venerdì 11 agosto 2017

Eduardo De Filippo, biografia - dal 1913 al 1921

L'arte della Commedia



1913-1916



   Comincia per Eduardo l'impegno teatrale a tempo pieno. Nel 1913 sostiene la parte di un "guardio" nella "rivista di attualità" Babilonia, di Rocco Galdieri, "una brillante esposizione degli avvenimenti del 1912". Il 24 marzo 1915, al Manzoni di Roma, interpreta il personaggio di un caffettiere in un'altra rivista di Eduardo Scarpetta e Teodoro Rovito, Tre epoche ("Napoli antica", "Napoli di oggi" e "Napoli dell'avvenire"), le cui scenografie spettacolari vengono molto apprezzate dal pubblico.

   Il 24 maggio 1915, giorno del quindicesimo compleanno di Eduardo, l'Italia entra in guerra. I suoi ricordi dell’epoca non riguardano però gli avvenimenti bellici, ma la presa di contatto con la vita culturale della sua città e con una realtà sociale (del tutto estranea al disimpegnato repertorio scarpettiano) che non mancherà di influenzare in seguito la sua opera.


A quattordici, quindici anni avevo un amico, nipote di un avvocato napoletano di nome Triola, abitante a Portalba; fu lui a portarmi in tribunale per la prima volta. Tre ragazzi napoletani, smunti, magri, laceri, sudati, sporchi, incatenati tutti e tre insieme con catene e bracciali non so se di acciaio o di ferro, dovevano essere giudicati per dei furtarelli... il primo ladruncolo fu giudicato e condannato, ma non poté rassegnarsi ad aspettare che fossero giudicati anche gli altri due che erano incatenati con lui. A un certo punto, si alzò e disse: "Io me ne voglio andare. Mi avete condannato, fatemi portare via. Basta! Qua non ci voglio restare".
Non gli dettero ascolto, anzi l'obbligarono a sedersi. Improvvisamente nel giovane esplosero violente la rabbia, la ribellione; per sfogarle, si batté le catene e i bracciali sulla fronte, così forte che schizzi di sangue macchiarono le pareti e il suo viso divenne una maschera di sangue. Nemmeno allora venne portato via.

   Oltre, lavorare durante l'anno come scritturato con Vincenzo Scarpetta, nel periodo estivo, quando la compagnia è a riposo, Eduardo recita con Enrico Altieri, considerato all'epoca il maggior attore drammatico napoletano.
   Si recitavano drammi popolari e di cronaca, nella tradizione di Federico Stella e... Malafercola, Montevergine, 'O fatto 'e Rosa, Ciccio Cappuccio, Tore ‘e Crescienzo. Ogni venerdì, poi, c’era uno spettacolo comico, una commedia di Scarpetta o altro: ‘A jurnata 'e paura, Corna d'oro. Nei drammi Eduardo faceva parti piccolissime, mentre nelle commedie aveva ruoli comici buoni.
   Il lavoro è durissimo: si prova alle dieci del mattino, fino alle dodici, poi si mangia e all'una iniziano le recite, tre spettacoli completi al giorno. Lo stesso Altieri cura la regia degli spettacoli, che hanno luogo al Teatro Orfeo, al San ferdinando e al Trianon.
   Con la compagnia di Altieri, che si esibisce nei teatri più popolari di Napoli, Eduardo ottiene la sua prima parte importante nella commedia con musiche La pupa movibile (riduzione di Eduardo Scarpetta di La poupée di Ordonneau). Invece il 5 luglio 1916, al Teatro Orfeo, prende parte, nel ruolo di Ciccillo, alla commedia in tre atti di Eduardo Scarpetta Tetillo 'nzurato.
    Occasionalmente recita anche a Napoli, a Roma e a Sorrento con le compagnie dei "seratanti", artisti ai quali gli impresari vendevano all'asta la biglietteria nei giorni di minore affluenza di pubblico, facendo pagare loro solo le spese. Chi si aggiudicava l'asta provvedeva direttamente alla vendita dei biglietti con metodi spesso fantasiosi come pagamenti rateizzati, o offerte di generi alimentari. Recitando con formazioni diverse, in diversi teatri, entra in contatto con i pubblici più disparati: quelli borghesi e aristocratici del Mercadante, del Sannaro, oppure del Quirino e del Manzoni, dove si esibisce la compagnia Scarpetta; ma anche quelli popolari dell'Orfeo e del San Ferdinando. Per integrare la paga, non ricca, delle sue scritture, si adatta a ogni genere di lavoro teatrale.


Ho cominciato a servire gli attori portando i caffè nei camerini. Poi sono passato a fare l'attrezzistica. Poi ho fatto il suggeritore. Poi sono stato amministratore di compagnie, sono stato generico, ho fatto le ultime parti e i teatri di terz'ordine, perché i teatri di terz'ordine sono la pedana di lancio, la pedana sulla quale l'attore si batte con l'altro attore. 

   Negli anni dell'adolescenza, quegli anni che in un suo scritto definisce "testardi", comincia anche a prendere contatto con i giornalisti, i poeti, gli scrittori di teatro della sua città: Eduardo Nicolardi, Ernesto Murolo, Rocca Galdieri; e anche con quegli artisti che fino ad allora, per adesione alle idee del padre, aveva dovuto considerare come "nemici".


