sabato 28 novembre 2015

Arrivederci Luca De Filippo - Di Armando De Sio.

L'arte della Commedia
 
 


<< Fare teatro sul serio significa sacrificare una vita. Sono cresciuti i figli e io non me ne sono accorto… Meno male che mio figlio è cresciuto bene. Questo è il dono più grosso, più importante che ho avuto dalla natura. Senza mio figlio, forse, io me ne sarei andato all’altro mondo tanti anni fa. Io devo a lui il resto della mia vita. Lui ha contraccambiato a pieno. Scusate se faccio questo discorso e parlo di mio figlio. Non ne ho mai parlato. Si è presentato da sé, è venuto dalla gavetta, dal niente, sotto il gelo delle mie abitudini teatrali… Quando sono in palcoscenico a provare… quando ero in palcoscenico a provare a recitare…. E’ stata tutta una vita di sacrifici. E di gelo! Così si fa teatro… così ho fatto >>.

(Eduardo De Filippo, 15 settembre 1984, Taorimina)


Arrivederci Luca!
Di Armando De Sio.


Oggi ho appreso della sua morte, caro Maestro, quando stavo recandomi in parrocchia dai miei ragazzi terribili. E' stato per me uno shock. E' come se fosse morto un parente alla lontana, un amico caro, che si vede poco, ma che c'è sempre quando se ne ha il bisogno. Ricordo la prima volta che vidi lei interpretare Nennillo in quel capolavoro che è Natale in casa Cupiello. Chi non si è rivisto in un simile figlio dispettoso, monello, infantile, ma che poi, alla fine deve fare i conti con la Vita e con la propria Maturità. Come dimenticare il suo De Pretore Vincenzo, quella favola napoletana così tenera e malvagia. Come dimenticare il suo Carlo Saporito, il suo Santaniello nel Sindaco del Rione Sanità, Tommasino in Gennareniello, il Palo ne "Quei figuri di tanti anni fa...", le scarpettiane: Felice Sciosciammocca ne " 'O curaggio de nu pumpiere napulitano", il marchesino Sparice ne " 'Na Santarella"...Interpretazioni di livello altissimo, che hanno fatto e che faranno scuola, lei che aveva aperto quel Tempio del Teatro napoletano di nuovo ai giovani, come volle suo padre...

Ricordo la prima volta che l'ho incontrata: io sfacciato e appassionato come sempre, lei forse un po' scocciato, ma sempre garbato e gentile. "Sa, sono cresciuto a pane e Eduardo, e sto scrivendo una tesi sulle sue Poesie". E Lei, sornione: " Ah, allora mi raccomando: faccia un buon lavoro!" Il lavoro non so, e non spetta a me dirlo, come sia venuto. Ma mi creda l'ho fatto con tutta la passione e la stima profonda che provo per questa grande figura del nostro Novecento.

Sa Maestro, oggi a quei ragazzi terribili, che citavo all'inizio di questa piccola lunga lettera, ho "recitato" (nel mio piccolissimo faccio Teatro, ma come lo può fare un appassionato, dunque mi perdoni per l'impudenza!) una poesia di Eduardo che ho amato grazie a lei. Si chiama Fantasia. Lo sa meglio di me, una poesia del 1956, un inno alla Vita, un inno a ciò che l'uomo ha di più prezioso: la sua immaginazione, la sua creatività, che vince e che sfida beffarda il Tempo.

Ora io so, che come suo Padre, lei mi sarà vicino, perché invocherò anche lei (anzi scusate se vi scomodo ovunque voi siate), ogni qual volta avrò qualche piccola grande prova in quel magico mondo dell'Arte della Commedia.

Arrivederci Luca!
Napoli, 27/11/15


Eduardo De Filippo, l'uomo e L'arte della Commedia
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