 1930

L'arte della Commedia







1927-1928


   La decisione di scritturarsi con una compagnia in lingua - secondo Eduardo - non è tanto dovuta al desiderio di emanciparsi dal repertorio dialettale, quanto alla necessità di "pagare i debiti assai numerosi che avevo in quel periodo (1927)" (Al [1972], p. 1). L’ingaggio sarebbe stato proposto da Sebastiano Bufi, impresario dalla compagnia, su segnalazione del critico Renato Simoni, che lo aveva visto lavorare e lo riteneva "un elemento da tenere d'occhio" (ibidem). "Bufi mi diede diecimila lire di anticipo, e mi rifece tutto il vestiario di teatro" (ibidem). La compagnia è molto numerosa, con parecchi attori di primo piano; e gli allestimenti sono affidati a uno dei maggiori scenografi del tempo, Mario Pompei. Il contributo di Eduardo alla nuova formazione non deve essere stato molto significativo: non è segnalato in nessuna cronaca; tanto che viene da chiedersi se abbia mai debuttato. In una lettera a Peppino, a più di un mese dall’inizio della tournée, parla di debutto fallito, di debutto rinviato (PDF 1976, pp. 242 sg.). Nella città del Nord dove la compagnia si esibisce è quasi del tutto sconosciuto e inoltre il repertorio non è dei più adatti alle sue doti di giovane "brillante". Vi compaiono infatti parecchi drammi storici e melodrammi a tinte forti, come I pescicani di Dario Niccodemi, I fiordalisi d'oro e Madame Roland di Giovacchino Forzano (dramma storico-sentimentale ambientato al tempo dalla Rivoluzione francese), Gli astri di Bataille, oltre a un paio di commedie e ad alcune novità di autori del tutto sconosciuti, accolte piuttosto male dal pubblico. "Dopo qualche mese, a Verona" ricorda Eduardo, 


"la compagnia dovette sciogliersi perché non aveva incassato abbastanza per potersi sostenere […] Così scrissi a Vincenzo Scarpetta e raggiunsi la compagnia a Barletta" (Al [1972], p. 1). Rientrato nella formazione del fratello, nella quale Peppino lo ha in parte sostituito come "secondo brillante", comincia ad affrontare ruoli di "mezzo carattere".

   Durante il periodo estivo, propone all'impresario del Teatro Nuovo, Eugenio Aulicino, di mettere in scena la rivista di Michele Galdieri Quell'agnellino di Nerone, un lavoro ricco di spunti satirici che si distacca dai canoni della rivista sfarzosa e spettacolare in voga all’epoca. Aulicino rifiuta, pronosticando allo spettacolo un sicuro insuccesso. Eduardo decide allora di mettere su in proprio la rivista, creando una piccola compagnia, la Galdieri-De Filippo, di cui è prim'attore e direttore artistico. Per scaramanzia, reintitola il lavoro La rivisita che non piacerà. Lo spettacolo debutta il 23 luglio 1927, al Teatro Fiorentini di Napoli, dopo una settimana di prove. Vi partecipano, oltre i migliori i elementi della compagnia Scarpetta, anche il macchiettista e cantante Gennaro Pasquariello con un repertorio di canzoni antiche, e un'orchestra di venti elementi. Le repliche al Fiorentini proseguono fino alla metà di agosto, poi la compagnia compie una piccola tournée in provincia. La risposta del pubblico è molto buona, ma i costi di gestione sono superiori agli incassi e quindi le repliche devono essere interrotte.

