sabato 15 dicembre 2012

Intervista a Glauco Onorato

L'ARTE DELLA COMMEDIA
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Ho conosciuto Eduardo, mi pare, alla fine del 1963, perché le commedie nelle quali ho lavorato sono cominciate ai primi del ‘64. Io fui contattato dalla tv, dalla Rai e mi dissero che c’erano queste tre commedie da fare per la regia di Guglielmo Morandi e la direzione artistica di Eduardo. La mia conoscenza con lui si è approfondita durante la lavorazione. Ho un ricordo bellissimo di lui; aveva questa fama di uomo burbero e cattivo con gli attori, a me ha dato un’impressione completamente diversa perché con me fu molto carino, gentile, disponibile. Ha accettato quello che ho fatto con lui e addirittura mi propose, poco dopo, di fare l’attor giovane al San Ferdinando che doveva riaprire. L’operazione andò male e il teatro non riaprì. Mi fece questa proposta perché il figlio era ancora troppo giovane e io invece avevo più di 20 anni. La conoscenza è stata questa e il mio ricordo è molto positivo.

La paura numero uno è stata la seconda commedia, in ordine cronologico, che ho fatto e ricordo il mio ruolo ma, soprattutto, ricordo il suo. Per questo personaggio la normalità è il tempo della guerra perché lui è tutto organizzato, con le sue scorte, le sue provviste, per cui non ha timori e vive la sua vita normalmente. Il ricordo che ho di questa commedia è molto simpatico perché a me che ero l’unico, insieme alla mia fidanzata, attore in lingua, faceva provare le scene e poi mimava, senza parlare, l’invito ad andarmene. Quindi mi mandava via, mentre invece i suoi li teneva lì come schiavi fino all’ultimo. A me e alla Tirinnanzi, che era l’attrice che faceva la mia fidanzata ci mandava via molto presto. Poi noi, invece, insistevamo per restare perché io mi dicevo che mai mi sarebbe capitata di nuovo l’occasione di vedere come lavora un genio di quel calibro.

Di Bene mio core mio io ricordo pochissimo, quasi niente, perché fra l’altro facevo una piccolissima partecipazione, ero un architetto che si presenta all’inizio della commedia. Ma ne ho un ricordo piacevole perché so che lui ci teneva ad avermi fra i suoi e mi fece fare quel ruolo lì, brevissimo, anche in questo caso in condizioni di grande privilegio. E poi c’è la terza commedia che è Mia famiglia che ricordo un pochino di più soprattutto perché - come in La paura numero uno -

in Mia famiglia avevo due o tre scene con lui. Solo la mia incoscienza di ventenne fece sì che non mi emozionassi più di tanto, e c’era da emozionarsi, indubbiamente, perché lui era straordinario nei silenzi, nelle pause più che quando parlava; quando parlava era, ovviamente, bravissimo. Quindi ho il ricordo bellissimo di aver avuto l’opportunità di recitare con uno dei più grandi attori del secolo.

Mia famiglia é stata, in ordine cronologico, la prima delle tre commedie che ho fatto con lui, in cui avevo il ruolo di fidanzato della figlia. Quello che più ricordo È il bel rapporto che avevo con lui, e per questo vorrei sfatare una volta per tutte, almeno dal mio punto di vista, la diceria che Eduardo fosse cattivo con i suoi attori. Da quello che ho recepito in quel periodo, perché poi nelle pause vivevo in mezzo ai suoi attori, quelli napoletani, posso dire che gli attori erano cattivi con lui, nel senso che, probabilmente per invidia, di lui dicevano sempre peste e corna e siccome lui non era sciocco e aveva qualcuno che ogni tanto gli riferiva qualcosa, a sua volta li puniva essendo fiscale, essendo severo. Però io ho solo ricordi belli di lui, al di là del piacere di lavorare con lui.

