giovedì 12 febbraio 2015

Il processo a Il Figlio di Iorio - Scarpetta contro D'Annunzio

L'ARTE DELLA COMMEDIA
 
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D'Annunzio contro Scarpetta
di
MARIA ANTONIETTA STECCHI DE BELLIS
 
«Che cacchio m'accòcchia stu cacchio de Còcchia!»

 

Ebbene, quello che Vi proponiamo è il resoconto giornalistico, reso in forma di sceneggiatura teatrale dalla fervida penna di Maria Antonietta Stecchi De Bellis - di un episodio autentico che, nel 1904, vide protagonisti il sommo "Vate" Gabriele D'Annunzio ( e per lui la Società Italiana degli Autori e degli Editori ) "contro" il grande commediografo ed attore partenopeo Edoardo Scarpetta, "reo" di aver portato sulle scene una trasposizione, in chiave umoristica, di un'opera dannunziana, ribattezzata...:  "Il figlio di Jorio".

Nel riproporlo non possiamo fare a meno di sottolinearne il rigore storico, fondato su precisi riferimenti bibliografici, quali quello del testo di Mario Mangini ("Eduardo Scarpetta" con prefazione di Edoardo De Filippo - Napoli 1961) e del libro, curato dalla stessa Stecchi De Bellis per Alfredo De Marsico, ("Due secoli di eloquenza"- Napoli 2000).



Presidente :
Si proceda all'interrogatorio di Eduardo Scarpetta . (grande attenzione e tramestio nel pubblico)

Scarpetta
(avvicinandosi al banco presdidenziale) : Agli ordini.

Presidente:
Accomodatevi

Scarpetta :
Grazie (torcendo il collo, si scusa con il cancelliere che gli resta alle spalle e si siede)

Presidente :
Voi sapete di che siete imputato ?

Scarpetta :
Sissignore (il pubblico rumoreggia ansioso di sentire e di vedere)

Presidente :
Silenzio !

Scarpetta :
Ecco, Signor Presidente , io non sono un oratore, farò del mio meglio....( ricominciando , con tono solenne) Signor Presidente, signori della Corte (scoppio di risa)

Presidente :
Scarpetta, questa non è Corte , è Tribunale.

Scarpetta :
me credevo che stevo  facenno 0' terz'atto d' "O Scarfalietto"... Signor Presidente , Signori del Tribunale , io già dissi molto al Giudice Istruttore e poche cose ho da aggiungere . PEr questo benedetto "Figlio di Jorio", io ho fatto quanto poteva fare un galantuomo ed un autore comico.

Visto il silenzio di D'Annunzio alla mia richiesta di autorizzazione a rappresentare la parodia della sua opera , gli feci scrivere dall'amico Gaetano Miranda, sollecitando il permesso. Ma non ebbi alcuna risposta. Mi si disse che il Poeta aveva l'abitudine di non rispondere a nessuno. Tante grazie ! E intanto tutto era pronto: scenario, vestiario, attrezzeria e per tutto questo io avevo affrontato non lievi spese. MI premeva, dunque, di porre in scena la parodia e decisi di andare a Marina di Pisa, accompagnato dallo stesso Miranda. Anche il "Giornale d'Italia" aveva, intanto, annunciato la mia parodia.

Presidente :
Ma D'annunzio aveva inviato un telegramma.

Scarpetta :
Sì, ma quando ? Quando ci voleva solo un mese per andare in iscena e, capirete, che a quell'epoca tutte le spese erano state fatte e non mancava che niente. Dunque andai a Marina di Pisa...non, nu' momento,,, devo dirvi che prima feci leggere la mia parodia a Edoardo Scarfoglio. Egli rise tanto e concluse : D'Annunzio riderà anche lui. Poi mi diede un biglietto di presentazione per il Poeta.

Dunque andai a Marina di Pisa - è la terza volta ch'o dico, insieme a Gaetano Miranda e fui ricevuto dal Poeta.

Presidente :
E? vero che non vi voleva ricevere ?

