domenica 30 dicembre 2012

GLI ESAMI NON FINISCONO MAI - ATTO PRIMO


ATTO PRIMO


Lentamente, il monotono coro degli studenti si allonta na, mentre dall’interno giungono i primi accordi di chi tarra e la voce di una cantante. La canzone, un successo del 1922-23, incomincia prima ancora che il concertato degli studenti si sia spento completamente. La ragazza entra dalla quinta opposta a quella d’uscita degli studen ti, attraversa la scena, ed esce. Sparita la cantante, da una delle quinte appare Guglielmo Speranza che, a pas si lentissimi, attraversa la scena. Nella mano destra reca un mazzo di rose color pelle d’angelo; a penzoloni al mi gnolo della sinistra pende un promettente pacchetto confezionato dal dolciere; al collo porta un cordoncino legato ai due capi di un tubo di cartone che fa da custo dia alla laurea fresca fresca guadagnata. Quando Gu glielmo esce dalla quinta opposta a quella d’entrata, il sipario-comodino si apre, scoprendo il salotto di casa Fortezza. E’ un ambiente comodo, un po’ tetro, con mo bili solidi e austeri, tipici della buona borghesia di quel l’epoca. Tra i componenti la famiglia Fortezza c’è una certa agitazione: Don Girolamo consulta l’orologio e sbuffa; Stanislao, meditabondo, misura il soggiorno in lungo e in largo; la signora Amneris agita il ventaglio per farsi vento mentre, di tanto in tanto, sistema a dove re qualche ricciolo ribelle della pettinatura di Gigliola, il cui atteggiamento non ci dice ancora se è un’allocca sul serio o se regge il gioco nei confronti dei genitori. Dall’interno, un trillo del campanello elettrico richia ma l’attenzione e l’interesse dei componenti la famiglia e della cameriera Laudomia, la quale, dopo un attimo di disorientamento, si precipita all’ingresso.
L’intera famiglia siede in gruppo, assumendo un atteg giamento secondo l’etica e lo stile e la moda dell’epoca. Dopo una lunga pausa, la cameriera ritorna e annuncia:

LAUDOMIA C’è di là il signor Guglielmo Speranza.
GIROLAMO Passi.

Laudomia esce.

LAUDOMIA (torna  introducendo Guglielmo) S’accomodi, signore.

Il giovane Speranza entra e abbozza un mezzo inchino abbastanza goffo. Il cerimoniale delle presentazioni si svolgerà bisbigliando parole d’occasione, ma secondo la serietà del motivo che ha causato l’incontro e in armo nia con il costume dell’epoca Il mazzo di rose alla si gnora Amneris... il pacchetto di cioccolatini a Giglio la... Finalmente Girolamo si rivolge alla cameriera con autorità bonaria.

GIROLAMO Laudomia -
LAUDOMIA Comandi.
GIROLAMO Una sedia al signore e lasciaci.
LAUDOMIA Subito (e porge la sedia a Guglielmo).
GIROLAMO Aspetta.
LAUDOMIA Si
GIROLAMO Amneris?
AMNERIS Girò? (Girolamo si curva verso sua moglie e mormora qualcosa di incomprensibile ad Amnneris, dopo aver ascoltato) Si (Rivolta alla cameriera) Laudomia, la malvasia e i biscottini.
LAUDOMIA Subito, signora. (Esce).
GIROLAMO (a Guglielmo) Adesso che avete fatto cono scenza dei genitori di Gigliola, nonché quella di mio co gnato, Stanislao Porelli...
STANISLAO Medico internista. State comodo.
GIROLAMO Dunque, dicevo: adesso ci farebbe piacere di conoscere meglio voi... Anzi, come prima cosa vorrem o  sapere come e quando e dove vi siete conosciuti voi e la nostra cara Gigliola.

Laudomia torna recando un vassoio con i bicchieri, la bottiglia di malvasia e i biscottini; Gigliola s’affretta a servire il vino e i biscotti. Il primo bicchiere lo porge a suo padre, il secondo allo zio; nel frattempo, la signora Amneris si è occupata di Guglielmo, e ora si trova pron ta per ricevere dalle mani di Gigliola biscottini e malva sia.


GIGLIOLA Io mangio. solo un biscottino..
AMNERIS (a Guglielmo) Mia figlia è astemia.

La conversazione si svolge ora, mentre si sorseggia il prelibato vino e si intingono croccanti biscottini.

