giovedì 13 dicembre 2012

Filumena Marturano piange.

L'ARTE DELLA COMMEDIA
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Le lacrime sgorgano infine, Filumena può abbandonarsi al pianto, proprio lei che aveva risposto a Domenico che le rimproverava di non averla mai vista piangere, quasi fosse un'anima dannata: "Sai quanno se chiagne? Quanno se cunosce 'o bbene e nun se po' avé! Ma Filumena Marturano bene nun ne cunosce... e quanno se cunosce sulo 'o mmale nun se chagne!"
Finalmente Filumena piange: è il giorno del matrimonio, quello vero, dopo l'annullamento del primo estorto con un raggiro: fiori dai bei colori tenui sono sparsi in tutta la casa con biglietti augurali.
Ogni parola della conclusione della grande commedia "Filumena Marturano" di cui siamo debitori al grande Eduardo è da ascoltare bene, da fare propria. Forse si può pensare che certi sentimenti siano un po' sopra le righe. Non credo, molta della napoletanità traspare certo, ma è sempre accompagnata da un profondo senso del pudore.
In una realtà, la nostra, in cui si organizzano pure grandi manifestazioni di piazza a sostegno della famiglia, in cui molti sbandierano la famiglia insieme a Dio e alla patria come uno dei più grandi ideali, salvo poi non fare niente in sua difesa né ribellarsi all'individualismo imperante, Eduardo ci insegna, da grande uomo di teatro e profondo conoscitore dell'animo umano, che una famiglia nasce, si forma saldamente, solo da un lungo lavoro di conoscenza, di consapevolezza dell'impegno che ogni legame richiede perché sia forte, soprattutto quando si ricopre il ruolo, quanto mai difficile, di genitori.
Non è semplice per Domenico accettare d'ignorare di chi è il padre, perciò cercherà disperatamente di saperlo indagando dapprima per suo conto: quale dei tre ragazzi gli somiglia maggiormente? Invano, tutti hanno qualcosa in comune. Porrà allora la domanda a Filumena, supplicandola quasi, pensa anche che forse ora lo farà, ora che, sinceramente, spontaneamente, ha chiesto di sposarla. Non è più il don Mimì di un tempo, il signorino spavaldo, sicuro di sé, che non conosce limiti. Ora dimostra la sua età e il suo aspetto ha acquistato la bellezza di chi non rinnega il passaggio del tempo.
Filumena non può cedere, lo prega di non insistere, di non portarla a confessare qualcosa che finirà col creare, anche senza volerlo, differenze tra i tre figli: l'unione potrebbe rompersi, le gelosie potrebbero manifestarsi...
Non è certo facile capire questa verità, ma Domenico ha raggiunto ora l'equilibrio necessario per arrivare ad esprimersi così, profondamente commosso di fronte alle lacrime di Filumena:
"È niente... è niente. He curruto... he curruto... te si' misa appaura... si' caduta... te si' aizata... te si'arranfecata... He penzato, e 'o ppenzà stanca... Mo nun he 'a correre cchiù, nun he 'a penzà cchiù... Ripòsate!... 'E figlie so' ffiglie!... E so' tutte eguale... Hai ragione, Filume', hai ragione tu!..."

di Giovanna Corchia

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