Scarpetta (meravigliato) :
Non mi voleva ricevere ? Ma niente affatto, Signor Presidente, MI ricevette prima il Professor Tenneroni e poi mi fece attendere un poco. Io mi presentai col copione della parodia sotto il braccio.

Presidente :
E D'Annunzio lo lesse ?

Scarpetta:
Lo ascoltò. Rise a crepapelle e mi congedò dandomi le più ampie assicurazioni . In seguito, poi, Scarfoglio mi disse:" sai che D'Annunzio non da più il permesso?" - Ma come - risposi - prima me l'ha dato e poi lo ritira ? Ho quarant'anni di vita artistica e non mi è mai capitato un fatto simile ! Marulli ha parodiato la DIvina Commedia alla Fenice e chi gli ha detto niente....!

Avv. Ferri :
Ma Dante era morto da qualche annetto.....

Scarpetta :
No, Dante è sempre vivo!

Voce :
Bravo !

Scarpeta :
Scafati ha parodiato l' "Aida" , Petito " la Bella Elena e proprio con me il professor Cocchia si è ricordato che la parodia non se po' fa'...
pecchè so' Scarpetta....

Presidente :
Parlate con me.

Scarpetta :
Scusate. Volevo rispondere un poco ai perirti. Si è rappresentato "IL Figlio della figlia di Jorio" e D'Annunzio non ha fatto niente ....

pecchè  la'  nun  ce steveno  denare.

Io ho fatto la parodia della "Boheme" e nessuno mi ha detto niente , anzi Puccini venne in Teatro e mi fece le sue congratulazioni.

Io ho frodato D'Annunzio ?
Ma il danno l'ha fatto lui a me , non io a lui!
Signor Presidente, permettete che io legga pochi versi per dimostrarvi che io non ho contraffatto ma parodiato (legge alcuni versi della parodia). Era questa una parodia da meritare quei fischi della prima sera ?
Durante il baccano che si fece, ricordo che Ferdinando Russo gridò "Abbasso Scarpetta, Viva l'arte italiana".
Ma scrivo io, forse, per il teatro turco o cinese?
Io non feci una contraffazione , ma una parodia.
Dove sono, professor Cocchia, le regole per parodiare un'opera ?
Quali sono i confini di una parodia ?
Ditemi in quale trattato li avete letti ?
 
Presidente :
Parlate con me, vi ripeto.

Scarpetta :
Ma volevo dire qualche cosa ai signori periti della parte opposta, che insistono accusandomi di contraffazione. Contraffare significa frodare, ingannare. Ed io non ho frodato nè ingannato nessuno. Ho agito con la massima franchezza : sul manifesto era scritto "Parodia" a lettere di scatola . Il fotografo Pesce aveva esposto una fotografia grande, dal vero, che mi riproduceva in vesti da donna e, due sere prima dell'andata in scena, aveva anche fatto distribuire un prologo che ben chiariva le mie intenzioni di parodista. Ditemi ora se con tutto questo si può affernare che io abbia ingannato il pubblico e frodato D'Annunzio.
Chi è che non sapesse che si trattava di uno scherzo, di una parodia ?
Non sono conosciuto dovunque per un attore comico e non tragico ?
Se sono colpevole, condannatemi pure ma tenete presente che, condannando me, condannate tutta una forma d'arte: la Parodia !

Avv. Ferri :
Desidero sapere se Scarpetta ha pagato.....

Scarpetta (Interrompendo) :
Chi, che cosa ?

Avv. Ferri (continuando) :
se ha pagato alla Società i diritti d'autore per "Cane e gatte", "Nu cane bastardo" , "Duie Chiapparelle" ecc. ecc.

Scarpetta :
Sicuro che ho pagato.Ma queste sono riduzioni, non parodie.

Presidente:
E' vero che D'Annunzio vi promise una sua fotografia?

Scarpetta :
Si, volle anche la mia, ma non mi mandò più la sua.

Presidente :
Avete altro da dire?

Scarpetta :
No, SIgnor Presidente. MI rimetto alla giustizia ed alla competenza del Tribunale !