Devo dire poi di aver avuto conferme di questo. Ho lavorato con Giancarlo Sbragia che ha fatto, mi pare, il ruolo di protagonista ne La grande magia e con Valeria Moriconi. Anche loro condividevano questa mia opinione cioè dicevano che, in fondo, con loro Eduardo era stato altamente professionale e affettuoso, carino, nei limiti del suo carattere, un po’ chiuso, un po’ burbero. Io ho una foto, ho una sua foto con dedica; a guardarla colpisce perché lui difficilmente si concedeva a un sorriso, era proprio un suo carattere così, però era talmente straordinario.

Gli aneddoti che si raccontano su di lui sono crudeli. Ma vale la pena raccontare quello della partita a poker per esempio.

Si parla di una partita a poker alla quale partecipavano Eduardo e i suoi parenti, prima della scissione tra i fratelli. Quindi c’era Titina, Peppino, poi c’era il marito di Titina e un altro attore. Pare che il marito di Titina soffrisse di calcoli renali e quindi di coliche e che gli venne una colica renale mentre giocavano in cinque a poker; sospesero la partita e chiamarono l’ambulanza. Quest’uomo si contorceva, lo portarono via in ambulanza e rimasero in quattro. Naturalmente commentando questa cosa tutti dicevano: "ma poverino, ma adesso cosa si fa, cosa si fa poveretto, adesso noi siamo qui e lui è all’ospedale, ma cosa facciamo, cosa facciamo?". L’unico che taceva, mentre questi commentavano, era Eduardo il quale a un certo momento, a furia di sentire "come facciamo, come facciamo?" disse: "E come facciamo, leviamo i 6 e continuiamo la partita! ", per continuare.

Un’altra cosa divertente, non è un aneddoto ma è un fatto realmente accaduto: qualche anno dopo le commedie che avevo fatto con lui, telefonò personalmente a casa mia e al telefono rispose mia madre che era un ex attrice e aveva un’adorazione, come tutti gli attori e le attrici, per Eduardo. Allora mia madre prese il telefono e sentendo dall’altra parte dire: "Sono Eduardo" le cominciò a tremare la mano, per cui lasciò l’apparecchio, venne in camera dove stavo io e mi disse: "Glauco, c’è Eduardo al telefono!" E io, per smitizzare la cosa e cercare di farla stare tranquilla gli dissi una battuta che, naturalmente non pensavo: "Va bene, è un mio collega che mi chiama! E che c’è di strano?".

Mi ricordo anche un altro episodio che mi coinvolge. Lui aveva casa ai Parioli. Un giorno mi dà appuntamento perché mi voleva vedere, parlare del progetto e poi parlare anche dei compensi.

Allora io mi presento in serata, suono al citofono come lui mi aveva indicato al telefono, si sente una voce che fa: "quarto piano". Io entro nell’ascensore, spingo il quarto piano e, questo ascensore, era di quelli che vanno direttamente nell’appartamento. Arrivo, si apre la porta automatica, non c’era nessun essere umano bensì un molosso napoletano alto così, che stava fermo e ovviamente mi ha bloccato. Pochi istanti dopo è arrivato Eduardo. Era davvero un personaggio; aveva un copricapo in testa, quello con cui si va a dormire, la vestaglia, e mi accoglie con un buonasera, s’accomodi. Poi mi porta in una specie d’ufficio dove aveva tutti mobili coperti con lenzuoli bianchi, sembrava veramente un’ambientazione di una sua commedia.

Quando facevo Il gioco dei potenti, al Piccolo di Milano, lui venne per fare una commedia, una farsa, che si chiamava Sogno di una notte di mezza sbornia. Ricordo che andammo tutti, sospendemmo le prove, persino Strehler, andammo tutti a vedere questa commedia e ci sentimmo male dal ridere; cioè era talmente esilarante, talmente straordinario, che ci prese proprio un malore, e la sera neanche riuscimmo a mangiare, finimmo sotto le sedie ridendo come pazzi.

Uomini così, dovrebbero campare mille anni.


Fonte: http://sicetsempliciter.wordpress.com/2010/04/18/intervista-a-regina-bianchi-l%E2%80%99ultima-filumena/

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