sabato 22 dicembre 2012

Le voci di dentro - alcune considerazioni.



Se c’è un titolo che possa essere definito più pirandelliano di altri nell’immensa opera di Eduardo de Filippo è senz’altro Le Voci Di Dentro.

In quest'opera ritorna il tema dell'ambiguità di rapporto fra realtà e sogno. Il filo conduttore di questa commedia, forse la più amara scritta da Eduardo, è l'incomunicabilità simboleggiata dallo zi' Nicola, l'enigmatico personaggio, che per disillusione delle cose umane ha rinunciato a parlare preferendo esprimersi con una sorta di "Codice Morse" dove i punti e le linee sono lo scoppio di petardi. Questo personaggio è la metafora di chi, dolorosamente, vuole mantenersi estraneo e al di fuori dalle meschine vicende del mondo; abita in sorta di palafitta, eretta al centro della scena, lontano dalle vicende che si svolgono sul palcoscenico, e lì morirà nel mezzo della commedia, tornando a parlare poco prima di morire, solo per esclamare:

«Per favore, un poco di pace!».

Zi' Nicola ha smesso di parlare poiché il mondo non lo ascolta più. È questo il tema del mutismo e del silenzio che tornerà in altre commedie di Eduardo da Mia famiglia a Gli esami non finiscono mai. Rifugiarsi quindi nel silenzio o nel sogno, visto come unico sfogo delle inquietudini umane: con il racconto del sogno sanguinolento della cameriera Maria e del portiere Michele che rimpiange i bei sogni a colori della giovinezza si apre la commedia dove proprio un sogno, quello di Alberto Saporito sarà l'evento scatenante della vicenda, portando progressivamente a galla le ipocrisie, le amarezze e le meschinità dei personaggi coinvolti. Ancora una volta appare il tema centrale delle commedie eduardiane: la famiglia qui rappresentata con un ritratto al vetriolo della "famiglia rispettabile". Sullo sfondo l'Italia uscita da quella guerra che ha portato le nevrosi e disillusioni, la difficoltà nel quotidiano "tirare a campare", e l'abbrutimento dell'uomo che ormai vede nell'altro un suo nemico.

zio Nicola, non visibile, ma immanente, rappresenta la coscienza critica che simboleggia il disagio, la ribellione del mondo interiore, delle "voci dentro" , protesta estrema contro le ipocrisie.

In questa commedia la dimensione del sogno si mescola e confonde con quella della realtà: tutti i tipi di orrore sono già stati visti, vissuti, metabolizzati a livello inconscio e nessuna efferatezza sembra più impossibile.

«Il sogno - dirà lo stesso Eduardo in una intervista rilasciata nel 1977 - è la spia di una inquietudine che ci attanaglia. I personaggi di questa commedia portano in sé l'ansia di una guerra appena finita, di violenze non dimenticate».

Da Shakespeare a Pirandello, a Eduardo, il sogno ha sempre destato l’attenzione e la curiosità di poeti e letterati influenzandone e caratterizzandone la poetica e la scrittura. Il sogno che si confonde con la realtà a volte sembra dissolvere i confini tra il reale e l’immaginario. Anche per questo "Le voci di dentro" merita di essere posta tra le più belle e significative commedie di Eduardo De Filippo. Ma questa volta un sogno confonde la realtà e la fantasia, rivelando così i torbidi pensieri di tutti i personaggi. Commedia introspettiva, disperata, una commedia noire, dove sogno, visione e realtà si fondono e confondono, dove il sospetto e la mancanza di sentimenti puri impediscono la sana comunicazione e le voci di dentro non trovano più vita.

Alberto Saporito è un apparecchiatore di feste popolari, e vive col fratello Carlo e lo zio, Nicola. Una notte sogna che i vicini di palazzo, i Cimmaruta, uccidono l'amico Aniello Amitrano e fanno sparire il cadavere. Nel sogno, lucidissimo, Alberto vede dove sono nascosti i documenti che possono incastrare i vicini. L'indomani, fatta la denuncia in questura, fa arrestare i Cimmaruta e rimasto solo in casa con il portiere Michele, cerca i documenti. Solo allora, all'improvviso, s'accorge di aver sognato il tutto e capisce il guaio che ha combinato.
Ritrattata la denuncia dal commissariato di polizia, Alberto si trova ora nei guai: Il procuratore della Repubblica, insospettito, crede che egli abbia ritrattato per paura od altro. Inoltre, rischia una querela per calunnia da parte dei vicini. Ma quel che viene messo in moto, in una rapida degenerazione, è un meccanismo che svelerà tutte le meschinità dei protagonisti. Carlo, il fratello, nell'evenienza dell'arresto, cerca immediatamente un compratore per tutto il materiale per l'allestimento delle feste popolari, e tenta di farne firmare ad Alberto la cessione (con pieni poteri), adducendo varie scuse. I Cimmaruta, che vengono a trovarlo uno alla volta, si mostrano stranamente gentili e si accusano l'uno con l'altro cercando di salvare il resto della famiglia. Converranno, alla fine, di dover assassinare Alberto per salvarsi... da un omicidio che, nel finale della commedia, si scopre essere solamente un sogno, in quanto Aniello è vivo e vegeto.
Alberto, a questo punto finale, finge di aver trovato i documenti, chiamando assassini i vicini; e spiega a cosa si riferisce: assassini della stima e della fiducia reciproche, ammettendo un omicidio come potenziale prassi, sospettando degli stessi familiari:


«Voi mò volete sapere perché siete assassini ... in mezzo a voi magari ci sono pure io e non me ne accorgo ... Avete sospettato l'uno dell'altro ... Io vi ho accusati e voi non vi siete ribellati, lo avete ritenuto possibile. Un delitto lo avete messo fra le cose probabili di tutti i giorni; un assassinio nel bilancio familiare! La stima, don Pasqua', la stima! ... La fiducia scambievole ... senza la quale si può arrivare al delitto.»

In fondo ammette Alberto Saporito è compreso anche lui fra loro, senza saperlo: infatti con quel sogno, ha inconsciamente creduto i vicini capaci di un tale crimine.

Sospesa tra sogno e realtà, anzi, avviluppata ed irretita tra il piano onirico e quello del reale, Le voci di dentro è tra le commedie di Eduardo più ricche di simboli e significati, un lavoro durante la visione del quale il livello esegetico di chi guarda non può fermarsi alla prima impressione per non rischiare di perdere quella messe di concetti e idee che il grande drammaturgo napoletano ha avuto ben presenti durante la sua scrittura. Concepita nel 1948 , Le voci di dentro si porta ancora dietro gli echi tragici della guerra appena finita. Ne sono testimoni i sogni inquieti che i protagonisti fanno e che ci raccontano all’inizio dell’opera con effetti scenici che acuiscono il senso di mistero e di disorientamento che perdurerà durante tutta la rappresentazione. Infatti, quella che può sembrare una divertente commedia degli equivoci diventa una acuta riflessione sull’uomo e le sue meschinità che invece di ammiccare al pubblico lo turba.


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