IL PROCESSO D'ANNUNZIO/SCARPETTA O,PIU' PRECISAMENTE SOCIETA' ITALIANA AUTORI E D'ANNUNZIO CONTRO SCARPETTA, NON FU SOLAMENTE UN AVVENIMENTO GIUDIZIARIO, MA SUSCITO' ANCHE NEL MONDO LETTERARIO , ARTISTICO E TEATRALE LE PIU' ACCESE POLEMICHE . A QUEL TEMPO GABRIELE D'ANNUNZIO ED EDUARDO SCARPETTA AVEVANO, RISPETTIVAMENTE, QUARANTACINQUE E CINQUANTACINQUE ANNI: ERANO;QUINDI; NEL PIENO DELLA LORO PERSONALITA' E NEL MOMENTO DI MAGGIOR FAMA E SUCCESSO.

LA SERA DEL 2 MARZO DEL 1904, AL TEATRO LIRICO DI MILANO, ERA ANDATA IN SCENA, CON LA COMPAGNIA DRAMMATICA TALLI-GRAMMATICA, "LA FIGLIA DI JORIO" DI GABRIELE D'ANNUNZIO. UN TRIONFO. PRESTO L'0PERA , SIA PER IL CONTENUTO DELLA TRAGEDIA CHE PER LA SUA ESPRESSIONE LIRICA , VENNE CONSIDERATA UN VERO CAPOLAVORO. UN PERSONAGGIO COME EDUARDO SCARPETTA - POICHE' SI SA UN MAESTRO DELLA COMICITA' E' SOPRATUTTO UN MAESTRO DELL'ARTE SCENICA, RIMASE COLPITO DA QUEL SUCCESSO E VOLLE CONOSCERE LA TRAGEDIA. NON SAPPIAMO CHE COSA SIA AVVENUTO NELLA SUA MENTE COSI' VULCANICA E RICCA DI TROVATE, MA E' CERTO CHE "LA FIGLIA DI JORIO" DI GABRIELE D'ANNUNZIO DIVENNE , NEL PIU' PURO STILE COMICO NAPOLETANO, "IL FIGLIO DI JORIO" DI EDUARDO SCARPETTA.

IL POETA, RAGGIUNTO DAL COMICO A MARINA DI PISA, SEMBRA ABBIA CONCESSO, IN UN PRIMO MOMENTO, L'AUTORIZZAZIONE. MA EVIDENTEMENTE IL PENSIERO CHE LA SUA PIU' GRANDE ED ORMAI FAMOSA TRAGEDIA POTESSE ESSERE ...CONTAMINATA DA UN'ALTRA OPERA CHE , ESSENDONE LA PARODIA, NE RIPETEVA , IN MANIERA INEQUIVOCABILMENTE ALLUSIVA, IL TITOLO, DOVETTE SUBITO DOPO TURBARGLI I SONNI. STA DI FATTO CHE LA SERA DELLA PRIMA AL TEATRO MERCADANTE DI NAPOLI, L'ATMOSFERA - GIA' ALL'ALZARSI DEL SIPARIO , ERA INQUIETA. E SI PRESAGIVA LA TEMPESTA. CHE VENNE SUBITO ALL'INIZIO DEL SECONDO ATTO QUANDO L'ILARITà, CHE CONTINUAVA QUA E LA A SCOPPIETTARE , TRASFORMANDOSI IN LUNGHE E FRAGOROSE RISATE, FU SOFFOCATA DAL FUOCO DI FILA DI GELIDI E IRATI COMMENTI CHE SI MUTARONO PRESTO IN URLA.