GIROLAMO Dunque, come avvenne la conoscenza?
GUGLIELMO Veramente non saprei...
GIROLAMO Non sapete come avete conosciuto mia figlia?
GUGLIELMO Ma non saprei se la signorina Gigliola mi autorizza a dirlo o no.
AMNERIS E che male ci sta? Io ne sono al corrente perché mia figlia mi raccontò immediatamente come fu e come non fu.
STANISLAO Io pure conosco il fatto, perché me lo raccon tò mia sorella.
GIROLAMO L’unico che non sa niente sono io.
STANISLAO Si... il fatto dei bottoni.
GIGLIOLA No: del bottone.
GIROLAMO Quale bottone?
AMNERIS Non ti ho detto niente, Girolamo mio, perché Gigliola non te lo voleva far sapere per paura che tu la sgridassi, ma adesso te lo racconterà lei stessa, e vedrai che non c’è stato niente di male, anzi sarai orgoglioso della presenza di spirito di tua figlia, e ammirato dell’in traprendenza ‘del signor Guglielmo Speranza. Gigliola, racconta il fatto a papà.
GIGLIOLA Se lui (indica Guglielmo) racconta il principio, io racconto la fine.
GUGLIELMO Scendevo ogni mattina per via Mezzocanno ne, per andare all’università. A metà strada la mia atten zione fu attirata da un balconcino a pian terreno di que sto palazzo, carico di vasi di fiori d’ogni genere. Pensai:
« Chi sa chi è che coltiva quei fiori. Deve essere certa mente una persona sensibile, perché i fiori sono bene assortiti, e i vasi disposti con gusto». E passa oggi, pas sa domani, guarda e riguarda il balconcino, una matti na, finalmente, scoprii chi era il virtuoso giardiniere.
GIGLIOLA Mi ero seduta fuori al balcone per prendere un poco d’aria e per perdere un poco di tempo, trasfor mando un vecchio vestitino che mi dispiaceva di dare via.
GUGLIELMO Siamo rimasti che io avrei detto il principio e voi il finale...
GIGLIOLA Scusate. Continuate voi.
GUGLIELMO Lei infilava l’ago e trasformava il vestitino, e io incantato, con gli occhi fissi sul balconcino, riempi vo lo stomaco di bibite e granite di caffè nel bar di fron te. « E come faccio per conoscerla? Con quale mezzo po trò avvicinarla?» Finalmente, un’idea.
STANISLAO Mò viene ‘o fatto d’ ‘o bottone.
GIROLAMO Silenzio! (A Guglielmo) E poi? -
GIGLIOLA Dopo giorni e giorni che io trasformavo il vesti to e lui si riempiva di granite di caffè...
GUGLIELMO Mi feci coraggio e che ti combino? Con la forza della disperazione mi strappai un bottone dalla giacca...
GIGLIOLA E si avvicinò al balcone...
GUGLIELMO (si alza in piedi e porta la mano destra all’altez za della vita, per mostrare la prova della fortuna che gli arrise) La ringhiera mi arrivava qua.
GIGLIOLA « Signorina, vi trovate con l’ago in mano: mi volete 4are il favore di attaccarmi questo bottone? »« Tengo soltanto il filo bianco, — risposi io, — il filo a co lore della giacca non ce l’ho»; E lui: «Non importa, cucitelo lo stesso. I vostri occhi avranno la potenza di
cambiare il colore del filo con quello della giacca». E glielo attaccai col cotone bianco.
GUGLIELMO (si alza di nuovo, questa volta sollevando il quarto destro della propria giacca> per mostrare il botto ne attaccato col filo bianco. Il bottone deve essere gran dissimo e la croce di filo bianco spessa e molto eviden te) Non sono bugie, signori... Ecco il bottone.
AMNERIS Che c’entra? Nessuno mette in dubbio quello che dite.
GIROLAMO E poi?
AMNERIS E poi, e poi... Girò, tu poi quanti fatti vuoi sapere? E poi, adesso i fatti stanno cosi.
GIROLAMO Già.
STANISLAO Già.
GIROLAMO (chiamando) Laudomia!
LAUDOMIA (entrando) Comandi.
GIROLAMO Accompagna di là la signorina Gigliola. Vai, figlia mia, il signor Speranza ha bisogno di parlarmi di fatti che ti interessano, perciò è meglio che te ne vai.
GIGLIOLA Papà, ma se m’interessano, non è meglio che sto presente?
GIROLAMO Tu sei una bambina: tieni sedici anni... Nessu no mai potrà fare i tuoi interessi meglio di tuo padre, tua madre e tuo zio. Amneris, vai di là tu pure.
AMNERIS Certo. (Rivolta a Guglielmo) Permesso.
GUGLIELMO (alzandosi) Prego, signora.
AMNERIS Andiamo, Gigliola, vieni. (Esce preceduta da

GIROLAMO Sedetevi, Guglielmo. (Guglielmo non si siede). Caro giovanotto; la chiarezza è virtù. Guardiamoci bene in faccia e prima di parlare togliamoci tutti i peli dalla lingua. Se le vostre intenzioni sono serie, andremo d’accordo, se no vi dico papale papale che avete sbagliato il palazzo.
GUGLIELMO Posso assicurarvi che le mie intenzioni...
GIROLAMO Se sono serie le vostre intenzioni, lo assodere mo noi.
STANTSLAO Proprio così.
GIROLAMO Sappiate che la vostra posizione sarà da noi
guardata al microscopio e voi stesso sottoposto ad esa mi scrupolosissimi.
GUGLIELMO Si, ma...
GIROLAMO Si, ma mi volete dire che oramai vi siete lau reato.
GUGLIELMO Già.
GIROLAMO E che vuol dire?
STANISLAO E con questo?
GIROLAMO Lasciatevi guidare da chi ha pi6 esperienza di voi. La laurea non è che un pezzo di carta.
GUGLIELMO (tornandogli alla mente le parole di suo pa dre) E già...
STANISLAO Gli esami veri, giovanotto mio, incominciano soltanto dopo di aver conquistato la laurea.
GIROLAMO E questa conquista, si, è già qualche cosa ma non è tutto.
STANISLAO Una laurea, giovanotto caro, è l’impegno che il giovane assume nei confronti della società.
GIROLAMO Il caso può favorire sia i degni che gli indegni. Il mondo ti guarda, la società ti sorveglia, si difende e fa bene. Con questo non vogliamo insinuare che pro prio voi non sarete all’altezza di rendervi degno della vostra laurea, ma... come si dice? Chi vivrà vedrà.
GUGLIELMO Ma l’assiduità agli studi, il profitto, il rispet to degli altrui diritti, l’onorabilità della famiglia a cui si appartiene, a cui mi lusingo di appartenere, qualche af fidamento lo dovrebbero dare.
STANISLAO Certamente. Senza dubbio la premessa è otti ma: ma sempre una premessa è.
GIROLAMO Gigliola è figlia unica, non vi dico altro.
GUGLIELMO Naturalmente.
GIROLAMO Troverete giusto che tanto io quanto mio co gnato ci permetteremo di rivolgervi qualche domanda.
GUGLIELMO Risponderò a cuore aperto.
GIROLAMO Benissimo.
STANISLAO Molto bene.
GIROLAMO Da giovane, vi dico la verità, mi piaceva di an dare a casa di conoscenti, dove incontravo una comitiva di amici coi quali si giocava a carte, con pochissimo interesse: Posso assicurarvi però che mai il sottoscritto mise piede su di una bisca.
STANISLAO Case da giuoco mai!
GUGLIELMO Ho sentito parlare di bische e case da gioco, ma vi dico la verità non ci sono mai stato.
GIROLAMO Sapete giocare, però.
GUGLIELMO Una scopa a mano a mano, uno scopone; ma siccome perdo perché non mi ricordo le carte, preferi sco di non giocare.
STANISLAO E’ il medico che adesso vi parla: quante sigarette fumate e quanti caffè prendete?
GUGLIELMO Caffè ne prendo poco: una tazza la mattina e una dopo colazione. Qualche volta ne prendo una terza di pomeriggio se mi trovo in compagnia con qualche amico. Fumo si e no sette, otto sigarette al giorno.
STANISLAO Vi consiglio di limitare a tre le sigarette, divi se come le divido io: una la mattina dopo il caffè, per esigenze.., personali, l’altra dopo pranzo e la terza la se ra, dopo cena
GUGLIELMO Sono certo che ci riuscirò facilmente.
STANISLAO Voi da piccolo avete avuto il morbillo?
GUGLIELMO Non me lo ricordo, veramente. Ma me lo fa rò dire dai miei genitori e ve lo farò sapere.
GIROLAMO Quando sarà il momento ce li farete conosce re, i vostri genitori.
GUGLIELMO Sarà una gioia per me.
STANISLAO Scusa, Gerò. (Rivolto a Guglielmo) Non vi dovete dimenticare di farvi dire il fatto del morbillo, perché il morbillo per gli adulti può essere mortale.
GUGLIELMO I miei se lo ricorderanno certamente.
STANISLAO Papà e mammà godono di ottima salute è vero?
GUGLIELMO Due colossi che schizzano salute dagli occhi.
STANISLAO E i nonni?
GUGLIELMO Mio nonno mori a quarantasette anni.

