mercoledì 1 giugno 2016

TEMPI E SCENE IN ''NAPOLI MILIONARIA''

                                     L'arte della Commedia



TEMPI E SCENE IN ''NAPOLI MILIONARIA''

Il 25 marzo del 1945, data della prima rappresentazione della commedia Napoli Milionaria, io avevo giusto dieci giorni di vita. Eduardo ne aveva 45 e mio padre, suo fervente ammiratore, 42.
All'epoca in Italia non esisteva ancora la televisione, che entrerà in funzione solo nel 1954. Chi non poteva andare a teatro, poteva solo sperare che le commedie venissero trasmesse alla radio, una illusione in un Paese tanto disastrato.
'Napoli Milionaria' fa parte della raccolta ' Cantata dei giorni dispari '. Scritta all'inizio del 1945, racconta apparentemente i fatti accaduti dalla fine del 1942 all'immediato dopoguerra, ma in realtà lo spazio temporale va dalla prima guerra mondiale all'infinito, come risulta dalle parole di Gennaro Jovine :

(atto primo) :  ''...Ma papà nun è fesso! È un poco stonato... Pecché siccome ha fatto l'altra guerra, quanno turnaie, 'a capa nun l'aiutava cchiù... Aggi' 'a fa' na cosa e m' 'a scordo, ne penzo n'ata e doppo cinche minute nun m' 'a ricordo cchiù...'' .

(atto terzo) : ''....Quann'io turnaie 'a ll'ata guerra, chi me chiammava 'a ccà, chi me chiammava 'a llà. Pe' sape', pe' sentere 'e fattarielle, gli atti eroici... Tant'è vero ca, quann'io nun tenevo cchiù che dicere, me ricordo ca, pe' m' 'e lleva' 'a tuorno, dicevo buscìe, cuntavo pure cose ca nun erano succiese, o ca erano succiese all'ati surdate...pecché era troppa 'a folla, 'a gente ca vuleva sèntere... 'e guagliune... (Rivivendo le scene di entusiasmo di allora) 'O surdato! 'Assance sèntere, conta! Fatelo bere! Il soldato italiano! Ma mo pecché nun ne vonno sèntere parla'? ...''.

Al suo ritorno, Gennarino tenta di raccontare agli amici un episodio che gli è accaduto mentre era in zona di guerra, ma gli amici gli dicono che la guerra finita e lo invitano a divertirsi:

(atto secondo) : ''.... Ce spassammo? Vuie pazziate? (Come per richiamare alla realtà un po' tutti i presenti) 'A guerra nun è fernuta...''

(atto terzo)  :  ''...Mo avimm'aspetta', Ama'... S'ha da aspetta'. Comme ha ditto 'o dottore? Deve passare la nottata ''. (E lentamente si avvia verso il fondo per riaprire il telaio a vetri come per rinnovare l'aria). 

Non ricordo quanti anni avessi la prima volta che ascoltai questa sua commedia, ma  ricordo ancora le voci di ''Natale in casa Cupiello'' che si confondevano con le nostre durante il pranzo di Natale. Festeggiavamo insieme noi e i Cupiello perchè la loro  vita era talmente simile alla nostra che anche le loro battute diventavano nostre ! Sì, perchè nelle commedie di Eduardo non c'era mai nulla di inventato, essendo egli un profondo conoscitore della vita del suo tempo.  
I temi sociali, sempre presenti nelle sue opere, venivano svolti secondo scene che venivano a loro volta modificate,  man mano che le azioni dei personaggi progredivano.
La prima scena di 'Napoli milionaria' presenta una casa povera, molto male arredata, che sottolinea le difficoltà economiche della famiglia. Si capisce dal contesto che prima della guerra Gennarino era un tranviere e Amalia  una casalinga : 

(terzo atto), Amalia : ''A matina ascevo a ffa' 'o ppoco 'e spesa... Amedeo accumpagnava a Rituccia a scòla e ghieva a fatica'... Io turnavo 'a casa e cucenavo... Ch'è ssuccieso... 'A sera ce assettavamo tuttu quante attuorno 'a tavula e primma 'e mangia' ce facevamo 'a croce... Ch'è ssuccieso...'' .

Confrontando le prime due scene di 'Napoli Milionaria'', vediamo che ciò che cambia materialmente da prima a dopo la guerra sono le suppellettili che da vecchie e dozzinali, sono diventate costose e appariscenti, cosi come gli abiti e i gioielli degli abitanti. Credo però che il particolare più importante sia la sparizione del tramezzo dietro il quale dormiva Gennarino. Tolto per motivi estetici? o perchè si pensava o si sperava che Gennarino non sarebbe più tornato?

