domenica 16 dicembre 2012

Intervista a Lando Buzzanca

L'ARTE DELLA COMMEDIA
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Parlare di Eduardo non è certo facile, perché parlare di lui è come parlare di Pirandello, di Shakespeare, insomma, come parlare di un grande autore, di un uomo di cultura, oltre che, di un grande attore.
Io ho avuto la fortuna, proprio all’inizio della mia carriera, di fare due commedie con Eduardo La grande magia e La paura numero uno. E quando ho incontrato Eduardo, non so per quale sorta di magia, mi è sembrato proprio di incontrare un amico. Io, d’altronde, sono sempre stato così con gli attori: li amo più di quanto ami me stesso, amo gli attori in se stessi. Eduardo, poi, già lo amavo e perciò quando l’ho incontrato è stato come se avessi incontrato un parente, uno zio, e con lui mi comportavo con molta naturalezza, e la cosa suscitava non poco scalpore. Lo chiamavo Don Eduardo. Ho chiamato Don solo tre persone nella mia vita: De Filippo, De Sica e Visconti, Don Eduardo, Don Vittorio e Don Luchino. Ma il primo che ho chiamato Don è stato Eduardo.
Ne La grande magia facevo la parte di un brigadiere e tutte le invenzioni che facevo con questo personaggio Eduardo non solo le accettava, ma le trovava molto divertenti. Un giorno mi prese da parte Giancarlo Sbragia - anche lui lavorava ne La grande magia - e mi disse: "Lando, ma come tratti Eduardo"? E allora io, subito preoccupato, gli chiesi "Perché gli manco di rispetto"? E lui mi disse: "No, quello no, però hai una familiarità tale…" Allora io dissi: "Io mi sento di parlare così con lui". Mi è sempre rimasto impresso il fatto che io, istintivamente, avessi con lui un rapporto familiare. C’era Luisa Rossi, la protagonista femminile, che ogni volta che Eduardo le parlava mi ricordo che sveniva. Poi Eduardo mi volle anche per La paura numero uno, nella parte di un altro brigadiere. E quando fece Masaniello con Modugno - lo spettacolo andò malissimo costava molto e la cosa andò avanti a stento - e c’era un personaggio per il quale voleva me, ma nessuno sapeva chi fossi perché ero ancora agli inizi. Poi io andai, lessi il copione, la parte che dovevo fare e non la feci perché mi venne offerta un’altra parte che era più importante, nonostante lì ci fosse Eduardo.
Si dice sempre che Eduardo era tirchio e che trattava malissimo i suoi attori, io non sono d’accordo perché quando uno è grande può permettersi qualcosa di più degli altri. Innanzitutto Eduardo si poteva permettere anche il lusso di essere umile e lo era certo non con le carogne, non era umile con la gente pessima che parlava male di lui.
Ora vorrei raccontare un episodio che mi commosse. Lui diede Il Cilindro, che è un atto unico, ad una produzione cinematografica per farne un episodio in un film di quattro episodi. E il giorno in cui andai a lavorare alla Elios, una produzione povera, arrivai in questo teatro di posa e trovai al bar Eduardo. E gli dissi: "Eduardo, e voi che fate"? E lui: "Eh Buzzanca, venite a prendere il caffè". Non sapevo che era tratto dal Cilindro l’episodio che io facevo e nel quale avevo la parte del protagonista maschile, un acquaiolo che fa finta di prostituire la moglie e si fa trovare morto sul letto e il cliente della moglie scappa perché vede un cadavere. Solo Eduardo si poteva inventare queste cose. Insomma, Eduardo mi disse: "Io sono qui perché mi hanno detto che la parte la facevate voi". E io: "E lei ha dato Il Cilindro solo se lo interpretavo io"? Allora me lo sono abbracciato, era piccolo, magro abbracciato lo circondavi tutto. Questa cosa mi ha fatto un enorme piacere. Poi un’altra volta l’ho incontrato, eravamo vicini di set a Cinecittà; io facevo spia spione e lui girava spara forte, più forte… con Mastroianni e la Welch. Io, allora, avevo già fatto la parodia di James Bond, credo che avessi già fatto Don Giovanni di Sicilia, ero in crescita come protagonista, mi ero lanciato nel mondo delle star. Era estate e lui stava seduto su una panchina a Cinecittà a prendere il fresco, a prendere un po’ d’aria. Anch’io uscii per prendere aria, mi avvicinai a lui e gli chiesi: "Don Eduardo come state"? E lui: "Buzzanca eh, ora siete un attore arrivato..." E io gli ho detto qualcosa per cui lui mi ha guardato come per dire guarda questo ragazzo com’è intelligente. Non mi ha detto niente, ma lo sguardo era affettuoso. Io gli ho detto: "Prima di arrivare troppo ne devo mangiare di pane duro". E lui mi ha guardato con questi suoi occhi acquosi, da uomo anziano. Questi sono i ricordi che ho di Eduardo.
Una cosa però devo dire perché sono onesto con me stesso e con gli altri, era un grande attore, ma io gli preferivo il fratello Peppino, era più bravo. Anche con Peppino ho avuto un bel rapporto. Peppino mi invitò una volta a cena al Santa Lucia, un locale storico dove andavano tutti gli attori a fine spettacolo, e lui mi disse: "Voi farete un sacco di soldi perché siete simpatico". Allora ho capito che la simpatia valeva più di tutto, più della bravura.
Peppino era più simpatico di Eduardo. Io amavo Eduardo, ma Peppino mi divertiva. Forse amavo meno Peppino, di Eduardo non mancavo uno spettacolo. Eduardo lo amavo, ma Peppino mi divertiva, le sue trovate, le sue invenzioni.
Eduardo, forse senza volerlo, mi ha davvero insegnato chi è l’attore. All’epoca delle due commedie fatte con lui per la televisione ero molto giovane ed ero molto emozionato: ogni volta che entravo in scena mi cominciava a battere forte il cuore e mi chiedevo perché visto che mi sentivo così sicuro e volevo chiedere aiuto a lui. Entravamo in scena insieme e allora mi girai verso di lui e vidi che anche lui tremava come una foglia, batteva i denti. E allora mi sono detto: se anche lui, con 50 anni di esperienza teatrale si emoziona prima di entrare, io che non sono nessuno devo ringraziare il Padre eterno che sto facendo questo.
Evidentemente il mestiere dell’attore è talmente bello che ti emoziona ancora prima di fare qualcosa e qual’è il problema? Bisogna cacciarle subito via l’emozione e la paura. Una volta entrati in scena bisogna avere il carattere per mandare via queste emozioni; Eduardo mi ha dato questa grande lezione. E’ come se mi avesse dato dell’ossigeno per tutto il mio mestiere a venire. E questo, per un ragazzo come me che era proprio agli inizi, è stato un insegnamento molto prezioso.

Fonte: http://sicetsempliciter.wordpress.com/2010/04/18/intervista-a-regina-bianchi-l%E2%80%99ultima-filumena/

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