martedì 8 agosto 2017

Eduardo - Colloquio con Pirandello - Un quasi inedito.

L'arte della Commedia


Colloquio  con Pirandello
Alle prove dell'Abito nuovo
Sipario di aprile 1937


Emozionato ed emozionante scritto di Eduardo apparso su "Sipario"  di aprile del 1937 e realizzato poco dopo la morte  di Luigi Pirandello (10 dicembre 1936). Con questo racconto che nasce emotivamente dal cuore, Eduardo vuole esprime tutta l'amicizia e l'ammirazione per questo grande autore - amico e maestro - con il quale ha collaborato in uno dei periodi più importanti della sua carriera artistica. Per  Eduardo, l'incontro con Pirandello, segna una svolta artistica molto importante  e decisiva. 



   Non ricordo quale scrittore si sia interessato ed abbia descritto la desolazione che desta un palcoscenico, dopo la rappresentazione o dopo una prova, quando gli attori uno alla volta. o a spiccioli gruppi, lo abbandonano nella solitudine. Si, mi pare di aver letto qualche cosa di simile. Ad ogni modo non è necessario che questo io l'abbia letto; l'interessante  e che, affacciandosi questa immagine alla mia fantasia, mi convinco  che, in tutti noi, esiste il <<pensare involontario incontrollabile>>, che forma delle ombre vaganti nella nostra mente, alle quali non daremo mai vita e consistenza, per tema di dire delle cose vecchie.
   Eccomi al centro della ribalta, seduto accanto al tavolino del suggeritore. Sono le 14,45. Dieci minuti fa è terminata la prova de L'abito nuovo: sono stanco; la scena finale di Crispucci mi tiene ancora lì inchiodato, tremante; non riesco a staccarmi dal personaggio...
   L’ultimo generico si avvia verso l'uscita.
La piccola porta dcl palcoscenico si richiude sorda alle sue spalle.

   Mucchi di scene. vecchi cassoni. spezzati, fianchi addossati l'uno all’altro: carta e tela, colla e vernice; incessante tormento di cervelli che si spremono per dare alla finzione l'illusione della realtà. Carta e tela. colla e vernice! Con quale stoicismo quell’ammasso di cantinelle, in fondo al palcoscenico,  attende la mano del boia: il macchinista, che a furia di piallare inchiodare segare, alla fine, di ognuna, dirà al sottoapparatore: <<Metti via questo spezzone!>>
   Una cantinella è caduta: ha lasciato un vuoto tra le altre che si agitano come se dietro di loro qualche cosa le spingesse per farsi largo e uscirne. Ma si muovono sul serio? Mi avvicino per assicurarmi, ed osservo, infatti, che le liste di legno resistono allo sforzo. Adesso sono io stesso che, proprio in quel punto, faccio spazio.

   -Ma, è Lei, Maestro?
   Infatti tra il vuoto buio delle cantinelle, riconosco i suoi occhi che mi fissano.
   -Maestro, La prego, non mi guardi così! Piuttosto mi tiri uno schiaffo, ma mi comprenda. Su tutti i giornali non si e parlato di altro, da tre mesi... L'ultima volta che ci vedemmo, fu al Quirino di Roma, per leggere alla compagnia L’abito nuovo; anzi ricordo che Lei fu contentissimo di risentire il lavoro e disse di averne ricevuto una forte impressione. Prendemmo appuntamento per il lunedi, per cominciare insieme le prove: ma suo figlio Stefano mi telefonò, pregandomi di rinviare per una Sua lieve indisposizione. Il giorno 10 seguente la Radio annunziava la Sua morte. Suo figlio Stefano ha pianto fra le mie braccia. e creda pure, solamente ora ho avuto la forza di riprendere il « copione »» e di rimettere in prova la commedia. Glielo confesso, sì, l’ho creduto anch’io, anche perché Lei non mi ha più scritto... Il suo disinteresse me lo ha fatto credere: ora La vedo qui. e non posso negare il mio stupore; anzi, Maestro, La prego. segga con me, accanto al tavolino, mi onori ancora della sua benevolenza, e mi permetta di ricostruire i nostri rapporti passati... Mi aiuti Lei a staccare la realtà
dalla finzione


