martedì 25 dicembre 2012

PULCINELLA

L'ARTE DELLA COMMEDIA
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imageDa sempre Pulcinella viene accostato ad alcuni personaggi delle Atellane come Maccus o Kikurrus , ma la maschera di Pulcinella che conosciamo adesso è stata creata dall'attore Silvio Fiorillo nella seconda metà del Cinquecento. Le ipotesi sono varie: c'è chi lo fa discendere da “Pulcinello” un piccolo pulcino perché ha il naso adunco; c'è chi sostiene che un contadino di Acerra, Puccio d'Aniello, nel '600 si unì come buffone ad una compagnia di girovaghi di passaggio nel suo paese. Silvio Fiorillo era gia' molto famoso con il personaggio di Capitan Matamoros ma si consacra con questa maschera napoletana. Partito da Napoli in compagnia di altri personaggi come Coviello, Pascariello e una lunga fila di capitani vanagloriosi come Matamoros e Rodomonte che parlavano una lingua franca a metà tra il napoletano e lo spagnolo, Pulcinella con Silvio Fiorillo approdò nelle grandi compagnie comiche del nord e divenne l'antagonista di Arlecchino, il servo sciocco, credulone e sempre affamato di quella fame atavica dei poveri diavoli.
Comunque la più importante raccolta di lazzi pulcinelleschi rimarrà quella del seicentesco Padre Placido Adriani. A Napoli, all'inizio del Settecento, la fortuna del personaggio di Pulcinella ha bisogno di uno spazio proprio, per questo verrà costruito appositamente un teatro per le commedie in dialetto: il San Carlino dove lavoreranno famosi Pulcinella come Petito e Altavilla.
imageCon lui , forse, inizia veramente il teatro napoletano . Antonio Petito, chiamato anche con l’appellativo di Totonno ‘o pazzo, sarà un autore, attore e capocomico napoletano di fama internazionale, in quanto egli renderà celebre, in tutto il mondo, la maschera di Pulcinella. Nacque a Napoli nel 1822, primogenito di Salvatore Petito, noto interprete della maschera di Pulcinella, e di Giuseppina D’Errico, detta “Donna Peppa”. Il padre recitava le sue farse “pulcinellesche” al Teatro San Carlino di Napoli, mentre la madre fu una pupara, una guarattellara, ossia gestiva un teatrino dei pupi e, successivamente quando divenne la sposa di Salvatore Petito fu l’impresaria della compagnia della famiglia Petito. I Petito erano una famiglia illustre di artisti teatranti e, si contraddistinsero da tante altre compagnie popolari del tempo per la loro immensa bravura. Essi furono sulla scena popolare napoletana a partire dalla seconda metà del Settecento fino alla seconda metà dell’Ottocento. Basti pensare che il fratello maggiore di Antonio, Gennaro Petito, era stimato dal pubblico per la sua mimica e, l’altro fratello minore Davide Petito fu ammirato per il suo estro recitativo. Totonno è stato anche un prolifico commediografo e tra le sue più belle opere, ricordiamo "Palummella zompa e vola", "Cicuzza", "Sò mastu Rafele e non te ne 'ncarricà ,Francesca da Rimini ripresa con grande successo poi anche dai fratelli Giuffre'". Petito era semianalfabeta e il suo repertorio teatrale ha più valore tecnico che letterario, ossia i suoi copioni sono fondamentali da un punto di vista scenico-recitativo e rappresentativo. Però questo non significa che per il grande Petito il testo scritto non fosse importante; anzi nel teatro dialettale egli può essere considerato il primo attore comico che intuì quanto fosse necessario il copione scritto, da recitare. Solitamente il nostro comico ideava la trama dei suoi canovacci e poi si rivolgeva agli illustri letterati del tempo per effettuare la stesura dell’opera.Sulle tavole del San Carlino, Petito non solo indossò il camicione di Pulcinella, ma anche la maschera del buffo Pascariello e di Don Felice Sciosciammocca ripreso poi anche da Eduardo Scarpetta , suo allievo preferito.
Dal carattere un pò particolare e dotato di quell'estro così trascinante, Antonio Petito era un uomo allegro anche nella vita privata, era un burlone a cui piaceva fare tiri mancini. Lo sperimentarono molto bene l'Altavilla e Eduardo Scarpetta, tanto per far qualche nome. E pensare che Totonno aveva iniziato la sua carriera artistica interpretando le parti di cattivo, e lo faceva talmente bene che una sera al teatro di "Donna Peppa" uno spettatore, indispettito per il tradimento di Jago (interpretato da Antonio Petito) ne' l'Otello, in un impeto di rabbia, lanciò una scarpa al Petito, con una violenza tale da procurargli una grossa ferita. Alla madre, che voleva far arrestare l'esagitato settatore, Petito disse queste parole:
«Pecchè 'o faje arrestà ? In fondo m'ha fatto 'o cchiù bello cumplimento ca me puteva fa !».
Il destino, purtroppo, lo attendeva inclemente. La sera del 24 marzo del 1876 mentre Totonno 'o pazzo intento a recitare nella "Dama Bianca" del grande Marulli, un attacco di angina pectoris lo fulminò dietro le quinte.
imageFu allora adagiato su di un materasso e portato sul palcoscenico dove esalò il suo ultimo respiro, sotto gli occhi di un pubblico addolorato e frastornato, che piangendo e disperandosi, gli tributò l'ultimo ed il più fragoroso degli applausi.