IN UNA CRONACA DEL TEMPO SI LEGGE: SI ASSISTE' ALLORA ALLO SPETTACOLO PENOSO, COMMOVENTE E MISEREVOLE DEGLI ATTORI IN VESTE DI PERSONAGGI , MA SENZA L'ANIMA E IL LINGUAGGIO DEI PERSONAGGI. NELLA BUFERA DELLA SALA E NEL SILENZIO MORTALE DEL PALCOSCENICO, SCARPETTA SI FA ALLA RIBALTA : BUONA PARTE DEL PUBBLICO REAGISCE APPLAUDENDO. DA UNO O DUE PALCHI SI PROTESTA E SI INVEISCE CONTRO QUELLI CHE APPLAUDONO. SCARPETTA APPARE ATTERRITO: NEL SUO VISO C'E' UN MISTO TRAGICO E COMICO INSIEME DI DOLORE, DI SDEGNO E DI IRA. MA E' UN ATTIMO, POICHE' L'ENERGIA E LA DECISIONE PRESERO IN LUI IL SOPRAVVENTO. RINUNZIO' A PARLARE E FECE SEGNO AL MACCHINISTA DI BUTTAR GIU' IL SIPARIO. SPINSE FUORI IL PRIMO ATTORE CHE GLI CAPITO' SOTTO MANO, INCARICANDOLO DI ANNUNCIARE AL PUBBLICO CHE LA RAPPRESENTAZIONE DELLA PARODIA ERA SOSPESA , MA CHE IN CAMBIO SI SAREBBE RAPPRESENTATO UN ATTO UNICO, UNA FARSA, TUTTA DA RIDERE.

MA QUALCHE GIORNO DOPO LA STAMPA ANNUNZIO' CHE MARCO PRAGA, DIRETTORE DELLA SOCIETA' DEGLI AUTORI, A NOME DEL SOCIO GABRIELE D'ANNUNZIO AVEVA SPORTO QUERELA PER CONTRAFFAZIONE CONTRO SCARPETTA, ASSUMENDO CHE "IL FIGLIO DI JORIO" ERA UNA VOLGARE IMITAZIONE DELLA TRAGEDIA DANNUNZIANA, FATTA A SCOPO DI LUCRO E DI CONCORRENZA.

LA CAUSA DURO' DIVERSE SETTIMANE E FU UN VERO E PROPRIO SPETTACOLO . IL GRANDE COMICO FU ASSOLTO E, PER FESTEGGIARE LA SOFFERTA VITTORIA, INVITO' GLI AMICI AD UN MEMORABILE BANCHETTO, DECLAMANDO UNA LUNGA POESIA:"....'A QUERELA, 'O PROCIESSO , 'A PARODIA ... STA CAUSA MIA M'HA FATTE PARLA' SULO E SBRAITA' ".

DIFENSORE DI EDUARDO SCARPETTA FU L'AVVOCATO CARLO FIORAVANTE DEL FORO DI NAPOLI. LA SUA ARRINGA NON FU SOLTANTO UNA LEZIONE DI ORATORIA FORENSE, ESSA RAPPRESENTO', ALTRESI', UN ECCEZIONALE CONTRIBUTO DI CRITICA TEATRALE E LETTERARIA SU TEMI COME L'IRONIA, LA PARODIA, IL PLAGIO E LA CONTRAFFAZIONE CHE RICHIEDONO ANALISI SOTTILI ED ACUTE. VERAMENTE STRAORDINARIA SI RIVELO' LA DISTINZIONE , IN TRE CATEGORIE ,CHE EGLI FECE DEGLI AMMIRATORI. " CHE COSA RAPPRESENTA LA PARODIA, ONOREVOLI SIGNORI ? RAPPRESENTA IL BISOGNO IMPRESCRITTIBILE DI RIDERE , IL BISOGNO DI CHIEDERE UN'ORA DI CONFORTO E DI TREGUA LUNGI DALLE MISERIE E DALLE AMAREZZE OND'E' STATA, E SARA' SEMPRE, TRAVAGLIATA LA VITA. LA PARODIA VOLTA IL CANNOCCHIALE . ESSA, CONTRARIAMENTE ALL'IRONIA CHE DA' CARATTERE PERMANENTE A CIO' CHE E' CONTINGENTE, DI SOLENNE A QUELLO CHE E' PICCINO, DI GRANDIOSO A QUEL CHE E' COMUNE E VOLGARE, VOLTA IL CANNOCCHIALE, CAPOVOLGE GLI UOMINI E LE SITUAZIONI. INTORNO A UN LUMINOSO ARTISTA COME GABRIELE D'ANNUNZIO E' GIUSTO SI RACCOLGANO GLI AMMIRATORI. DI QUESTI AMMIRATORI POTREI INDICARE TRE CATEGORIE : GLI AMMIRATORI COSCIENTI, CONSAPEVOLI, CHE CREDONO DI TROVARSI AL COSPETTO DELLA PIU' ALTA MANIFESTAZIONE DELLA FORZA DELLO SPIRITO : COSTORO SONO IN BUONA FEDE E SONO RISPETTABILI. VE N'E' UNA SECONDA CHE IO NON POSSO DETERMINARE IN LINGUA ITALIANA POICHE' NON TROVO UNA PAROLA COSI' ENERGICA E PRECISA CHE RENDA IL MIO CONCETTO E CHIEDO PERMESSO DI ATTINGERE AL DIALETTO: VI SONO I PATUTI. I PATUTI CHE EFFONDONO I TESORI DELLA LORO AMMIRAZIONE INCONSAPEVOLE SU COLORO CHE MENO INTENDONO. VE N'E' , INFINE, UNA TERZA PIU' PERICOLOSA DELLE ALTRE: QUELLA DEI SERVITORI AI QUALI E' CONCESSA UNA SOLA LIBERTA' : ESAGERARE GLI ORDINI DEL LORO PADRONE"!.