(Atto primo) : Enorme « stanzone » lercio e affumicato. In fondo ampio vano arcuato, con telaio a vetri e battenti di legno, che dà sul vicolo. Porta in prima quinta a sinistra. In prima a destra altra porta in legno grezzo, dipinta ad olio color verde mortella, da mano inesperta: « 'a porta d' 'a vinella ». 
In fondo a destra un tramezzo costruito con materiali di fortuna che, guadagnando l'angolo, forma una specie di cameretta rettangolare angusta. Nell'interno di essa vi sarà, oltre a uno strapuntino per una sola persona, tutto quanto serve al conforto di una minuscola e ridicola camera da letto.
L'arredamento d'obbligo sarà costituito da un letto matrimoniale di ottone tubolare ormai ossidato e opaco che si troverà a sinistra dello spettatore, un comò ed  una « cifoniera » con sopra santi e campane di vetro, un tavolo grezzo e sedie di paglia. Gli altri mobili li sceglierà il regista, ispirandosi al brutto Ottocento e curerà di disporli in modo da addossarli quasi l'uno all'altro, cercando di far sentire il disagio e la difficoltà di « traffico » cui è sottoposta la famiglia, talvolta numerosissima, costretta a vivere in simili ambienti. Sul tavolo si troveranno diverse tazzine da caffè, di forma e colori differenti e una « tiana » di rame piena d'acqua. Dal vano di fondo si scorgerà il vicolo, nelle prime ore del mattino, e i due battenti laterali dei bassi dirimpetto. Al centro di essi, un altarino in marmo eretto alla Madonna del Carmine dai fedeli abitanti del vicolo. Sulla mensola sottostante una piccola lampada votiva ad olio, sospesa. Siamo alla fine del secondo anno di guerra (1942).''

Nel 1942 la famiglia Jovine vive con il mercato nero praticato da Amalia. La donna diventa sempre più dura e durante la lunga assenza del marito si arricchisce alle spalle dei suoi clienti. Amedeo  diventa complice di Peppe 'o cricco e Maria Rosaria ha una relazione con un soldato americano. Al suo ritorno Gennarino trova la casa cambiata, così come scoprirà con dolore che è cambiata la sua famiglia:

(Atto secondo) : '' Lo sbarco alleato è avvenuto. La casa di donn'Amalia Jovine ha un volto di lindura e di «sciccheria» fastosa. Le pareti sono color ciclamino, il soffitto color «bianco ricotta» decorato in oro e stucchi. In fondo, a destra, la «cameretta» di don Gennaro non esiste più. Quella parete, invece, fino a una certa altezza e per la lunghezza di circa un metro e mezzo è tutta rivestita di mattonelle bianche maiolicate che fanno da pannello a una mensola di marmo infissa nel muro. Su questa mensola troneggia una enorme e lucente macchina da caffè; l'arredamento dell'ambiente è fiammante, lustro, in stile Novecento. Sul letto matrimoniale, una lussuosa coperta di seta gialla. 
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(Da notare, nella sceneggiatura della versione televisiva, la presenza di una radio, simbolo dell'agiatezza della casa).
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Davanti alla immagine della Madonna del Carmine, nel vicolo, i fiori sono essiccati, le candele spente; si noteranno però nuove decorazioni all'icona ed anche cinque globi di vetro con lampadine elettriche. Amalia è anch'essa un'altra donna: tutta in ghingheri, tutta preziosa, con un'aria fors'anche più giovanile. Si vedrà all'alzarsi della tela davanti ad uno specchio, mentre si dà una toccatina di assetto alla pettinatura. Indossa un abito di purissima seta e calze e scarpe intonate, così per modo di dire, all'abbigliamento. È imbrillantata e porta un paio di orecchini lunghi, penduli....... Amalia prende dalla toletta una grossa bottiglia di acqua di Colonia e se ne serve per profumarsi le mani e il collo. Poi versa un po' del liquido nel cavo della mano sinistra e lo cosparge intorno, sui mobili e sul pavimento.''
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Sarà solo nel terzo atto, con l'arrivo della medicina, che la coscienza di una salvezza  possibile porterà ad un primo ritorno verso la vita semplice del passato, con Maria Rosaria che indossa di nuovo abiti poveri, una forma di rifiuto verso la vita condotta in assenza del padre e Gennarino che dà incarico a 'o miezo preveto di ripristinare il vecchio tramezzo. Piccoli sintomi di una notte che dovrà passare in un tempo infinito..........















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