venerdì 1 marzo 2013

EDUARDO E PASOLINI QUEL FILM MAI GIRATO

L'ARTE DELLA COMMEDIA



Trent´anni fa, il 24 settembre del ‘75, il grande regista mandò a De Filippo il copione di "Porno-Teo-Kolossal" Storia di un capolavoro mai realizzato 
La trama: il viaggio allegorico e surreale di Epifanio, re magio che segue fino al lontano Oriente una stella cometa apparsa a Napoli


Il film era pronto. Eduardo e Pasolini insieme, uno attore, l´altro regista. È il 24 settembre del ‘75 quando il "Porno-Teo-Kolossal" arriva in casa De Filippo accompagnato da una lettera. Il capolavoro mai realizzato compie trent´anni oggi. «Caro Eduardo, eccoti finalmente per iscritto il film di cui da anni ti parlo. In sostanza c´è tutto. Mancano i dialoghi. Li scriverò entro il prossimo mese. Ma saranno dialoghi ancora provvisori, perché conto molto sulla tua collaborazione, anche magari improvvisata mentre giriamo. Epifanio lo affido completamente a te: aprioristicamente, per partito preso, per scelta. Epifanio sei tu. Il "tu" del sogno, apparentemente idealizzante, in effetti reale. Ho detto che il testo è per iscritto. In realtà non è così. Infatti l´ho dettato al registratore (per la prima volta in vita mia). Resta perciò, almeno linguisticamente, orale. Ti accorgerai subito infatti leggendo, di una certa sua aria un po´ plumbea, ripetitiva, pedante. Passaci sopra. Mi era impossibile - per ragioni pratiche - fare altrimenti. Io stesso l´ho letto per intero oggi - poco fa - per la prima volta. E sono rimasto traumatizzato: sconvolto per il suo impegno "ideologico", appunto, da "poema", e schiacciato dalla sua mole organizzativa. Spero, con tutta la mia passione, non solo che il film ti piaccia e che tu accetti di farlo: ma che mi aiuti e m´incoraggi ad affrontare una simile impresa. Ti abbraccio con affetto». Firmato: tuo Pier Paolo.
Settantacinque pagine di trattamento spedite a Eduardo, l´impegno solenne per un percorso comune da intraprendere, spezzato però dall´omicidio di Ostia, nella notte tra sabato 1 e domenica 2 novembre. Eduardo va in tv e definisce Pasolini un amico «angelico». Di lui dice di aver amato «la sincerità, la libertà assoluta del suo pensiero, la lucidità nell´analisi sociale, la ribellione all´ipocrisia e alla falsità». Si becca lettere anonime di protesta, eppure poco dopo invia a "Paese Sera" una delicata poesia, un ultimo omaggio, com´era sua abitudine per la scomparsa di ogni persona cara. La spalliera di Cristo, 32 versi: "Non li toccate quei diciotto sassi […] cadrà la pioggia e li farà lucenti come la luce delle sue parole".
«Pasolini vedeva nell´attore la maschera vivente di Napoli», scrive Maurizio Giammusso in "Vita di Eduardo" (Mondadori, 1993). Un calco vivente dell´ultima città dialettale, la sola a resistere all´omologazione linguistica che la televisione stava imponendo. È lui Epifanio, il re magio che parte per l´Oriente seguendo una cometa apparsa su Napoli. "Porno-Teo-Kolossal" comincia così, o meglio così sarebbe cominciato, con Ninetto Davoli nel ruolo di Nunzio, compagno di viaggio di Eduardo. Un viaggio allegorico e surreale, visionario come un quadro di Bosch, l´altra faccia del tragitto compiuto da Totò in Uccellacci e uccellini: la fine del marxismo, e ora la venuta del Salvatore. Un altro film sull´ideologia.
Lungo il cammino, Epifanio tocca le quattro città di Utopia: Sodoma, Gomorra, Numanzia e Ur, ciascuna metafora di una metropoli contemporanea. Sodoma è la Roma ingenua degli anni Cinquanta, dove la regola è l´omosessualità e le coppie eterosessuali sono segregate nel Quartiere Borghese, tollerate da una polizia mite, che concede loro l´annuale Festa della Fecondazione per la continuità della specie. Gomorra è la Milano del disvalore capitalistico, dove ogni anno si celebra la Festa dell´Iniziazione: giovani nudi che saccheggiano, stuprano e rapinano. Numanzia è una Parigi futura, in cui la libertà di espressione viene minacciata dall´assedio dell´esercito fascista e l´intera popolazione si dà a un suicidio collettivo. Ur, infine è la meta, dove a Eduardo-Epifanio rubano il presepe vivente d´oro che portava in dono al Messia. Un Messia nato ma nel frattempo morto, perché il viaggio è durato troppo. Il fallimento dell´ultima utopia. Mentre Epifanio sale in cielo, senza vita per lo sconforto, il film si chiude con l´immagine della Terra vista dall´alto, e con la voce di Eduardo: «È stata un´illusione quella che mi ha guidato attraverso il mondo, ma è stata quell´illusione che del mondo mi ha fatto conoscere la realtà. Eppure, come tutte le comete, anche la cometa che ho seguito io è stata una stronzata. Ma senza quella stronzata, Terra, non ti avrei conosciuto».
Ma nelle 75 pagine inviate da Pasolini a Eduardo, c´era spazio anche per la sua vis comica, a cui erano affidati alcuni momenti pensati per alleggerire l´andamento drammatico del film. Canzoni, smorfie mimate, battute con un altro personaggio napoletano, misterioso e onnipresente, ambulante a Sodoma, mercante d´armi a Gomorra, cuoco fascista a Numanzia, autista a Ur: un uomo che offre più volte la sua protezione al dolce Epifanio, ma che si rivela alla fine il ladro del presepe d´oro. Con Eduardo, Pasolini aveva già lavorato nel ´61, chiedendo agli attori della compagnia De Filippo di doppiare i napoletani di Accattone. Una seconda volta non c´è stata mai.


Fonte: ANGELO CAROTENUTO ; La Repubblica


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