domenica 30 dicembre 2012

GLI ESAMI NON FINISCONO MAI - IL PROLOGO



GLI ESAMI NON FINISCONO MAI
Commedia in tre atti
di Eduardo De Filippo

PROLOGO

La sala buia si alza il sipario mentre un fascio di luce bianca investe il centro di un sipario-comodino di vellu to nero.
Con gesto rapido e padronanza del mestiere, Guglielmo Speranza si presenta al pubblico, spaccando in due il vel luto nero e avanzando verso il centro della ribalta. Egli indossa un qualsiasi vestito da mattina e reca nella ma no sinistra tre barbe finte: nera, grigia e bianca. Queste tre barbette posticce saranno di quelle che i comici guit ti di un tempo, per rendere velocissime le loro trasfor mazioni, usavano fermare sui loro volti mediante cor doncini elastici e resistenti fili color rosa confetto. Do po l’inchino d’obbligo, l’attore si toglie rispettosamente il berretto goliardico ricavato da un foglio di giornale e inizia il suo discorsetto introduttivo.

GUGLIELMO Pubblico rispettabile, signore e signori: il protagonista della commedia che ascolterete stasera si chiama Guglielmo Speranza. Non vi stupirete, spero, se questo personaggio, che io stesso farò vivere al centro della vicenda e che accompagnerò dalla giovinezza fino alla vecchiaia non cambierà mai di abito:, non può, non deve. L’ho chiesto all’autore e lui mi ha risposto: «L’e roe di questa commedia non è un «tipo», bensì il proto tipo di noi tutti, un eroe la cui esistenza è caratterizzata dagli aspetti positivi e negativi della nostra stessa esi stenza, e perciò sarebbe impossibile trovare un vestito che rispecchiasse la sua complessa personalità». E ha precisato: « Un simbolo si riconosce per ciò che pensa e dice, non per il vestito che indossa». E poiché l’autore ha voluto risparmiarvi il personaggio « comodino», cioè la spalla, ogni tanto, nel corso dell’azione, io verrò qui a fare una chiacchieratina con voi, perché possiate appren dere dalla bocca stessa di Guglielmo Speranza il suo pensiero intimo sui fatti accaduti e le previsioni su quel li che dovranno accadere. In altri termini, la sua spalla sarete voi.
Guglielmo Speranza lascia l’università perché si è laurea to. Non sappiamo quale facoltà scelse a suo tempo: in fatti, come vedete, il suo berretto goliardico è stato ricavato da un foglio di giornale. L’azione ha inizio in torno al 1922-23. La cantante di strada... (la un passo indietro, solleva il sipario al centro e lascia passare la cantante con chitarra)... eccola, via via che scorreranno gli anni vi canterà le canzoni di successo dell’epoca. Queste tre barbe rappresentano i passaggi di tempo: nera per la giovinezza, grigia per la maturità, bianca per la vecchiaia. Ecco! (Si applica sul viso la barba nera) Ho venticinque anni, mi sono appena laureato. Vivo in quei tempi che oggi qualcuno ricorda con una punta di no stalgia, i tempi romantici di Addio Giovinezza.CANTANTE (canta accompagnando.vi con la chitarra) Ma fugge la bellezza, la giovinezza non torna più.
Il tempo che passò senza l’amore, non tornerà... (esce) GUGLIELMO ... quando gli studenti ancora cantavano...

Dall’interno giunge, in lontananza, il coro degli studenti.

STUDENTI (voci interne) Evviva Napoli, città di belle donne
noi siamo le colonne, noi siamo le colonne dell’uni versità!

A questo punto il sipario di velluto si apre scoprendo la « Strada dove ci si incontra per caso». Intanto il gruppo è riuscito ad avvistare Guglielmo Speranza. Smettono di cantare per corrergli intorno e festeggiarlo. A scorgere per primo il collega, e a indicano agli altri, è stato Furio La Spina.