*
   <<Nel 1921. una sera di non ricordo quale mese, sul manifesto del Teatro Mercadante era annunziato Sei personaggi in cerca di autore. Tempi di magra per me:  avevo poche lire in tasca e una gran voglia di assistere allo spettacolo. Ero in compagnia di Michele Galdieri. mio carissimo
amico; avevamo la stessa età: lo stesso desiderio di sentire il lavoro: le stesse poche lire in tasca. Il teatro era gremita: c'informammo al botteghino. non c'era che un palco lateralissimo di quarta fila, riunimmo i capitali e riuscimmo a stento ad acquistarlo. Quello del botteghino disse: «- Il programma costa una lira!» Michele Galdieri rispose: «« Grazie, non occorre!» Serata indimenticabile! Ricordo ancora lo sgomento, la profonda emozione che provai assistendo a quella recita. Alla fine dello spettacolo attraversammo i corridoi del teatro muti tra la folla che «discuteva Pirandello».
 Sei personaggi mi avevano letteralmente scombussolato; mi pareva quasi impossibile continuare a far ridere la gente coi quadri delle riviste, quando, in altra sede, l’arte drammatica raggiungeva quella potenza e quella originalità di idee e di espressione.
Posso ancora oggi sentire la malinconia che mi lasciò nel cuore la certezza di non poterLa mai conoscere personalmente.
Due anni dopo. all'uscita del Politeama. non ricordo quale compagnia vi agìsse, La intravidi tra la folla degli spettatori. Gridai: <<Viva
Pirandello>>. E l'applauso della folla diventò un'ovazione. Poi non La vidi più: la mia strada un po' spinosa era un’altra. Leggevo tutti i Suoi romanzi: volta a volta tutto il Suo teatro: tutte le novelle. Quando al Sannazzaro. nel 1933, giunse anche a Lei il nome dei [)e Filippo. venne ad assistere alla mirabolanti imprese di Sik-Sik; si diverti come un fanciullo, e volle conoscere Eduardo. Peppino e Titina. come ci chiamava già, da allora!
Mi fu annunziata una Sua visita; fu Achille Vesce, il critico del <<Mattino>>, che mi procurò questa gioia. Fu quella sera che io Le chiesi il permesso di tradurre Liolà.
Parlammo della Sua novella L'abito nuovo e della possibilità di farne una commedia: Lei promise che ci avrebbe pensato, di ritorno dall'America. Liolà andò in iscena all‘Odeon di Milano, dopo venticinque prove, alle quali Lei fu presente, e Peppino, che ne fu il protagonista, fu ripagato da un successo clamoroso di tutte le ansie e le fatiche di un’interpretazione così densa di responsabilità. Tutto lo spettacolo fu portato all’Argemina di Roma, e alla decima replica Lei si dovette accontentare di una sedia aggiunta.
A Napoli c‘incontrammo ancora. Lei era di ritorno dall’America, e m‘invitò a colazione all'Albergo Excelsior. Riparlammo della novella, della possibilità di farne una commedia. Quel suo disperato e inesorabile Crispucci m’era entrato nel cuore: farne una commedia, fare Crispucci, recitare una novità assoluta del maggiore Autore teatrale dei nostri tempi, era una cosa troppo bella...
Lei mi disse: <<Scriviamola insieme!>>. Mi parve enorme, dovetti mostrare tanto il mio sgomento che Lei credette opportuno ripetere: <<Perché no? Scriviamola insieme... Se io scrivo la commedia in
italiano, lei poi la dovrà tradurre; se invece i dialoghi li scrive lei, il personaggio centrale parlerà con le sue parole, e allora sarà più vivo, più reale>>
A Roma, durante l'ultima stagione al Valle, dicembre ’35, per 15 giorni, dalle 5 del pomeriggio alle 8 di sera, sono stato al Suo scrittoio. Quindici giorni indimenticabili, Lei era seduto di fronte a me, in una ampia poltrona, ed ogni tanto mi passava dei pezzettini di carta con le battute segnate da Lei, che davano il via alle scene principali. Si lavorava l'uno di fronte all’altro; ed io, Le giuro, dimenticavo di trovarmi vicino ad una delle più alte personalità del teatro di tutti i tempi; ragionavo e collaboravo con Lei come se si trattasse di un giovane della mia età. Solo a tratti mi ricordavo che il mio compagno di tavolino era Lei. A starLe vicino, a far parlare in napoletano i Suoi personaggi, a vederli vivere, insieme, ogni minuto più intensamente, a scrivere vicino a Lei, nessun timore reverenziale. Come fosse dei nostri, giovane, giovane!