Pasquale Altavilla, per la sua bravura, per la sua dedizione e per il suo estro va annoverato fra i più grandi uomini che abbiano mai calcato le scene teatrali. Attore, mimo, commediografo, ballerino, musicista, autore di bellissime canzoni e cantante fu definito da Salvatore Di Giacomo come: L'ultimo signore della scena popolare partenopea. L'Altavilla calcò le scene del teatro San Carlino per oltre 46 anni. O Zì Pascale (come lo chiamava affettuosamente Eduardo Scarpetta) era il commediografo del momento, dell'attualità. La maggior parte delle sue commedie prendevano spunto, come del resto quelle del grande Giancola, dai fatti che accadevano giorno per giorno.In città s'inaugurava una nuova panetteria ? Ed ecco che dalla penna di Zì Pascale nasceva: La folla pe lu pane Francese, si apriva un Bar ? E giù l'Altavilla a scrivere la commedia: Lu café di Europa e così via; se s'inaugurava la ferrovia, ecco: L'apertura de la strada de fierro da Napole a Castiellammare. Pasquale Altavilla morì il 2 agosto 1875 cadendo per le scale nel mentre, per la sua troppa cortesia, era intento ad ascoltare una signora che gli richiedeva un palco per lo spettacolo della sera.
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Achille Torelli (Napoli 1841-1922). Scrittore e commediografo. Di antiche origini albanesi, Achille Torelli nacque a Napoli il 5 maggio 1841 da Vincenzo e da donn’Anna de Tomasi dei principi di Lampedusa, zia del famoso autore de Il Gattopardo. Contemporaneo del Mastriani, Torelli ne rappresenta, in un certo senso, l’antitesi. La sua opera teatrale e la sua personalità di commediografo furono la testimonianza napoletana della destra culturale italiana. È noto soprattutto per la commedia I mariti. Fra gli altri suoi lavori ricordiamo Troppa grazia, La moglie, Triste realtà, Scrollina. Ha lasciato anche commedie in dialetto napoletano, come: ‘E ddoje catene, ‘A chiesa d’ ‘o sange. Tipico esponente della prima generazione post-risorgimentale, il Torelli tralasciò i grandi temi politici e si volse ad indagare problemi e costumi della borghesia
Eduardo Scarpetta fu il più importante attore e autore del teatro napoletano tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Creò il teatro dialettale moderno, che ancora oggi si usa e si specializzò nell'adattare la lingua napoletana in moltissime pochade francesi; la sua commedia più celebre, Miseria e nobiltà, fu una creazione originale, parte importante del suo repertorio.
Scarpetta fu anche attore cinematografico agli albori della “settima arte”. Egli girò alcuni film per una casa di produzione milanese, la “Musical Film” di Renzo Sonzogno, tratti dalle sue commedie: Miseria e nobiltà (1914, diretto da Enrico Guazzoni), La nutrice (1914, diretto da Alessandro Boutet), Un antico caffè napoletano (1914), Tre pecore viziose (1915) e Lo scaldaletto (1915) diretti da Gino Rossetti. Di questi film ci rimangono solo alcune foto di scena di Scarpetta e di altri interpreti.
Dopo di essere stato, giovanissimo, nella compagnia di Antonio Petito, piu' tardi ne diventera' capocomico siamo nel 1879. Porta al successo il personaggio di felice Sciosciammocca
image che piu' tardi diventera' anche il cavallo di battaglia delle sue famosissime commedie . Comincia a lavorare con una sua compagnia e nel 1880 ristruttura il vecchio e glorioso teatro San Carlino .Iniziò così una stagione di grandi successi, che lo portano ben presto a diventare un idolo.  Diventato ormai un capocomico di successo, nato da una famiglia modesta, possiede ora un palazzo in Via Dei Mille, costruito dallo stesso architetto del Teatro Bellini, Vincenzo Salvietti, carrozze e cavalli.Per più di cinquant'anni Eduardo Scarpetta calca le scene dei più grandi teatri italiani, inventando un nuovo modo di far ridere.
Sposato dal 1876 con Rosa De Filippo intreccio,successivamente, una relazione con Luisa De Filippo, nipote di Rosa.image
Parlare di Eduardo Scarpetta, era problematico, per le tantissime chiacchiere e pettegolezzi proliferati intorno alla sua vita privata.
Lui non fece nulla per cercare di impedire o quanto meno arginare la marea di voci che circolavano sul suo conto; certamente erano altri tempi ed esistevano altri modi di leggere i comportamenti privati di un personaggio noto, che  approfittava  di  questo, per costruire il suo  personaggio, ormai  diventato  beniamino delle  platee, che  non  deludeva con improvvisate  battute.


<<Al teatro Sannazzaro, uno spettatore gridò al suo indirizzo: "…Scarpè tiene 'e ccorna!", egli rispose con tutta calma: "…Sì, ma 'e mmie so' reali!".>>

Padre di un numero altissimo di figli (riconosciuti e non) oltre a Vincenzo, Domenico, Maria Scarpetta, vi sono i celebri Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, il poeta Ernesto Murolo (padre del cantante Roberto Murolo), Eduardo (De Filippo) in arte Passarelli e suo fratello Pasquale De Filippo.
Scarpetta rese il teatro napoletano, teatro di "carattere".





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