sabato 6 aprile 2013

LA TESTIMONIANZA DI REGINA BIANCHI

L'ARTE DELLA COMMEDIA

Regina Bianchi ok




Mare ‘n tempesta
mare arravugliate
portete ‘n funno
tutt e suonne mie,
tanto ca suonno a fa’?
si tu vicino a me
nun ce sta?
(Regina Bianchi)

"Erano gli anni '60, non ricordo con precisione. Una sera come tante, finito lo spettacolo, stavo uscendo dal teatro San Ferdinando di Napoli quando mi venne incontro una persona e mi disse che c'era una ragazza che avrebbe tanto desiderato conoscermi. Non ho mai saputo come si chiamasse ma per semplicità di racconto chiamiamola Maria. Non era una cosa inusuale e, anche se non sono mai stata persona di pubbliche relazioni, dal mio pubblico ho sempre amato farmi salutare. In fondo siamo quel che siamo grazie a loro. Una volta accettato di conoscere Maria mi accorsi che la persona che mi stavano per presentare si avvicinava con passo incerto e visibilmente accompagnata. Di lì a poco capii che Maria era cieca. Non so cosa mi prese ma all'improvviso non volevo più incontrarla e feci come per ritirarmi. "Ma cosa volete che faccia? Cosa può conoscere?" furono le parole scomposte che mi uscirono. "No, Regina, resta qui. Sai che gioia le darai!" quelle che mi furono dette dalla sua amica e che mi trattennero. Il racconto è solo all'inizio e quello che accadde subito dopo fu per me un susseguirsi di emozioni belle e brutte insieme. Senza vergogna, anzi con un po' di vergogna sì, devo dire che lì per lì prevalsero le brutte. Maria si avvicinò e salutandomi allungò le sue mani e inizio a toccarmi. Era il suo modo di conoscermi? Di capirmi? Non lo so ma mi dicevano fosse normale. Come se le mani sostituissero in qualche modo gli occhi. Prima mi prese le mani setacciandole, come se cercasse qualcosa. Poi le braccia fin sopra le spalle e infine iniziò a toccarmi la faccia. Lo so, non è edificante quello che dico, ma le mani di Maria sul viso mi fecero molta impressione. Ormai ero a un passo dal cedere e fuggire via quando lei, Maria, mi disse "Grazie Regina, è stato un onore conoscerla". In quel preciso istante mi sono sentita un verme. Sì, un verme. Ma come? Io, quarantenne, con un lavoro meraviglioso e tanta gente che mi voleva bene e amava conoscermi avevo appena ricevuto il grazie di una ragazza che avrà avuto una decina di anni meno di me, che nonostante la sua cecità amava il teatro e i sui protagonisti? Non ricordo e forse non so se ebbi la lucidità per ringraziare a mia volta Maria ma di certo ero stata ad un passo da un gesto che l'avrebbe sicuramente sconfortata. Sono passati tanti anni e mi chiedo spesso se in un'occasione simile oggi mi comporterei diversamente da come avevo reagito più di quarant'anni fa. Forse no. Certe cose è difficile che cambino ma è già molto conoscere i propri limiti e cercare di porvi rimedio. So che può sembrare una forzatura ma uno dei motivi per cui dico il rosario tutti i giorni è proprio per chiedere scusa per quello che non sono stata e che non sono".

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