*
   <<Così è nato L’abito nuovo. Sullo scrittoio c’era un volume del Berretto a sonagli. Lei mi disse: <<Perché non lo metti in iscena?>>  Finalmente mi dava... del << tu >>.
Un mese dopo, al Fiorentini di Napoli, per 22 sere il Berretto a sonagli trionfava con 22 esauriti. In una delle repliche il pubblico La vide in palco e le chiamate non si contaron più, tanto che Lei fu costretta a presentarsi alla ribalta. ed io sento tuttora il Suo abbraccio. Poi la compagnia debuttò a Milano. e ancora Berretto a sonagli... Posso Maestro, leggere l'impressione di Simoni?


   <<Quando il sipario fu calato sul secondo ed ultimo atto del Berretto a sonagli, la commozione e l'entusiasmo del pubblico ruppero in «applausi clamorosi. Per dodici volte gli interpreti dovettero tornare alla ribalta fra le acclamazioni. Potente la commedia, potente la rappresentazione che ieri sera ne hanno dato i fratelli De Filippo, con una verità che Eduardo arroventò nel più disperato dolore…
Peppino De Filippo è stato interprete più che mirabile di questa comicità non brillante ed esteriore, ma fatta di realtà, fatta di osservazione artisticamente
pura e irresistibile. Il personaggio del delegato si definì e colori indimenticabile davanti ai nostri occhi, per merito di questo attore... e Titina che. per tre quarti della commedia aveva rappresentato la dura caparbia e fissa ostinazione di una donna vendicativa, ascese, verso la fine. con drammaticità travolgente, al furioso delirio. Quanto a Eduardo, non è possibile descrivere per quali modi egli sia andato rendendo sempre più ansiosa la sua mitezza raziocinante, e come egli abbia fatto sobbalzare fino al clima della tragedia la sua debolezza, la sua umiliazione di vinto, la sua fragilità di povero essere del quale nessuno aveva avuto pietà. La sua maschera pareva scavarsi nel pallore e poi riaccendersi madida; nella sua voce la sua disperazione talora si arrochiva e poi tremava del pianto che non saliva agli occhi. E stata un’interpretazione che, nella vita di Eduardo, significa il raggiungimento di una meta bellissima e difficile>>.
Durante le repliche ricevetti questo Suo telegramma:




   Io Le scrissi una lettera in risposta dicendoLe che non mi sentivo tanto bene, che il Berretto a sonagli mi aveva affaticato troppo e Le chiedevo di rimandare all’anno prossimo il varo dell'Abito nuovo. Non ebbi risposta. Evidentemente Lei era in collera con me. Non La vidi più. Il 15 novembre, al Quirino, la Compagnia iniziava la stagione con la prima per Roma del Berretto a sonagli. Lei venne nel mio camerino dopo il secondo atto, ed io Le dissi: «Maestro, Lei è stato un poco in freddo con me perché non ho messo in iscena la nuova commedia. Posso dirLe una cosa? Il Suo spirito è tanto giovane che Le dà l'aria dell'autore novellino, che si presenta al capocomico con il «copione»
sotto il braccio, e la febbre di veder rappresentato il suo primo lavoro!» Lei mi rispose queste parole che non dimenticherò più: .. Ma tu, caro Eduardo, puoi attendere; io no!
   Allora fissammo l’appuntamento per il sabato 5 dicembre. Non so altro, Maestro. So che, dal 1° dicembre, il «copione» dell'Abito nuovo attendeva i suoi interpreti...
Oggi sono alla decima prova della commedia e Lei è qui. Giuro, anche nei giorni scorsi Lei era qui, Mi suggeriva le intonazioni; l'ho visto vibrare e vivere la parte insieme a me. Qualche volta mi ha detto pure: «Bravo!» Non c'è dubbio: Lei è qui!
   Ora mi guarda sorridendo.
   Grazie! » Ed allora se mi ha perdonato, io trovo il coraggio per dirLe « Sono stato uno sciocco. non dovevo crederlo, perché quando nella vita si assume la parte di Pirandello, non si muore. Io nella vita
ho assunto la parte di attore e allora posso non credere alla Sua morte... Maestro, per amor di Dio, venga a tutte le prove; ho bisogno della Sua assistenza; e, per carità, non mi manchi alla prima rappresentazione!

EDUARDO DE FILIPPO

(Trascrizione dal cartaceo curata da Bruno Esposito)

L'arte della Commedia

Curatore Bruno Esposito

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