   Il 3 settembre, Eduardo debutta con la compagnia Scarpetta al Teatro Fiorentini. La prima novità è una commedia in tre atti di Giovanni Cerlone, L’uomo che smarrì se stesso, ispirata alla vicenda dello smemorato di Collegno, un caso su cui da mesi tutta l'Italia si interroga. Eduardo vi interpreta una macchietta di professore, "tipo perfetto e riuscitissimo" che"ricorda i famosi e indimenticabili trucchi del grande Ferravilla" ("Il Piccolo", 12 dicembre 1927). Le altre novità della stagione sono 'O portafoglio di Kokasse e Scarpetta, nella quale Eduardo fa la parte di un nevrastenico, che riscuote un enorme successo; La direttissima Roma-Napoli, sempre di Kokasse ("un minestrone senza sale", secondo "La Tribuna", del 24 gennaio 1928), dove recita, nei panni del capocomico Armando Falconi, la parodia Guendalina, o il calvario di una madre; Salve maestro, riduzione di Vincenzo Scarpetta di una commedia in lingua; L’erede del Bal Tabarin e Capelli alla garconne, di Carlo Mauro; e infine Colui che salvò Nerone, riduzione di Enrico Lubrano di una pochade francese. Tra le novità della stagione, il 7 aprile, viene presentata la commedia di Eduardo Ditegli sempre di sì, in una versione in tre atti con Felice Sciosciammocca protagonista.

1928-1929

   Anche quest'anno Eduardo recita con Vincenzo Scarpetta, il quale, dopo il successo decretato dal pubblico alla rivista, decide di orientarsi anche lui verso quel genere di spettacolo. Iniziata la stagione col solito repertorio pochadistico al Bellini di Napoli e al Manzoni di Roma, il 16 maggio mette in scena a Napoli, al Teatro Nuovo, lo spettacolo Broadway… che passione! di Mario Mangini, parodia in tre atti e cinque quadri della rivista ZaBum Broadway di Abbott e Dunning, andata in scena al Valle con enorme successo alcuni mesi prima. Nello spettacolo, che ha come protagonista il solito Felice Sciosciammocca, Eduardo fa la parte di un gangster coinvolto nel contrabbando di alcolici.
Nell'estate del 1929 crea con i fratelli una piccola compagnia di spettacoli comici. A luglio è al Fiorentini di Napoli con Prova generale "tre modi di far ridere (la risata semplice, maliziosa, grottesca) sperimentati da R. Maffei, G. Renzi, H. Betti [i tre De Filippo]" con prologo ed epilogo di Michele Galdieri. Inoltre si esibisce come cantante al Festival di Piedigrotta, per la casa discografica Feola. Canta Indisponentemente, Il tango della miseria, Compatite.
Eduardo presentava le "audizioni" (cioè gli spettacoli nel corso dei quali i cantanti proponevano le nuove canzoni dell'anno) [...]. Il pubblico, con applausi e richieste di bis decretava il successo delle canzoni. Per capirne l'importanza basti dire che gli autori ingaggiati dalla Casa Musicale Feola o da La Canzonetta, erano nomi quali Bovio, Murolo, Tagliaferri [...]. (DIS, II, p. 126)

   Il 10 dicembre 1928 Eduardo sposa Dorothy Pennington, una ragazza di ventitré anni di Filadelfia, che ha conosciuto un anno prima. Le nozze, avversate dalla famiglia della sposa, vengono celebrate nella chiesa evangelica di via Nazionale (Dorothy è di religione protestante), in forma semplicissima e senza i genitori degli sposi. "Eduardo racconterà a Isabella (sua terza moglie), tanti anni più tardi, che Dorothy era una donna intelligente, di ottima famiglia. Ma che dopo i primi ardori rimase estranea alla vita del teatro" (MG 1993, p. 64).


1929-1930

   Anche per questa stagione è scritturato con la compagnia di Vincenzo, che propone, oltre ai soliti lavori scarpettiani, commedie musicali e riviste, come la "fantasia biblica" Eva di Kokasse, in cui Eduardo interpreta il ruolo di Sem; Messalina, anch'essa di Kokasse; Amore e cinema e Il processo di Maria d’'e cane di Carlo Mauro (parodia di un dramma giudiziario americano di successo, Il Processo di Mary Dugan di Bayard Veiller, messo in scena qualche mese prima dalla compagnia ZaBum). li 22 ottobre 1929 dà una serata d'onore al Bellini di Napoli, presentando, oltre al "cavallo di battaglia" L’amico 'e papà, anche canzoni e macchiette. Dal 6 novembre 1929 al 18 aprile 1930 recita al Manzoni di Roma e intanto si preoccupa di organizzare, per sé e per i fratelli, l'attività estiva; ma probabilmente accarezza già il sogno di lavorare con una propria formazione anche durante la stagione regolare. Il 1929-30 è infatti l'ultimo anno che trascorrerà in compagnia Scarpetta. Dei suoi programmi scrive a Titina da Roma il 7 aprile 1930:

