sabato 12 gennaio 2013

Vincenzo Scarpetta fratello di Eduardo

L'ARTE DELLA COMMEDIA



Vincenzo Scarpetta nasce a Napoli il 17 o il 19 giugno 1877, figlio “legittimo” dei coniugi Eduardo Scarpetta e Rosa De Filippo e fratello minore di Domenico, colui che malevoli voci popolari definivano «’o figlio d’ ’o Rre», in quanto frutto della relazione pre-matrimoniale tra la giovane Rosa e il Re Vittorio Emanuele II, poi legittimato da Eduardo Scarpetta. “Vincenzino” è l’unico figlio nato dal legale matrimonio di Don Eduardo, essendo gli Scarpetta – com’è noto – una “famiglia allargata”. Dalle numerose relazioni extra-coniugali di Don Eduardo, nasceranno l’adorata Maria (frutto della relazione con Francesca Giannetti, poi legittimata nel 1894), i fratelli Titina, Eduardo e Peppino De Filippo (figli di Luisa De Filippo, nipote di sua moglie Rosa), Eduardo e Pasquale De Filippo (in arte Passarelli, figli della “serva di casa” Anna De Filippo, sorellastra di sua moglie) e forse anche Ernesto Murolo.
La prima apparizione del piccolo Vincenzo in scena avviene probabilmente nel 1885 al Teatro Rossini di Napoli con la canzonetta Li pulicille de Mariantonia, mentre il vero debutto risale al 1888 quando interpreta nella commedia Miseria e nobiltà il celeberrimo ruolo di Peppeniello che Scarpetta aveva scritto appositamente per l’adorato figlio, assegnandogli la nota battuta «Vicienzo m’è pate a mme!», che diventerà negli anni la parte con cui esordiranno tutti i “piccoli” di casa Scarpetta, compresi i fratelli De Filippo.
La strada che il giovanissimo Vincenzo sente aprirglisi dinanzi è inizialmente quella della musica, studiata in casa assieme a maestri esperti e forse anche presso il Conservatorio di S. Pietro a Majella. La musica continuerà ad essere la passione sopita di Vincenzo, lungo tutto il corso della sua vita, un pacchetto di competenze ed abilità del quale si servira per comporre numerose parodie musicali, canzoni e riviste. Altrettanto spiccata è negli anni della prima giovinezza la passione per il café chantant, che ebbe il suo tempio a Napoli nel celebre Salone Margherita e si incarnò per Vincenzo anzitutto nell’amore per la cantante-ballerina Eugénie Fougère (contrastato da suo padre Eduardo; Vincenzo sposerà in seguito l'amata Amalia Bottone, attrice della Compagnia Scarpetta). Un’arte nella quale Vincenzo non mancò di esercitarsi nei primi anni della sua carriera artistica fu anche il ‘trasformismo’, lanciato dal noto Leopoldo Fregoli, cui Scarpetta padre e figlio dedicano nel 1898 uno spettacolo-parodia.
Le ambizioni di Vincenzo, cui non viene consentito di coltivare esclusivamente le proprie velleità artistiche, sono infatti “soffocate” da Eduardo Scarpetta, che intende fare del suo unico ed amato “legittimo” il proprio erede a teatro. La somiglianza quasi gemellare con Eduardo, nel fisico, nella mimica facciale e nelle pose, “condannano” Vincenzo ad indossare i panni di Felice Sciosciammocca a partire dal 14 novembre 1896 quando per la prima volta ne interpreta la parte nella commedia Li nepute de lu sinneco, e con continuità dall’anno comico 1909-10, quando don Eduardo sarà sempre più spesso assalito da attacchi di stage-fright.
La Compagnia di Vincenzo Scarpetta, che riscuote nei primi decenni del Novecento continui successi di pubblico e consensi critici, non solo a Napoli ma in varie città italiane, è la culla artistica nella quale muovono i loro primi passi numerosi attori e soprattutto i fratelli De Filippo. Il repertorio comprende commedie di Eduardo Scarpetta, ‘ridotte’ e ‘adattate’ da Vincenzo, sue commedie originali, gustose parodie musicali e interessanti adattamenti da altri autori contemporanei (ad es. Pedro Munoz Seca, Alfredo Testoni, Luigi Chiarelli, Paola Riccora etc.) o da pochade (Hennequin, Feydeau).
Sul finire degli anni Venti Vincenzo vira in una nuova direzione, a lui più congeniale e soprattutto tale da consentirgli un più sicuro aggancio nell’industria teatrale del momento, e del teatro di varietà in particolare: la rivista musicale. Si avviano così le stagioni delle produzioni di Vincenzo e Kokasse (alias Mario Mangini, marito di sua sorella Maria) – tra le quali si ricordino almeno Era nuova (1925), La Direttissima Napoli-Roma (1927), Broadway... che passione! (1928), Eva (1929) – e, negli anni Trenta, delle numerose riviste di Michele Galdieri con la Compagnia Molinari e l’attrice Tecla Scarano al Teatro Nuovo. Negli anni Quaranta, ormai quasi esauritasi la sua parabola artistica, figura quale “scritturato illustre” nella Compagnia Viviani per la quale, chiudendo ciclicamente la sua esistenza scenica, recita ancora una volta in Miseria e nobiltà.
Muore il 3 agosto 1952.