FURIO (dall’interno) Eccolo là, sta là! Guglielmo!
STUDENTI (c. s.) Guglielmo!
FURIO (c. s.) Siamo arrivati in forza!
ATTILIO (c. s.) Nessuno è mancato all’appello.
GUGLIELMO Venite, amici, venite!
AGOSTINO Festa grande, Gugliè!
CORRADO Vino gelato a volontà!

I giovani, con in testa Furio e un garzone d’osteria che reca tre fiaschi di vino, irrompono in scena e circondano Guglielmo.

CORRADO Per Guglielmo laureato a piani voti... eia, eia... TUTTI Alalà!
ATTILIO In alto i calici!
FURIO Piano. (Improvvisamente assume l’aria di un lumi nare della scienza medica, e comincia a esaminare so spettosamente l’aspetto fisico di Guglielmo) Lo sguardo attonito, vitreo, atterrito quasi, del nostro collega Spe ranza ci lascia immaginare, illustri colleghi, che il trau ma subito alla presenza della sempre sia lodata commis sione esaminatrice...
TUTTI Amen!
PURIO Requiescat in pace, aggiungo io. Che il trauma subito, dicevo, lo abbia scosso al punto da rimanere vitti ma non solo di una riduzione delle facoltà psichiche ma altresì da una improvvisa paresi facciale con conseguen te limitazione sia della parola che del deglutire. Il medi co curante?
AGOSTINO Sono io, illustre professore: primario dell’ospe dale STATEFRESCHIFRATELLI, specialista in medicina in terna, esterna e con veduta panoramica, malattie di cuo ri e di vasi, sia di giorno che di notte. Valentino Valen tinissimo, ai suoi ordini.
FURIO (con sussiego) I familiari?
ATTILIO (coprendosi il capo con un fazzoletto e legandose lo sotto il mento) Ci sono soltanto io, che sono la ma dre, professore carissimo. Il padre mori dalla paura quando la livatrice ci fece vedere a lui che era appena ve nuto al mondo. Siamo gente di bassa estrazione, ma i danari ci stanno e ce ne stanno assai! Io mi levo le per le dalle recchie se voi mi salvate la creatura che senza pa gare l’affitto, e senza che nessuno l’avesse chiamato, se ne venne di casa dentro alle viscere mie.
FURIO Altra prole?
ATTILIO (mostrando Corrado) Ci sta lui che è il primogenito. Ma talmente intelligente, e talmente intelligente che ha già capito che quando il fratello muore, lui ci va bene perché a tavola può mangiare il doppio di quello che si mangia adesso.
FURIO Fece delle analisi?
AGOSTINO Certamente.
FURIO Vorrei prenderne visione.
AGOSTINO Ecco. (Porgendo a Furio fogli di carta straccia) Wasserman, urine, glicemia, azotemia.
FURIO E lo sputo?
AGOSTINO In faccia a voi, professore, c’è l’esame dello sputo... (Dopo breve pausa, indicando il foglio che ora Furio sta osservando) Le feci.
FURIO Le fece lei?
AGOSTINO No, io non le feci, le feci.
FURIO E chi le fece?
AGOSTINO Lui fece le feci.
FURIO ne terremo conto, ne terremo grandissimo conto. -
AGOSTINO E per la prognosi? Cosa ne pensa? Cosa dob biamo dire alla mamma?
FURIO (rivolto a Guglielmo) Fuori la lingua. (Gli studen ti costringono Guglielmo a piegarsi in due e a mostrare a Furio il sedere; uno di essi, poi, introduce una mano fra le gambe del « paziente» e la spinge fuori quel tanto da farla sembrare una grossa lingua che si agita) Il termometro! (Una scopa viene collocata sotto il braccio di Guglielmo) Il paziente ha una febbre da uomo. (Fin gendo di osservare la salita del mercurio lungo la scopa) Sale...
TUTTI Sale...
FURIO Sale...
TUTTI Sale...
FURIO Il termometro scoppia! Toglietelo! (Triste e com punto si rivolge alla finta mamma) Signora...
ATTILIO Dito, dito, professore!
FURIO Obitus imminente.
ATTILIO Il Signore sia lodato!
FURIO è questione di ipersensibilismo apoplatico, onde il biscombulatismo pleninalitico pendulante devia dalla frenicologia uomologica e s’immette nell’opposto guaz zabuglio farmacolitico rettilineare psichico cachettico lassativo tonico digestivo. Il collega curante ha pratica to tutte quelle cure che la scienza moderna ci concede. Ora dipende da lui: è il malato che deve reagire e la na tura può fare qualunque miracolo.