Girolamo e Stanislao si scambiano uno sguardo cupo e pieno di sospetto.
GIROLAMO Cosi giovane...
GUGLIELMO  Una caduta... Perdette l’equilibrio e cadde al l’indietro battendo la testa. Ci rimase sul colpo.
STANISLAO A quarantasette anni si perde l’equilibrio? Bisognerebbe indagare.
GIROLAMO Quarantasette anni so niente.
GUGLIELMO La nonna invece ci ha lasciati a novant’anni.
STANISLAO (a Girolamo, rassicurante) La compensazione c’è.
GIROLAMO Sarei curioso di sapere se siete stato fidanzato con altre ragazze.
GUGLIELMO Fidanzato vero e proprio no, ho amoreggiato con tre o quattro ragazze per brevissimo tempo, perché m’accorsi subito che i loro caratteri non legavano con il mio.
GIROLAMO Mi dispiace dirvi che questa presa di posizio ne nei confronti di queste tre o quattro ragazze altro non è che il segno evidente della vostra volubilità.
STANISLAO Sciocchezze. Tutti i giovani si lasciano, si pi gliano... una volta accasati, poi, mettono la testa a parti to. Io penserei di controllare il vostro stato di salute  (porgendo il suo biglietto a Guglielmo) Do mani pomeriggio, verso le cinque, venite ‘o studio mio. Vi esaminerò scrupolosamente: un ascolto al cuore, una palpatina al fegato, una bella Wasserman e ci togliamo ogni dubbio.
GIROLAMO Dovete perdonare. Vi ripeto, Gigliola è figlia unica. Di solito si usa dare l’incarico al medico di f ami glia; per fortuna noi il medico lo teniamo m casa. (Chia mando) Amneris, Gigliola. (Dopo breve pausa soprag giungono le due donne) Il signor Guglielmo Speranza ci lascia.
AMNERIS Già ve ne andate? Ci dispiace.
GUGLIELMO 1-Io già abusato troppo dell’amabilità di vo stro marito e di vostro fratello.
GIROLAMO Un ultimo accordo voglio prendere con voi, in presenza di mia moglie e di mia figlia, e poi sarete libero.
GUGLIELMO Sentiamo.
GIROLAMO Io e mio cognato abbiamo avuto l’impressione che il primo contatto con il signor Guglielmo Speranza darà in avvenire ottimi risultati. Resta intanto stabilito che fra quindici giorni, un mese massimo, quando avre mo preso tutte le debite informazioni sui vostro con to...
STANISLAO Domani pomeriggio, alle diciassette e trenta ci vedremo allo studio...
GUGLIELMO Non mancherò.
GIROLAMO Dopo le informazioni e il fatto dell’appunta mento allo studio che dice mio cognato, si potra parlare di un prossimo incontro per approfondire meglio l’argo mento, e, se sarà il caso, fissare la data per il fidanzamen to. Beviamoci un altro poco di malvasia, per buon augu rio. (Amneris riempie di nuovo i bicchieri e Gigliola li distribuisce) Sia ben chiaro fin da adesso, però, che se tutto andrà liscio, dalla data del fidanzamento a quella del matrimonio dovranno trascorrere minimo due anni.
GUGLIELMO (addolorato) Due annì...
GIROLAMO Ho detto due anni minimo! Il tempo necessa rio per vedere quali saranno i frutti che riuscirete a raccogliere con quel pezzo di carta che vi hanno dato.
GUGLIELMO La laurea.
GIROLAMO Già. Due anni sono lunghi lo so. Ma durante questo periodo vi permetterò di frequentare la mia ca sa cosi avrete reciprocamente l’opportunità di conoscer vi meglio e di scandagliare i vostri caratteri. (Sollevan do il bicchiere) In questo momento, sono lieto di augu rare a tutti noi la completa e felice realizzazione d’ogni nostra aspirazione.

Dopo aver sollevato in segno di augurio il proprio bic chiere, ognuno beve e poi continua a sorseggiare in si lenzio il dolcissimo vino, mentre dall’interno si ode in lontananza il coro degli studenti e si chiude il sipario di velluto nero.

Provenienti l’uno dalla destra e l’altro dalla sinistra so praggiungono e s’incontrano Guglielmo Speranza e Furio La Spina. Il sipario di velluto si apre, rivelando la « Strada dove ci si incontra per caso». L’effusione con cui i due si salutano ci lascia capire che si erano perduti. di vista da un pezzo.

