domenica 20 dicembre 2015

«La Fondazione De Filippo? Luca la voleva a Palazzo Scarpetta»

L'arte della Commedia


«La Fondazione De Filippo?
Luca la voleva a Palazzo Scarpetta»
di Natascia Festa


«Quando entrai nel suo camerino all’Augusteo, Luca non era ancora in abiti di scena. Era il 28 ottobre scorso, quattro giorni prima aveva debuttato con Non ti pago. Arrivai in anticipo perché avevamo molte cose da dirci. Non immaginavo che sarebbero state anche le ultime».


Mariolina Cozzi Scarpetta, moglie di Eduardo (pronipote del commediografo Eduardo Scarpetta) e curatrice delle opere di Vincenzo, racconta i particolari di un suo incontro con Luca De Filippo: 

Mi mostrò con tenerezza una fotografia della fine degli anni ‘50 che gli avevano appena regalato: una gita al mare con Eduardo, la madre Thea, Luisa, la sorellina che avrebbe perso per un incidente nel 1960, e una signora sconosciuta che cercammo di individuare. Poi mi chiese: ‘Mariolina tutto a posto per la sede della Fondazione? La mettiamo a Palazzo Scarpetta? Ci sono problemi?’ Ed io: ‘ No che non ce ne sono. Siamo felicissimi, mi pare una scelta quasi naturale’. E lui: ‘Allora è fatta’.

Luca dixit:

Allora che c’entrano l’Istituto Colosimo tirato in ballo dalla Regione o l’ex Asilo Filangieri, indicato dal candidato a sindaco di Napoli Gianni Lettieri?


Me lo chiedo con inquietudine da qualche giorno. Temo che anche la fondazione De Filippo sia finita tra gli argomenti strumentali da usare in campagna elettorale. E questo mi addolora perché offende la memoria di Luca che tutti dichiarano invece di voler onorare.

Dico io:

c’è una sua precisa volontà ratificata per tempo - per fortuna - da una delibera della fondazione; c’è l’entusiasmo del direttore di questa, Francesco Somma, inviato proprio da Luca nell’appartamento di via Vittoria Colonna per un sopralluogo che lo commosse, tanto è densa la storia di cui trasudano le pareti. E c’è, infine, la consegna di Luca a far presto. Ora tutto bloccato e si è dato pure inizio al siparietto di altre ipotesi.


Nessuna, nessuna delle ipotesi può ovviamente competere con quella indicata da Luca che aveva trovato la quadratura del cerchio: per una volta la cosa giusta nel posto giusto.
Palazzo Scarpetta è l’inveramento architettonico di una genealogia teatrale. «’O commendatore» lo commissionò all’inizio del ‘900, indicando che nel fregio del portone ci fosse una musa con la maschera della commedia, genere sul quale aveva fondato la sua vita. E costruito la sua fortuna che conNa Santarella raggiunse numeri a molti zeri. Nell’atrio dell’imponente edificio, infatti, campeggiano tre statue che ne ricordano i protagonisti: la Monaca, Felice Sciosciammocca e la Santarella, appunto.
L’appartamento al primo piano, destinato alla Fondazione, ha poi una storia nella storia. Vincenzo, figlio ed erede di Eduardo Scarpetta, negli anni ‘40 lo divide in due fittando la parte più grande a Titina e suo Marito Pietro Carloni, e quella più piccola ai parenti di questi, anche loro una grande famiglia teatrale. Titina, da buona figlia femmina, assegna una stanza alla madre Luisa De Filippo (madre nubile che, com’è noto, ha dato il suo cognome ai tre figli avuti da Scarpetta). Alla sua morte, la camera fu occupata dalle sorelle, le ziette Ninuccia e Rosina.
E fu in questo primo piano, precisamente nella camera da pranzo, che all’inizio del 1945, Eduardo diede la prima lettura diNapoli milionaria, davanti alla compagnia. E quegli attori - con Titina e Pietro c’erano Dolores Palumbo, Tina Pica, Vittoria e Clara Crispo, Ester Carloni, Giuseppe Rotondo e Clara Luciani - come suggerisce Maurizio Giammusso, assistettero inconsapevoli alla nascita del neorealismo.
La storia successiva è intricatissima. Ne è custode sempre lei, Mariolina, che ci aiuta a ricostruirla. «Quando Titina si trasferì a Roma - racconta - vi abitarono i miei suoceri, Vincenzo Scarpetta, figlio a sua volta di Vincenzo, ma detto Sisso (da Sisin come la soubrette e precedente fidanzata Eugenie Fougere chiamava il padre) e sua moglie Lidia Stalimene. Al quarto piano (oggi abitato dall’attrice Maria Basile Scarpetta, vedova di Mario) c’era Giulia, figlia di Maria Scarpetta e di Mario Mangini, il regista Kokasse. Dopo gli anni ‘60, l’altra parte della casa al primo piano, abitata dai Carloni, fu occupata dalle sorelle Stalimene, tra cui Maria, sposata a un altro Eduardo Scarpetta (fratello di Sisso), padre del compianto Mario».
Non solo. Al quarto piano presero dimora i Viviani. «Sì perché le famiglie si erano imparentate tra loro. Dora Scarpetta aveva sposato Vittorio, figlio di Raffaele Viviani».
Le visite di Eduardo in questo palazzo molto speciale implicavano un rituale unico: da tutti gli appartamenti, i parenti scendevano a grappoli, fossero loro Scarpetta, Carloni o Viviani. E le lasagne erano monumentali.


Fonte:
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/arte_e_cultura/15_dicembre_17/fondazione-de-filippoluca-voleva-casa-scarpetta-50c2e8d8-a4b3-11e5-aac3-ebd8c6a40787.shtml



  Eduardo De Filippo, l'uomo e L'arte della Commedia

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Autore associato: Anna De Vita
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