Gli Avvocati della Difesa e della Parte civile pronunciarono tutti arringhe memorabili per argomentazioni giuridiche e preziosità oratorie. Parimenti serrata fu la lotta tra i Periti che depositarono relazioni davvero monumentali. Dalla parte di Scarpetta vi erano Benedetto Croce e Giorgio Arcoleo; dall'altra parte, G.M. Scalinger, Roberto Bracco e Salvatore DI GIacomo; mentre al centro - quale Perito d'Ufficio - vi era Enrico Cocchia con il quale l'imputato...Scarpetta non mancò di polemizzare con la sua pungente vis satirica , inconsueta per l'austerità dell'ambiente, ma non per questo meno efficace.

Maria Antonietta Stecchi de Bellis

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Scarpetta, D'Annunzio ed il processo per plagio!



«Che cacchio m'accòcchia stu cacchio de Còcchia!»



Sempre irridente, Eduardo Scarpetta, ed anche in Tribunale, ove fu trascinato da Gabriele D'Annunzio per presunto plagio, non fu da meno. La frase divenuta famosa, il grande commediografo, la rivolse sbottando tra il serio ed il faceto come era suo costume, all'indirizzo del latinista e filologo Enrico Còcchia, che come perito sostenne le ragioni di Gabriele D'Annunzio, nel processo per presunto plagio alla sua tragedia "La figlia di Iorio", passato poi alla storia come una pietra miliare della giurisprudenza in merito al diritto d'autore.

Ma andiamo per ordine. Negli ultimi anni della sua carriera Scarpetta, rivolse la sua vena creativa alla satira ed alla parodia. Il 6 febbraio del 1904, a Roma, nel Teatro Valle, rappresentò per la prima volta con un buon successo, La geisha, una parodia di un'opera di Sidney Jones, dove si ironizzava spassosamente sull'attrazione che la borghesia provava in quegli anni per tutto ciò che fosse orientale. Il figlio Vincenzo, grande attore, fu determinante per la riuscita della parodia interpretando in modo davvero egregio la geisha Mimosa-San, mentre nel coro finale, un bambinetto di quattro anni appena, anch'egli figlio di Scarpetta, vestito da giapponesino fece la sua prima apparizione sulle scene. Era Eduardo De Filippo che racconta così l'esperienza:

«[...] indossavo un minuscolo kimono a fiori dai colori vivaci che avevo visto cucire da mia madre qualche giorno prima. Improvvisamente mi sentii afferrare e sollevare in alto, di faccia al pubblico, con la luce dei riflettori che mi abbagliava e mi isolava dalla folla. Chissà perché mi misi a battere le mani e il pubblico mi rispose con un applauso fragoroso. […] Quella emozione, quell'eccitamento, quella paura mista a gioia esultante... io le provo ancora oggi, identiche, ad una prima rappresentazione, quando entro in scena.»