FURIO (scoprendo per primo la presenza dell’amico) Spe ranza!
GUGLIELMO (con lo stesso tono di sorpresa) La Spina!
FURIO Guglielmo mio, dammi un abbraccio!
GUGLIELMO Ma sono io che te lo chiedo, e con tutto il cuore. (Si scambiano un forte abbraccio; anzi è Furio che stringe a sé Guglielmo, mentre questi per via della quantità di pacchi e pacchetti che reca con sé è costretto a subire la stretta) Piano, piano... mi soffochi!
FURIO Si, hai ragione. Mi devi scusare, ma la gioia di rivederti dopo tanto tempo... Gugliè, noi non ci vedia mo da più di due anni.
GUGLIELMO Per due anni mancano tre mesi: il trimestre mi è stato condonato.
FURIO Come s’intende «condonato»?
GUGLIELMO Caro La Spina...
FURIO Gugliè, ti voglio bene, chiamami Furio. Questo La Spina è toppo legato alle costumanze studentesche. Mi dicevi?
GUGLIELMO  Adesso non mi ricordo.
FURIO Il fatto del condono del trimestre.
GUGLIELMO Ah, sì. Mio suocero, o meglio il mio futuro suocero, prese due anni di tempo per fissare la data defi nitiva del matrimonio. Visto poi la mia «buona condot ta», bontà sua, mi ha voluto promuovere fidanzato uf ficiale sei mesi prima della scadenza del corso regolare, in attesa della nomina a marito effettivo.
FURIO Ho capito. Sicché non ci vediamo da un anno e nove mesi.
GUGLIELMO I conti tornano.
FURIO Ma io so tutto di te, perché non ti ho mai perduto di vista. Mi vedo spesso con gli amici... Attilio, Agosti no, Corrado... Ci vediamo quasi sempre e naturalmente parliamo di te. (Battendogli affettuosi quanto paternali stici colpettini di mano sulla spalla) Bravo, bravo vera mente... Ti stai facendo strada.
GUGLIELMO Beh, non mi posso lamentare.
FURIO Lo credo. In tutte le pubblicazioni che si occupa no del settore in cui svolgi la tua attività è difficile che non sia citato il tuo nome. Ti seguo e leggo tutto quello che ti riguarda.
GUGLIELMO Ho sgobbato, caro Furio, e adesso posso dire in tutta coscienza che nel mio campo non sono secondo a nessuno.
FURIO E sapessi l’amarezza che provo quando sono co stretto a difenderti.
GUGLIELMO Mi devi difendere?
FURIO Lasciamo andare, Gugliè. La gente è malvagia. Il fatto della pagliuzza e la trave.
GUGLIELMO Sì, ma vorrei avere notizie di questa probabi le pagliuzza che inconsapevolmente mi ritrovo nell’oc chio.
FURIO Ti vuoi formalizzare su quello che dice la gente?
GUGLIELMO Si tratta di amici comuni?
FURIO Gugliè, amici, non amici... Proprio perché ti sono amico, da una parte ti metto in guardia contro la maldi cenza, dall’altra ti dico fregatene altamente e fila dritto per la tua strada. Sai com’è: per l’ennesima bocciatura sono stato costretto a lasciare l’università poco dopo di te,e per guadagnare ho brevettato alcune piccole invenzioni, cosette pratiche e sfiziose, tipo… le scarpe con il calzascarpe incorporato… o altre cose del genere. Vado e vengo dai ministeri e…che ti posso dire... c’è sem pre chi ti vuoi bene e chi ti vuole male. Dicono: « Si, va bene, lui non è uno stupido, — lui saresti tu, — ma giova ne com’è avrebbe mai potuto occupare il posto di re sponsabilità che occupa, se non ci fosse stata la spinta autorevole del futuro suocero che, diciamo quello che è, ha tutto l’interesse ad avere come genero un personag gio da manovrare,lI quale, in seguito, si troverà con le mani in pasta come in passato si trovarono le sue e co me tuttora si trovano?
GUGLIELMO Diffamazione, questa è diffamazione bella e buona. Fuori i nomi, fuori i nomi di queste carogne.
FURIO Gugliè, fratello mio, ti pare che ti vengo a dire i nomi di questi miserabili per farti trovare aI centro di uno scandaletto squallido, che avrebbe il solo effetto di allargare la macchia dei pettegolezzi?
GUGLIELMO Mio suocero non si è mai permesso di occu parsi dei fatti miei e del mio avvenire, sia pure con un semplice consiglio. Il posto che occupo l’ho conquistato di diritto. Risultai terzo tra duemila e cinquecento con correnti. Quel poco che ho fatto finora lo debbo soltan to alla mia capacità, alla mia tenacia, alla mia intelli genza.
FURIO Capisco il tuo risentimento, ma ti consiglio di non lasciarti andare, perché in giro già si dice che sei invasa to, fanatico, vanaglorioso.
GUGLIELMO Lo dicono?
FURIO Lo dicono si, ma non te la devi prendere: lascia correre. Vai dritto per la tua strada, anzi, se facciamo la stessa strada, ti accompagno.
GUGLIELMO Ti ringrazio, ma io sono arrivato.
FURIO Abiti qua, adesso?
GUGLIELMO No, qui abita la mia fidanzata, quello è il portone di casa sua. (Indica un punto a pochi passi  in quinta a sinistra).
FURIO Mi farebbe proprio piacere di conoscere la tua fi danzata, Gigliola... è vero, si chiama Gigliola?
GUGLIELMO Si, Gigliola. Te la presenterò un’altra volta. Stamattina non è in casa. Ti porterei volentieri con me, ma non si tratta di una famiglia facile. Mio suocero è uno di quei tipi di stampo antico, molto riservato e al quanto diffidente.
FURIO E pensi che presentandomi insieme a te, improvvi samente, mi farebbero una cattiva accoglienza?
GUGLIELMO Questo no...
FURIO Sono o non sono il tuo amico fraterno?
GUGLIELMO Certo.
FURTO \allora?
GUGLIELMO C’è consiglio di famiglia, dobbiamo fissare la data del matrimonio.
FURIO Beh, se avete già fissato il compare d’anello, me la prendo veramente a male. Il compare d’anello, metti-telo bene in testa, debbo essere io. Gugliè, m’offendo se non mi fai fare il compare d’anello.
GUGLIELMO Se ti fa piacere...
FURIO Perché, a te non ti fa piacere?
GUGLIELMO Molto, figurati... Mi fa molto piacere.
FURIO E il compare d’anello prende parte a questo consi glio di famiglia. Pure con i miei impegni bisogna conci liare la data precisa del matrimonio. Quello è il por tone?
GUGLIELMO Si.
FURIO E vieni, andiamo. Vedrai l’accoglienza che ti faran no, quando nell’entrare in casa, dirai: « Miei cari suoce ri, vi presento il compare d’anello». Animo, su, andia mo. Conoscerò finalmente questa maliarda che ti ha strappato agli amici. Rinunzio a tutto il da fare che ave vo per procurarmi questa gioia. E per la prima notte di matrimonio> sarò io, il compare d’anello, ad organizzare sotto le vostre finestre la serenata di auguri agli sposi, con la rituale « Santanotte». (Invadente) Cammina!

E Guglielmo, mogio mogio, si lascia accompagnare.
Scomparsi Guglielmo e Furio, appare un folto gruppo formato da amici e amiche degli sposi, chi con chitarra, chi con mandolino, chi con altri strumenti, e formano un decorativo gruppo al centro della strada, sotto le fine stre degli sposi. A questo punto, mentre il «concerti-no» inizia il refrain della serenata, entra Furio La Spi na, sì piazza al centro del gruppo e a rigore di tempo, en tra in battuta con il couplet della « Santanotte».
FURIO
Di Gigliola il dolce nome
 noi vogliamo festeggiar!
CORO
Di Gigliola il dolce nome
 noi vogliamo festeggiar!
FURIO
Benedetta quella mamma
che ti fece  così bella.
I tuoi occhi son due stelle
son la luce del mio cuor!
CORO
Tutti uniti canteremo
pien di gioia e pien d’ardore!
FURIO
Di Guglielmo il dolce nome
noi vogliamo festeggiar!
CORO
Di Guglielmo il dolce nome
noi vogliamo festeggiar!
CORO e FURIO
Degli sposi il dolce nome
noi vogliamo festeggiar!
Di Gigliola e di Guglielmo i dolci nomi
noi vogliamo festeggiar!


Il gruppo scompare nel buio della notte, mentre, al centro della ribalta, in pieno giorno, appare la figura di Guglielmo. Dopo breve pausa egli si rivolge al pubblico.

