venerdì 31 ottobre 2014

Eduardo in casa De Sio - Di Armando De Sio

L'ARTE DELLA COMMEDIA



Eduardo in casa De Sio 
Di Armando De Sio


Non ho mai visto recitare dal vivo Eduardo. Cause cronologico-temporali mi hanno impedito di vedere in azione il più grande uomo di Teatro del nostro Novecento. Per anni il volto del Maestro ha avuto per me un solo aspetto: quello di mio padre. Vedevo lui giovane, su di una vecchia cassetta, ventisettenne o giù di lì, interpretare assieme a mia madre a ai giovani (all’epoca) dell’Arenaccia “Non ti pago!” e “La Fortuna con la effe maiuscola”. Una scelta abbastanza singolare. Due commedie che fanno sorridere e masticare amaro lo spettatore piuttosto che far sganasciare dalle risate. Eduardo stesso, d’altronde, definiva “Non ti pago!” una tragedia travestita da farsa. Hanno poi ripreso di nuovo quei giovani, poi diventati “grandi” entrambe le commedie. Adoravo particolarmente vedere mio padre lottare con un personaggio: Ferdinando Quagliuolo. Un personaggio complesso, ricco di sfumature “tragicomiche”, pieno di contraddizioni. Mio padre cercava in ogni modo di non scimmiottare Eduardo, di non imitarlo come un pappagallo, pur carpendo e cogliendo i suoi segreti. E a mio parere la sua interpretazione è stata davvero eccellente. Qualcuno dirà:”Acquagliuò, l’acqua è fresca!”, ma per il sottoscritto è,era e sarà sempre mio padre uno dei più grandi interpreti del Teatro di Eduardo.
Una scelta audace, dicevo, quella delle due commedie, ripagata con un discreto successo e soprattutto con la voglia di far sempre meglio per far del bene. Sempre da ragazzino avviene il mio primo vero e proprio incontro con il drammaturgo, attraverso due delle sue grandi opere: Natale in casa Cupiello e Napoli milionaria! Mi piaceva la domenica mattina, assieme a mia sorella, interpretare i lunghi battibecchi tra Concetta e Lucariello. Napoli milionaria! Commedia “storica”, che proietta definitivamente la sua Napoli nel mondo, mostrandoci l’uomo alle prese con le sue conflittualità infinite. “La guerra non èfinita perché la vita è una continua battaglia.
Sempre ragazzino non posso dimenticare un episodio abbastanza divertente (con il senno di poi ) che mi lega all’Eduardo poeta. Preso da una cottarella per una ragazzina mandai a memoria, in fretta e furia, la poesia “Si t’o sapesse dicere” : ovviamente pur apprezzando la proposta e lo sforzo del sottoscritto la diretta interessata declinò l’invito ad un’uscita senza pensarci due volte.
Il mio rapporto viscerale con il Maestro non si arrestò, anzi continuò negli anni con la lettura e la visione delle varie commedie (parlando di lettura: la biblioteca del mio quartiere mi richiamò perché avevo tenuto un po’ troppo i tre volumi de “La Cantata dei Giorni Dispari”), l’incontro in prima persona con le tavole del palcoscenico, e poi l’incontro definitivo con il S.Ferdinando. Recitare su quel palco per chi ama il Teatro è un’emozione. Recitare Eduardo lì è un’impresa, una sfida, un onore. Per questo non smetterò mai di ringraziare chi mi ha dato questa possibilità. Ho ritrovato e rivisto le paure e le ansie che hanno colpito il vecchio genitore. Non scimmiottare, non imitare, ma rendere per quanto limitato, un ‘interpretazione personale della grande stima, passione e, diciamolo pure, affetto, per questo grande personaggio. Ma che bello, poi sentire il suono di quella tela che si apre, lo scricchiolare de quelle assi, lo sguardo chiassoso del pubblico, le Sue parole nel Suo Tempio.
A distanza di trent’anni penso proprio che in casa de Sio “recitare sul serio quello che gli altri nella vita recitano male” continui a vivere e palpitare come non mai, perché “chi si diverte a fare Teatro, diventa spettatore di se stesso.”



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