Ripetute strette di mano tra i « medici » e serrato scam bio di congratulazioni.

CORRADO (sollevando in aria uno dei flaschi di vino) Per la laurea strappata coi denti da Guglielmo Speranza, ela, eìa, ela...
TUTTI Alalà! Alalà! Alalà! (Bevono a garganella, passan dosi i fiaschi) -
FURIO Sono veramente commosso. Tu sai la mia sinceri tà, Guglielmo. Un abbraccio fraterno. (I due si abbrac ciano). Siamo stati insieme alle elementari, al ginnasio, e all’università. Abbiamo trascorso insieme le ore pi1~ belle della nostra prima giovinezza. Tu, più fortunato di me con le ragazze e con lo studio, io sempre bocciato e affogato nei rinvii estivi e nelle riparazioni autunnali. Non c’è invidia in me, te lo giuro. E dichiaro esplicita mente qui, in presenza dei colleghi, che sarò per te ce me l’angelo custode, pronto a dare la vita per il suo ami co fraterno Guglielmo Speranza! (Segue un prolungato applauso di adesione: «Viva Furio La Spina!») La pa rola a Guglielmo.
Grida incitanti, applausi prolungati.

GUGLIELMO Amici carissimi, compagni di studi, i tempi della beata spensieratezza, della beata incoscienza dei vent’anni, almeno per me, sono finiti... Ottenuta la lau rea, strappata coi denti, come ha detto Corrado, in me no di una frazione di secondo una metamorfosi avviene in noi; indipendentemente dalla nostra volontà avver tiamo prepotente il senso della responsabilità. Ti torna no alfa mente le parole del genitore: «Figlio mio, farò qualunque sacrificio per mantenerti all’Università. Ri cordati però che senza «il pezzo di carta”, per la società sarai soltanto una mazza di scopa». Con la laurea in pu gno — non capisco poi perché papà la laurea la ritiene un pezzo di carta... Bah! — Con la laurea in pugno, dicevo, sento in me il senso della responsabilità dell’impegno, della combattività. Mi sposerò presto. Promisi all ‘inna morata mia...
TUTTI Viva Gigliola!
GUGLIELMO Grazie. Le promisi che l’avrei chiesta in spo sa appena laureato: oggi stesso parlerò coi suoi genitori.
TUTTI Viva gli sposi!
GUGLIELMO Ragazzi, sono finiti gli esami! Non dovrò più dare esami! Gli esami sono finiti!
TUTTI Viva Guglielmo Speranza!
GUGLIELMO Vi saluto, amici.
FURIO Ce ne andiamo insieme.
GUGLIELMO No. Io vado dai genitori dell’innamorata mia.
TUTTI Auguri!
GUGLIELMO Grazie. E grazie per la bevuta.
FURIO No, la bevuta la paghi tu.
GUGLIELMO (al garzone) Metti in conto. (Agli amici) Di nuovo ragazzi. Scappo. (Esce di corsa).
GARZONE ‘O vino se paga.
FURIO Più tardi. Verremo a pagarti di persona. Ti cercheremo. Aspettaci presso la fontana.
GARZONE Quale fontana?
FURIO La fontana malata.
GARZONE ‘A funtana malata...?
CORRADO Mollusco dei mari caldi! Strombo! Non hai let to Palazzeschi?
FURIO Fila dritto e udrai il richiamo della fontana mala ta: plif... plaf...
GARZONE Come?
FURIO (insieme agli altri studenti) PIaf... plif... plof...
plaf, plaf, plif, plif, plif...

Escono, mentre il sipario-comodino si chiude alle loro spalle.



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