GUGLIELMO: Mia moglie è incinta. Io vorrei sapere che cosa gliene frega alla gente se mia moglie è rimasta incinta prima del matrimonio o dopo. certe cose succedono indipendentemente dalla nostra volontà. Il momento è arrivato, Gigliola è uscita di conti da cinque giorni, sta a momenti ma nonostante la cosa sia stata tenuta segreta anche con i parenti, già mi arrivano lettere piene di allusioni ironiche, di auguri per il prematuro lieto evento… - prematuro sottolineato -, ce n’è perfino una che si conclude dicendo “ ca nisciuno è fesso”. Ora io non capisco perchè la gente ha paura di rimanere fessa se finge di ignorare una situazione innocente come la mia e pensa invece di togliersi di dosso la fessaggine mandando una  lettera anonima del genere. L’altra cosa clic mi fa impazzire è di non potere assodare chi sia stato l’indiscreto che ha messo m giro la voce. (Per un attimo rimane assorto) “La laurea non è che un pezzo di carta»  Povero papà quanti consigli mi dava: Una volta m disse: Gugliè figlio mio ricordati sempre che nella vita incontrerai la rosa e la spina’(Sopraggiunge  Furio La Spina; Guglielmo lo scorge e resta par un attimo colpito da quella presenza ma si rìcompone subito, salutando con calore il suo ‘fraterno” amico) Furio, caro!
FURIO  E hai sbagliato pure questa volta: mi dovevi chiamare compare. Ma ti perdono perché non mi hai chiamato La Spina.
GUGLIELMO ( rimane in silenzio ancora per un attimo, poi bisbiglia un disorientato)  Già… (Infine, in silenzio, i due si avviano in quinta)

      Usciti i due, da un lato,internamente,udiamo la voce della cantante che presto entra da    una quinta suonando un successo del 1935 e cantando, mentre dall’altra en tra Guglielmo, che guadagna il centro del palcoscenico e si ferma, fissando il pubblico intensamente. La ragaz za incrocia dietro Guglielmo, si allontana ed esce dal la to opposto a quello da cui è entrata. Guglielmo si toglie la barbetta nera e la sostituisce con quella grigia, poi, con un sorriso pieno di pudore la mostra al pubblico.


GUGLIELMO    Il tempo passa… L’ultima volta che ci siamo visti è stato precisamente dieci anni fa. Sembra ieri. Quanti cambiamenti ci sono stati. In questo decennio ho avuto delle vere gioie, ma anche delle grosse amarezze. Due figli maschi durante i primi tre anni di matrimonio ti rendono felice. Ma tutti e due, per ragioni diverse, mi procurarono dubbi e contrarietà. Al ricevimento per la nascita del primo, ad esempio, rimasi contrariato perché tutti gli invitati, a turno, si mettevano intorno al neonato e lo esaminavano dalla testa ai piedi. Si scambiavano le loro impressioni. “Giesù, Giesù, ma è tale e quale al padre!” Poi, uno alla volta mi venivano a stringere la mano dicendomi: “complimenti Gugliè, ti ha tagliato la testa!” O, assestandomi un colpo sulla spalla, “Questo bambino è il vostro ritratto, cose da pazzi”!  Per il secondo figlio tutto questo non si verificò, nessuno fece allusione alla somiglianza con me. Si, strette di mano, complimenti, “che stupendo bambino”! “Sembra di zucchero”, “Una pesca”, “però, diciamo la verità. Gugliè, questa volta ha fatto tutto vostra moglie, voi non c’entrate proprio”. Insomma, gli invitati sembravano i membri du una commissione per l’esame della paternità e, se la prima volta fui promosso a pieni voti, la seconda… “Questa volta ha fatto tutto vostra moglie”, “Voi non c’entrate proprio”… fui messo in crisi. La notte non riuscivo a dormire. Una sera entrai nella stanza dove dormiva il bambino e lo spogliai nudo per osservarlo nei minimi particolari. Più lo guardavo e più non sembrava figlio a me. Ma, mentre continuavo a guardarlo ed osservarlo mi sentii così mortificato e meschino che avrei preferito sprofondare sottoterra. E già, perché pensai: “Ma allora per questo piccolo essere gli esami sono già cominciati?” E mi vergognai come un ladro nel riconoscere in me stesso il più zelante e pignolo membro della commissione esaminatrice. (Fa una breve pausa mostrandosi dispiaciuto)
Comunque i miei figli stanno crescendo, si chiamano uno Fortunato e l’altro Felice; ve li presenterò quando sarà il momento. Come professionista non mi posso lamentare anche se tutti quelli che si occupano della mia attività, quando parlano di me, concludono sempre con un “mah…”, “forse…”, “staremo a  vedere…”. E questo è tutto. Nooo? Non è tutto? Avete ragione. (Con un sorriso compiaciu to) Non è tutto. (Con una smorfia aggraziata, come quel la che fanno i bambini una volta colti in fallo) Ma mi vergogno di dirvelo. D’altra parte ho promesso di non nascondervi niente e debbo mantenere la parola. Mi so no innamorato di una ragazza. Ma innamorato cotto. E’ giovanissima. Non so nemmeno se sia bella, ma io la ve do incantevole. La guardo e resto incantato a guardar la... (Piccola pausa). E non c’è altro. (Con lo stesso sguardo indagatore di prima fissa il pubblico in sala, poi s’arrende di nuovo) Cheee? C’è dell’altro? (S’intristi sce) Si, avete ragione.., c’è dell’altro. La parte più dolo rosa di tutto questo racconto ho cercato di nasconderve la; ma se un giorno mi troverò con l’acqua alla gola, se mi metteranno con le spalle al muro, vi giuro che vi racconterò tutto per filo e per segno. (Il sipario-comodi no si apre scoprendo la «Strada dove ci si incontra per caso». Da una delle quinte sopraggiungono Giglio/a e Furio. Giglio/a ha fatto il giro dei negozi, infatti è cari ca di pacchetti. Della loro Presenza è Guglielmo che se ne accorge per primo) Gigliò, finalmente. (Mostrando l’orologio) Ti sto aspettando da quasi tre quarti d’ora.
GIGLIOLA E chi t’ha detto « aspetta».
GUGLIELMO L’abbiamo detto quando siamo usciti, tu per fare il giro dei negozi, io quello degli uffici e delle ban che. Anzi, l’hai detto proprio tu: «Ci vediamo qua».
GIGLIOLA Peggio per te se dopo avere aspettato dieci mi nuti un quarto d’ora, hai preferito aspettare ancora inve ce di andartene.
GUGLIELMO Che bel ragionamento,tu poi arrivavi e non mi trovavi. Sai benissimo che non sono cafone al punto da non farmi trovare all’appuntamento con una donna.
GIGLIOLA (acida) D’accordo. Gli appuntamenti con le donne si rispettano, ma io sono tua moglie.
GUGLIELMO Beh, la moglie è moglie.
GIGLIOLA Che bella soddisfazione: siamo arrivati al pun to che me lo dici in faccia.
GUGLIELMO Che cosa?
GIGLIOLA Che debbo ringraziare a Dio che sono tua mo glie, se no mi tratteresti come una scarpa vecchia.