Sono entrato in trattative con la Sala Umberto e per mezzo di Volfango, impresario di su detto teatro, ho conosciuto l'impresario di Montecatini che mi darà il teatro per tutto il mese d’agosto […] Del resto fra quaranta giorni sarò libero e potrò trattare dei contrattini di varietà anche per te come ti parlai e giungere così fino al giorno del debutto. Scrissi a Pietruccio [Pietro Carloni, marito di Titina] proponendogli di formare una compagnia ridotta, ma non mi rispose […] Non preoccuparti perché tutto andrà bene e ricordati che abbiamo sempre un contratto pagato all'Appio.

   A questo progetto si riferisce forse il programma di una non meglio identificata ""De Filippo" / Comica Compagnia Napoletana d'Arte Moderna Diretta da Eduardo De Filippo / Prosa – Musica Sketch" (FDF). Gli autori proposti sono: Michele e Rocco Galdieri, Enzo Turco, Enrico Lubrano, "Bertucci" (pseudonimo di Peppino) e "C. Onsul" (pseudonimo di Eduardo). Tra i lavori di quest'ultimo figurano: Chi è cchiù felice ‘e me?!, Dicitele sempre ca sì!, Volete un figlio?!, Filosoficamente ("comicità tipica napoletana"), Requie a l’anema soja, ("un atto purtroppo comico"), La solita stoccata, Farmacia di turno, Ho fatto il guaio? Riparerò! (firmata senza pseudonimo) e, scritta in collaborazione con Rovito, Povera Lucia! (una parodia della Lucia di Lammermoor). Nella sua risposta al fratello, Titina cerca di dissuaderlo dal mettere in scena, per il momento, i loro lavori affrontando spese ingenti di allestimento a stagione ormai conclusa, e gli propone invece una piccola rivista al Nuovo (rimasto nel frattempo senza la sua prestigiosa vedette, Totò), per la quale ha già l'assenso dell'impresario di quel teatro, Eugenio Aulicino. Il progetto viene varato e la compagnia "Ribalta Gaia" (questo il nome della nuova formazione, che accoglie, oltre ai tre De Filippo, artisti della Molinari e un piccolo corpo di ballo) debutta il 26 maggio 1930 al Teatro Nuovo con la rivista Pulcinella principe in sogno. Ne è autore Mario Mangini, ma anche Eduardo vi collabora scrivendo, con lo pseudonimo di Tricot, alcuni sketch, tra i quali Il prestigiatore, poi reintitolato Sik-Sik, l’artefice magico, che si rivelerà uno dei suoi maggiori successi. Tra i vari quadri della rivista figura anche una parodia dei Sei personaggi in cerca d'autore, di Pirandello.

   La compagnia resta al Nuovo fino al 19 giugno, per poi passare al Teatro Olympia al Vomero, alla Sala Umberto di Roma, al Teatro Nazionale di Palermo e infine al Teatro Palazzo di Montecatini, proponendo le proprie scene comiche di spettacoli di varietà. Oltre a un buon successo di pubblico (non unanime dovunque) i tre fratelli cominciano a raccogliere consensi di critica molto lusinghieri, come quello di Marcello Galliani ("L’Impero d'Italia", 28 agosto 1930), il quale, paragonandoli alle esperienze internazionali più importanti (come le Maschere Russe, il cabaret tedesco, il music-hall, il jazz), si riferisce a loro, non come a tre artisti distinti, ma come a un’unica entità. Da questo momento il loro successo sarà un successo "di blocco".

Indice Biografia:

Qui -> Eduardo De Filippo, biografia - dal 1900 al 1912


Fonte....EDUARDO



L'arte della Commedia

Curatore Bruno Esposito

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