Il primo fra tutti che gettò uno sguardo di comprensione e simpatia sui miei quindici anni appena compiuti, fu Libero Bovio: mi volle subito bene, e io a lui. La sua amicizia mi fu di grande incoraggiamento durante le mie esperienze. Avvicinai poi Roberto Bracco, Ferdinando Russo, Capurro, Viviani, Chiurazzi, Castagliola E.A. Mario, Michele Galdieri e fui amico fraterno di Lorenzo Giusso. Purtroppo l'unico nome che non mi è dato d'inserire tra gli scrittori che conobbi personalmente è quello di Salvatore Di Giacomo. Si trattava di una scelta: o mio padre o Di Giacomo. L'amministrazione e il rispetto che mi legavano a mio padre mi facevano mettere da parte Di Giacomo, mentre il fascino che esercitava su di me la poesia del Di Giacomo mi spingeva verso una via traversa… 

   L’aspirazione a conciliare quegli opposti che nella Napoli del tempo erano
rappresentati dal teatro commerciale di Scarpetta (comico e disimpegnato), e dal Teatro "d'Arte" di Di Giacomo (drammatico e realistico) si ritrova in uno scritto del 1970.


A quell'epoca v'erano due tendenze, quella di Eduardo Scarpetta, i cui testi erano quasi tutti riduzioni dal francese e privi di profondità, ma rielaborati con gusto dello spettacolo, un'abilità del taglio delle scene, un senso del ritmo davvero eccezionali; l'altra tendenza era quella degli attori del Teatro d'Arte, che si basava soprattutto sul testo letterario, denso di contenuto sociale, ma privo di quella teatralità necessaria a creare da un testo lo spettacolo. Amavo entrambi i filoni, pur vedendone le lacune, e mia somma aspirazione era quella di poter realizzare un teatro di contenuto che fosse anche spettacolo.


1917-1921



   Nel 1917 Eduardo, Titina e Peppino si trovano a recitare insieme in compagnia Scarpetta. Il 27 maggio sono al Trianon di Napoli, impegnati nella parodia musicale di Scarpetta padre ‘A fortuna 'e Feliciello, per la quale Vincenzo ha scritto le musiche. Ben presto Eduardo diventa così quotato in compagnia da aver diritto alle serate d'onore: recite a beneficio di un attore, nelle quali il festeggiato si esibiva in qualche "cavallo di battaglia" del suo repertorio, veniva omaggiato con fiori e regali da parte del pubblico. Una delle sue prime serate risale al 22 marzo 1919, quando recita nella commedia di Eduardo Scarpetta Nu pasticcio, al Teatro Manzoni di Roma. Nella stagione 1918-19 prende parte, sempre al Manzoni, allo spettacolo La donna è nobile, un collage di brani d'opera famosi, che si rivela presto come uno dei maggiori successi del repertorio di Scarpetta figlio. Il "Corriere di Napoli" (30 giugno 1919) segnala Eduardo come "giovanissimo artista di sicuro avvenire".
   In compagnia abitualmente interpreta parti comiche, ricche di verve: copre cioè quel ruolo che, nel gergo del teatro dell'epoca viene definito di "secondo brillante". occasionalmente comincia anche a sostituire il capocomico nella direzione degli attori: "Quando ere ragazzo, il capocomico della compagnia si risparmiava di andare a teatro per le prove del mattino, e mandava me".

   Nel 1920 Eduardo, che era già stato reclutato nel 1918 per qualche mese, prima dell'armistizio, viene richiamato sotto le armi e destinato alla caserma del II Bersaglieri a Trastevere. La sua fama d'attore ha raggiunto anche gli ambienti militari.


Ero appena arrivato al reggimento, che il Tenente colonello Messe, divenuto poi Maresciallo d'Italia, mi mandò a chiamare e mi incaricò di organizzare delle recite in caserma. Mi misi all'opera con entusiasmo. Scelsi tra i bersaglieri dei Secondo Reggimento gli elementi che rivelavano attitudini alla recitazione. Ottenni risultati così apprezzabili che ogni sabato alle ore diciassette i soldati rinunziavano alla libera uscita per assistere alla recita che si svolgeva su di un palcoscenico volante eretto nel cortile della caserma. Talvolta il Generale comandante della Divisione veniva a prendere posto tra gli spettatori. Ma il suo, veramente, era uno strano modo di prendere posto. Arrivava infatti a cavallo e restava in sala per tutta la durata della recita. Lo vedevo dalla scena e mi sembrava un monumento.

   Grazie al suo impegno artistico in caserma ottiene dai superiori un trattamento di favore "un piccolo ripostiglio che trasformai in una accogliente camera da letto" (ivi, p. 325) dove può ritirarsi a scrivere sketch, atti unici per la compagnia di bersaglieri-attori, e il permesso di recarsi la sera a recitare con la compagnia Scarpetta.
   E’ di questo periodo l'atto unico Farmacia di turno (all'epoca intitolato Don Saverio ‘o farmacista), che è considerato il suo primo lavoro teatrale: "ma quante scene avevo scritto senza poterle firmare".
  Il 19 febbraio 1921, al Manzoni di Roma,, interpreta la parte di Tetillo nell’"operetta comico-fantastica" La collana d'oro, adattamento di Eduardo Scarpetta della vecchia fèerie I cinque talismani.


C'era la strega, che veniva uccisa e sepolta in scena dai diavoli che poi brindavano alla sua morte con bicchieri sprizzanti fiamme e faville; c'erano le fate, i farfarielli, i folletti e straordinari trucchi scenici come lo straripamento d'un fiume, la pioggia di fuoco, il mobilio d'una casa che scappava via per la porta mentre i quadri roteavano sulle pareti e le sedie ballavano a tempo di musica... In abiti settecenteschi io interpretavo la parte del figlio unico e viziato d’un ricco nobiluomo.


Indice Biografia:

Qui -> Eduardo De Filippo, biografia - dal 1900 al 1912

L'arte della Commedia

Curatore Bruno Esposito

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