Segue un penoso silenzio.

GUGLIELMO (allarmato, cerca d’interrogare con lo sguardo l’amico, nella speranza di avere da lui qualche spiegazio ne sull’insolito atteggiamento ostile di sua moglie, ma Furio con molta disinvoltura evita qualsiasi contatto con Guglielmo il quale prudentemente preferisce sviare il discorso) Siccome vedo che stai storta, preferisco non insistere.
GIGLIOLA  E’ meglio e ti conviene.
GUGLIELMO Beh, hai fatto il giro dei tuoi negozietti, ti sei divertita, hai comprato quello che ti serviva?
GIGLIOLA Come no!
GUGLIELMO Mi hai comprato la colonia?
GIGLIOLA Non mi sono bastati i soldi.
GUGLIELMO Non fa niente, me la compri domani.
GIGLIOLA E domani non esco. Vuol dire che la colonia tua o te la compri tu, o te la fai comprare da qualche persona pratica di profumi.
GUGLIELMO Gigliò, ma che ti succede? (Giglio/a non ri sponde). Furio, ne sai tu qualche cosa?
FURIO Si, ho notato un certo turbamento nella commarella, e mi sono accorto pure di come si è incupita non ap pena ti ha visto, ma, come si dice: fra moglie e marito...
GIGLIOLA Deve durare a lungo questa inchiesta?
GUGLIELMO Non si tratta d’inchiesta. Siccome quando ci siamo lasciati sul portone di casa stavi di buonissimo umore, allegra, contenta.., devi per lo meno capire la mia preoccupazione nel ritrovarti adesso completamen te cambiata.
GIGLIOLA Che ci vuoi fare. Pure il tempo cambia da un momento all’altro. In fondo pure noi siamo influenzabi li come il termometro.
GUGLIELMO Certo, ma il tempo non è cambiato affatto; è rimasto come quando ci siamo lasciati sul portone di casa.
GIGLIOLA Se il tempo è rimasto quello che era, qualche cosa che su di me ha più influenza del tempo si è capo volta addirittura. (A Furio) Caro compare, vi saluto.
FURIO Commarella cara, buone cose e arrivederci.

Gigliola esce svelta, senza degnare nemmeno di uno sguardo Guglielmo, mentre alle spalle dei due uomini si chiude il sipario-comodino.

GUGLIELMO  Sono cose da pazzi. Tu l’hai incontrata per la strada?
FURIO Si.

GUGLIELMO  E già stava nervosa, quando l’hai incontrata?
FURIO                Non ci ho fatto caso.
GUGLIELMO   Ma non ti ha parlato di me?
FURIO              Si, così, come al solito. Ma sei preoccupato?
GUGLIELMO  Certo. Non vorrei che si fosse accorta... Si, insomma...
FURIO              Della tua relazione?
GUGLIELMO  Si, di questo mio momento...
FURIO               Di sbandamento...
GUGLIELMO    Il modo di come mi rispondi non mi piace.
FURIO                In che senso?
GUGLIELMO      Tu sai qualche cosa che non mi vuoi dire.
      Si. Tu sai che io non attraverso un momento di sbanda mento. La ragazza che ho incontrato...
FURIO  Bonaria?
GUGLIELMO E chi, se no? L’adoro, e tu lo sai. Se non ho ancora lasciato mia moglie, se non ho abbandonato la casa è stato solo perché tengo due figli.
FURIO Addirittura.
GUGLIELMO (autoritario) Fammi parlare. Ho fatto e sto facendo le cose a modo e con infinita prudenza. Vedo ra ramente Bonaria, e questo è per me un grande sacrifi cio; la trattoria dove c’incontriamo è una taverna fre quentata da carrettieri e camionisti perché si trova a venti chilometri sulla strada provinciale.
FURIO Ma che vuoi dire con questo?
GUGLIELMO Che tu solo conosci questo posto perché ti ci portai per presentarti Bonaria.
FURIO Voglio sperare che non ti stia passando per la testa che sono stato io a informare Gigliola del fatto di questa Bonaria.
GUGLIELMO Scusami. Ti chiedo scusa, ma ti debbo confes sare pure che il dubbio l’ho avuto.
FURIO Mi dispiace, mi dispiace assai.
GUGLIELMO Non può essere vero. No, tu no. Sarebbe la fine del mondo.
FURIO Meno male.
GUGLIELMO E allora non può essere questo il motivo del malumore di Gigliola.
FURIO È questo.
GUGLIELMO È questo?

FURIO Si.
GUGLIELMO E tu che ne sai?
FURIO Me l’ha detto Gigliola.
GUGLIELMO E a Gigliola chi gliel’ha detto?
FURIO Gugliè, ma tu dove vivi? Gugliè, la città è piena di questa tua relazione. Se ne parla in tutti gli ambienti, e la voce che circola è una sola: « Si tratta di aspettare:
bisogna vedere la moglie come si regola».
GUGLIELMO Questo dicono?
FURIO SI, solo questo... Non ti dico poi il guaio che ho passato io personalmente.
GUGLIELMO Tu?
FURIO È naturale, Sanno che siamo amici, e allora voglio no sapere da me com’è nata la tresca, dove e come hai conosciuto questa ragazza, se è bella, se è brutta, quanti anni tiene... Non ti dico poi il mio imbarazzo quando vo gliono sapere che ne penso di questa tua scesa di testa:
se tua moglie ne farà una tragedia, se alla fine accetterà il fatto compiuto, e si starà zitta. Insomma, ho perduto la pace.
GUGLIELMO E tu che rispondi?
FURIO Che posso rispondere? Da una parte ti sono amico e ti voglio bene, dall’altra penso che Gigliola non se lo meritava... Cerco di cavarmela dicendo: « Qua, là... so pra, sotto... Si, va bene, ma sapete com’è,., e tiritippete e tiritappete... »

Le ultime battute di Furio si perdono in quinta, mentre i due escono. Il sipario di velluto si apre, scoprendo il soggiorno di casa Speranza. Amneris e due giovani ami che di famiglia, la signora Cucurullo e la signora Picioc ca, si troveranno sedute intorno al tavolo. Laudomia fa il giro per ritirare le tazze del tè, e dopo averle sistema te nel vassoio si avvia per uscire. Uscita la cameriera, Amneris riprende la conversazione con le amiche.