I materiali di studio su Vincenzo Scarpetta sono assai scarsi e poco o nulla è conservato nei luoghi istituzionali di ricerca. Uno sparuto gruppo di copioni figura nell'Archivio Eduardo De Filippo (presso la Società Napoletana di Storia Patria) e nell'Archivio della Censura Teatrale (Roma). A stampa è reperibile la più nota commedia 'O tuono 'e marzo, che Eduardo De Filippo portò in scena più volte (anche per le riprese Rai nel 1975) e volle perciò includere nelle sue Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta (Torino, Einaudi, 1975).

L’Archivio "privato" di Vincenzo Scarpetta è al momento custodito dai suoi nipoti Edoardo e Mariolina Cozzi Scarpetta, i quali, consapevoli di possedere un materiale prezioso in quanto a ricchezza ed unicità, sono attivamente coinvolti nel promuovere la conoscenza e la riaccensione dei riflettori su un autore-attore purtroppo oscurato – in vita come in morte – dalle ombre colossali di suo padre Eduardo Scarpetta e dei fratelli De Filippo. L'Archivio, sul quale sono basate le ricerche in fieri di chi scrive, comprende faldoni di copioni manoscritti (originali ma anche adattamenti e riduzioni da altri autori), spartiti musicali, album di fotografie (private e di scena), ritagli di giornale, locandine, disegni e altro vario materiale.

Numerosi sono i titoli che è possibile prendere in considerazione sia per saggiare l'originalità di Vincenzo rispetto alla tradizione scarpettiana, sia la portata innovativa della sua cifra attoriale ed autoriale rispetto al personaggio di Felice Sciosciammocca. Rimandando per opportuni approfondimenti al saggio indicato nella Bibliografia essenziale, ci limitiamo qui ad indicare: 'O tuono 'e marzo (1912); La donna è mobile (1918) e L'uomo è stabile (1919), entrambe commedie-parodie musicali; Era zetella ma... (1921); La signorina Cochelicò (1907, in cui Vincenzo dà una delle tante prove della sua abilità quale 'trasformista').


Cristiana Anna Addesso

Bibliografia essenziale
Tutte le informazioni qui indicate sono tratte dal più ampio ed approfondito lavoro:
Cristiana Anna Addesso, «Una figura simme, identica, perfetta, chi vede a mme adda dicere: ’o figlio de Scarpetta». Per una rivalutazione artistica del profilo di Vincenzo Scarpetta, pp. 22 (in corso di stampa), con relativa bibliografia e basato su documenti inediti tratti dall'Archivio privato di casa Scarpetta.

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