La sera del 2 marzo 1904 viene, invece, rappresentata per la prima volta al Teatro Lirico di Milano la tragedia in tre atti La figlia di Iorio di Gabriele D'Annunzio. Si narra che l'opera ebbe più successo per una questione di "gossip" che per la sua sostanza, infatti, il pubblico accorse in massa per vedere sulle scene l' attrice Irma Gramatica, a quel tempo molto giovane, che veniva indicata come l'ultima amante di D'Annunzio.

Eduardo Scarpetta decise di proporre una nuova opera satirica, questa volta adattando il copione di D'annunzio. Nacque, così, "Il figlio di Iorio". Lo spettacolo venne interamente allestito ma Scarpetta, decise di parlarne prima con D'Annunzio e si recò a Marina Di Pisa per incontrare il poeta. Il colloquio con D'Annunzio fu molto piacevole e le cronache raccontano che D'Annunzio si divertì molto alla lettura del copione, tuttavia preferì non dare il proprio consenso scritto nel timore che la rappresentazione satirica potesse nuocere alla propria opera. Successivamente, quando l'opera era già in scena, inviò a Scarpetta un telegramma in cui gli negava il consenso alla rappresentazione.

"Il figlio di Iorio" andò in scena il 3 dicembre del 1904 al Teatro Mercadante di Napoli. Sulle prime, la commedia ebbe un discreto successo, poi, fioccarono le proteste da parte del pubblico nel quale erano seduti molti fan di D'Annunzio. Lo spettacolo fu interrotto dagli schiamazzi e non fu più ripreso; dalla stampa, poi, Eduardo Scarpetta apprese che D'Annunzio gli aveva sporto querela per plagio e contraffazione, sostenuto da Marco Praga, fondatore della Società degli autori di cui lo stesso D'Annunzio era socio.

La notizia dell'imminente processo suscitò grande clamore anche a livello internazionale. Si crearono delle vere e proprie fazioni; Salvatore di Giacomo sosteneva D'Annunzio, Benedetto Croce era a favore di Scarpetta.

Il tribunale diventò un teatro nel quale Eduardo Scarpetta entrò in scena, demolendo le "ragioni" di D'Annunzio.

Grazie alla perizia svolta a suo favore da Benedetto Croce per la difesa, e nonostante quella a suo sfavore scritta da Salvatore Di Giacomo per la parte civile, Eduardo ebbe la meglio. Il Tribunale dichiarò l'inesistenza del reato, poichè non di plagio si era trattato ma di satira, di parodia, assolutamente legittima. Nella storia della giurisprudenza italiana fu la prima sentenza che si pronuncia in tema di diritto d'autore, di parodia e satira. Da quel momento in poi, fu data un'impronta di legittimità a tutte le successive parodie che avrebbero dato vita ad un'importante categoria dello spettacolo.

Tuttavia, la vittoria fu per Eduardo molto amara. Il processo durato quattro anni e, soprattutto, l'accoglienza che l'opera aveva avuto in teatro, lo avevano prostrato. Non si sentiva più in grado di cogliere i gusti del pubblico e di fatto tornò a scrivere solo per consegnare ai posteri un suo ultimo capolavoro "'O miedeco de' pazzi", ritirandosi di fatto dalle scene.


Tratto dalla pubblicazione di LUIGI PELLINI  in:
http://luigi-pellini.blogspot.it/2015/01/la-brutta-figura-di-dannunzio-nel.html

 
Tratto da: Poesie motti e pensieri
Author Eduardo Scarpetta
Editor Stab. d'Arti Grafiche L. Pierro e figlio
Year 1923
Publisher Casa Editrice Cav. Emilio Gennarelli a C.
Address Monteoliveto 39-40 - Napoli Source djvu
 
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Eduardo De Filippo, l'uomo e L'arte della Commedia
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