AMNERIS Siamo due donne sole. Mia figlia, orgogliosa com’è  — quella è il ritratto della buonanima di suo pa dre! —‘ qualunque amarezza se la tiene in corpo, e lui ne approfitta per fare il comodo suo. Schifoso. Ha dimenti cato completamente i suoi doveri di marito e i due figli che tiene.
GIGLIOLA (entrando) Ecco qua. (Mostra un sacchetto di carta forata, rigonfio e legato in cima con un nastrino) L’ho chiuso qua dentro, se no svapora il profumo.
PICIOCCA Hai fatto la stessa pensata mia. Il mio ne ho fatto un pacchetto e l’ho conservato. (Trae dalla borsa un pacchetto e lo mostra) Eccolo qua.
LAUDOMIA (dall’interno) Permesso.
AMNERIS     Avanti.
LAUDOMIA (entrando) È venuto il compare.
AMNERIS Fallo entrare.
LAUDOMIA (verso l’interno) Accomodatevi.
FURIO (entrando) Grazie. (Laudomia esce). Signora Am nerìs, servo vostro. (Baciamano) Commarella cara... (Un piccolo inchino per le due signore).
AMNERIS (indicando Furio) Se non fosse stato per lui, io e mia figlia saremmo rimaste all’oscuro di tutto.
FURIO Quando mi sono accorto che non si trattava più di un capriccio, ma di una cosa seria, pure nell’interesse di Guglielmo, ho creduto mio dovere di dire tutto a Gi gliola.
PICIOCCA Ma certo.
GIGLIOLA Dunque, il fazzoletto che trovai nella tasca del suo pantalone sta in questa busta.
FURIO Che significa questo fazzoletto?
AMNERIS Dalle vostre informazioni, noi arrivammo a sa pere soltanto che la concubina di mio genero si chiama Bonaria e che lavora come commessa in una profume ria.
PICIOCCA Io subito pensai alla commessa che lavora nel negozio di profumeria dove mi servo io, perché si chia ma Bonaria pure lei. Allora immediatamente...
CUCURULLO (interrompendo l’amica) Scusa, Margherì, si trattava di sapere se la commessa del negozio dove si ser ve Margherita fosse la stessa...
FURIO Di dove si serve Guglielmo.
CUCURULLO Si, insomma... Gigliò, adesso devi dire pri ma tu il fatto del fazzoletto.
GIGLIOLA Giorni fa, in una tasca di un pantalone di Gu glielmo trovai un fazzoletto con un profumo che lui non aveva mai usato.
PICIOCCA Non appena Gigliola mi disse che aveva trovato questo fazzoletto...
AMNERIS  Il fatto di rovistare nelle tasche di tuo marito fu idea mia.
GIGLIOLA Si, mammà. Nessuno vi toglie il merito. La si gnora Piciocca stava parlando. (Rivolta alla Piciocca) Allora?
PICIOCCA Quando Gigliola mi disse di questo fazzoletto, senza nemmeno chiedere il suo parere, l’indomani matti na stessa misi in pratica quello che avevo pensato. Mi vesto, esco di casa e m’avvio alla profumeria. Premetto che il fazzoletto che mi aveva fatto odorare Gigliola mi faceva pensare molto al profumo che avevo sempre sen tito addosso a questa Bonaria, ma volevo la certezza che fosse lo stesso. Arrivata all’ingresso del negozio, toma torna, entro. Lei stava al banco. (Contraffacendo i ge sti e la voce di Bonaria al fine di metterla in ridicolo) « Buongiorno, signora Piciocca ». « Buongiorno, cara». « Desidera?» « Debbo fare un regaluccio a un’amica, consigliami un profumo da fare bella figura». « Abbia mo questo, è una novità». E questo si e quello no... Finalmente ho fatto finta di accorgermi soltanto in quel momento del profumo che portava lei addosso, e ho det to: « Il profumo che usi tu mi piacerebbe, fammelo sen tire... Si, questo forse andrebbe bene, perché la persona che lo deve ricevere è snella come te e quasi quasi ti assomiglia pure. Anzi, facciamo cosi: me ne metti qual che goccia in questo fazzoletto, io ce lo faccio sentire e se le piace, lo compro e vado sicura». Lei, molto genti le, veramente, non me l’ha fatto nemmeno finire di dire che subito ha preso dalla vetrina il flaconcino e l’ha aper to apposta per me. « E se non dovesse piacere? », ho det to io. « Vuol dire che me lo tengo io, tanto questo è il profumo che uso». (Trae dalla borsetta il pacchetto e lo mostra) Qua dentro ci sta il fazzoletto (e comincia ad aprirlo).
GIGLIOLA No, aspetta. Se ci sta differenza tra l’uno e l’al tro, si confondono i due profumi e l’esame non riesce. Mettiamoci a distanza, tu là e io là. (Indica i due punti opposti del soggiorno) Il compare viene prima a. odora re il fazzoletto mio e poi il tuo.

Le due donne si dispongono ognuna nel punto indicato da Gigliola.

FURIO (alquanto preoccupato per il compito che deve assumersi) Non vorrei assumermi una responsabilità di questo genere.
GIGLIOLA Non la fate pesante, compà.
FURIO Me ne guarderei bene. Sapete che d’è... ~ questio ne che qualche anno fa ebbi una violenta sinusite. Ades so sono guarito, ma sempre di un olfatto minorato si tratta. Questo servizio non lo potrebbe fare la signora Amneris?
AMNERIS Per carità. Mi sono svegliata con un raffreddore numero uno. Tengo un naso appilato che Dio lo sa.
FURIO Facciamo così: signora Piciocca, mi metto io al posto vostro con il fazzoletto e voi odorate prima a me e poi a Gigliola.
PICIOCCA Ma il profumo io lo conosco e come niente mi posso suggestionare e mi sbaglio.
FURIO Mi proverò. Mi voglio soffiare bene il naso e poi incominciamo l’esame. (Si soffia il naso un paio di vol te) Ecco fatto. Siamo pronti?
PICIOCCA Si, si.
FURIO (annusa prima un fazzoletto poi l’altro; si ferma a metà strada tra l’una e l’altra donna e arriccia il naso ripetutamente; il gioco si ripete ancora una volta, fnal mente arriva il sospirato responso) Non c’è dubbio, il profumo è lo stesso.
PICIOCCA La Bonaria di tuo marito è la stessa Bonaria che conosco io.
AMNERIS Falli arrestare tutti e due senza pietà.
GIGLIOLA Statevi zitta, mammà.
CUCURULLO Per accusare di adulterio ci vogliono le prove.
AMNERIS Tu mi dicesti che lo stesso profumo si sente pure sulle maglie e le camicie di tuo marito.
GIGLIOLA E con questo?
AMNERIS Si portano in tribunale le maglie, le camicie e i fazzoletti...
FURIO Ma, gentile signora, il tribunale non è una lavande ria. I panni sporchi, è proprio il caso di dirlo, si lavano in famiglia.
GIGLIOLA Finisce che mi butto abbasso e mi tolgo io da’ mezzo, perché non ne posso più Oh! (Scoppia in un pianto abbastanza controllato perché riesca credibile e commovente).
CUCURULLO (come una cattiva attrice, che però. conosca la parte a memoria, raggiunge in tutta fretta Gigliola per confortarla) Gigliò, ma questo che cos’è, fatti corag gio.
PICIOCCA  Tutto si aggiusta..
CUCURULLO E PICIOCCA (all’unisono, come un concerta to) Tu sei sempre la moglie.
CUCURULLO Uh, scusa.
PICIOCCA Figurati, parla parla.
CUCURULLO No, no: parla tu.
PICIOCCA  Ma ti pare.
CUCURULLO   Stavamo dicendo: tu sei sempre la moglie.
GIGLIOLA  E che vuol dire? (Sempre tra i singhiozzi) Mi tratta come una serva...
AMNERIS  Si deve trovare una strada. Qua ci stiamo rimet tendo la salute tutti quanti, e mia figlia  specialmente, è diventata una scigna
CUCURULLO Ma vedete che si passa, ma vedete che si passa!
FURIO Calma, commarella mia, calma. Cerchiamo di ra gionare con calma perché credo che stiamo per arrivare al punto cruciale di questa maledetta sbandata del mio carissimo amico.
AMNERIS Uh, mamma mia!
GIGLIOLA Che deve succedere ancora?
CUCURULLO Se volete rimanere in famiglia, noi ce ne andiamo.
AMNERIS No, e voi siete al corrente di tutto: restate, restate pure.
CUCURULLO Allora, signor Furio, andate dicendo.
FURIO Io stamattina qua non ci dovevo venire. Quando sono uscito di casa, dovevo partire per Roma, per anda re al Ministero, perché volevo brevettare una mia inven zione: la bottiglia con due tappi.
CUCURULLO Ma perché, un tappo solo non basta?
FURIO No che non basta. Voi scherzate. La mia bottiglia a due tappi porterà la rivoluzione nel campo dell’imbot tigliamento. E già, perché il primo tappo lo lascio dov’è sempre stato, il secondo l’ho piazzato sotto il collo della bottiglia, a distanza di tre dita dall’altro. Così  entra l’aria r quando bevete non correte il rischio di sentirvi succhiare le labbra.
PICIOCCA  E’ dove  si compra questa bottiglia?
FURIO A nessuna parte, si deve ancora brevettare.
GIGLIOLA   Compà, ma noi stavamo parlando di mio ma rito.
FURIO         Si, e per parlare di lui è uscita in mezzo la botti glia.
AMNERIS A me, se non mi dànno un bicchiere di cristallo pulito, trasparente, mi debbono uccidere se bevo.
GIGLIOLA (spazientita) Compà, e allora?
FURIO E vi dicevo: mentre m’avviavo alla stazione, ho incontrato Guglielmo. Era intontito, stravolto. Mi ha fatto impressione. La ragazza parte, se ne va, lo pianta!
AMNERIS Ah! Sia lodato Iddio...
FURIO Andiamoci piano con queste lodi, signora Amne rìs. Non credo che questa faccenda si risolverà tanto facilmente.
CUCURULLO Secondo me la cosa è già conclusa. La ragaz za è stata abile. Ha sfruttato la situazione fin quando ha potuto, s’è fatto comprare vestiti, gioielli, almeno cosi si dice in giro, chi sa se non si è fatta intestare pure qualche proprietà.., questo non mi ricordo da chi l’ho sentito dire.., ha fatto il comodo suo, insomma, e ades so gli ha dato il benservito e se ne va.
FURIO E se questa Bonaria è più furba di quanto possia mo pensare noi e ha giocato la carta della partenza, convinta che Guglielmo, infognato com’è, lascia la casa, la moglie, i figli e se ne parte con lei?
GIGLIOLA Mi butto abbasso, mi butto abbasso!
CUCURULLO Ma vedete che si passa, ma vedete che si passa!
PICIOCCA Ma io non credo che avrà il coraggio di abban donare la famiglia.
AMNERIS Si è sempre mostrato attaccatissimo ai figli.
GIGLIOLA Lo fa, lo fa... ne sono certa.
FURIO Brava la commarella. Il momento che attraversa Guglielmo è veramente critico. Quando l’ho incontrato stamattina, ve l’ho detto, mi ha fatto impressione. « Questa donna non la posso perdere», diceva, « Ci ri metterò la vita, ma non la perdo *. E quante gliene ho dette. « Bada a quello che fai, tu ti rovini... di quest’epo ca la vita privata di un uomo in vista come te incide sul la sua carriera». E questa è la verità. Stanno tutti con le orecchie puntate e gli occhi aperti. La lotta per la so pravvivenza ci sta, e se un collega ti può fare le scarpe te le fa. Insomma, gliene ho dette di cotte e di crude, ma sono sicuro che non se l’è fatta passare nemmeno per la testa. « Lasciami andare, perché tengo appunta mento con Bonaria», mi ha salutato in fretta e furia e se n’è andato. Che peccato! Un uomo del suo valore che si perde appresso a una commessa di negozio!
AMNERIS Una schifosa che non può portare nemmeno le scarpe a mia figlia...
GIGLIOLA (chiamando in tono fermo e deciso) Laudomia!
CUCURULLO Ch’è stato?
AMNERIS Che vuò fà?
GIGLIOLA (stizzita) L-a-u-d-o-m-i-a!
LAUDOMIA (entrando svelta) Comandi.
GIGLIOLA Portami il cappellino, la borsetta e l’ombrello.
O quello della buonanima di papà, o quello della buona nima di zio Stanislao. Insomma, voglio l’ombrello più resistente che abbiamo in casa.

Laudomia esce.

AMNERIS Ma dove vuoi andare? Parla con mamma...
CUCURULLO Gigliò, pensa a quello che fai.
GIGLIOLA Non c’è da perdere un attimo di tempo. Cum pà, l’appuntamento dove lo tengono?
FURIO Ma è una cantina, frequentata da carrettieri, coc chieri, muratori... Non è ambiente per voi, commarella mia!
GIGLIOLA Vado pure all’inferno, ma lui butta il veleno a stare qua, a casa, vicino ai figli, come ci sto io.

Laudomia torna con quanto le è stato ordinato di porta re; in fretta Gigliola si butta in testa il cappellino, si impossessa dèlla borsetta, dei guanti e dell’ombrello e si avvia correndo verso l’uscita. Gli altri la seguono cercando di fare il possibile per calmarla, con parole adeguate.


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