domenica 9 dicembre 2012

Eduardo Scarpetta, villa santarella

L'ARTE DELLA COMMEDIA
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Eduardo Scarpetta volle che fosse costruita secondo sue precise disposizioni. Infatti era in una posizione incantevole, sul ciglio della collina del Vomero, con la facciata rivolta verso il mare (foto 15b e 16). Guardandola dal balcone di Palazzo Scarpetta al Rione Amedeo, (oggi via Vittoria Colonna) che era in posizione molto bassa rispetto alla collina, appariva tozza e quadrata e un giorno Scarpetta osservandola adagiata sornionamente sulla collina con le sue quattro torrette sporgenti poste in cima esclamò: Me pare nu comò sotto e 'ncoppa!…
Non amò mai di vero cuore questa sua incantevole villa, il cui nome con l'aggiunta della dicitura incisa sul granito del portale "Qui rido io" ha girato il mondo.

Quando fu costruita, il Vomero era davvero quel "Vommero solitario" di cui favoleggiava il poeta: agreste e profumato, silenzioso e tranquillo, tale si mantenne ancora per molti anni, durante i quali la solitudine e il silenzio della zona tanto impressionarono la moglie Rosa che Scarpetta fu costretto nel 1911 a disfarsi della Villa.
Il primo piano fu venduto all'oculista Sbordone e il secondo ad un prete, il reverendo Fiorentino, che per poche decine di migliaia di lire ottenne la proprietà delle mura con relativi mobili e suppellettili.
In quel periodo Scarpetta era davvero un piccolo re. Cosa mancava a quest'uomo, idolatrato dalle platee, vezzeggiato dai potenti, profuso di ricchezze e di onori? E la Santarella era la sua piccola Versailles (foto 17 e 18).
Quando in settembre ricorreva il giorno di Santa Maria, onomastico della sua amatissima figlia, Eduardo Scarpetta invitava scritturati ed amici, artisti e poeti, giornalisti e scrittori.
In quelle occasioni egli indiceva un vero e proprio certame di poesie, mettendo in palio ricchi premi per coloro i quali componevano il più bel sonetto in onore della sua adorata figlia.



Quelle che si svolgevano alla Villa Santarella erano cene fastosissime di cui si sentiva parlare l'indomani tutta Napoli. Ma dell'ospitalità, della generosità e soprattutto della fantasia di quest'uomo erano testimonianze i cosiddetti "Fuochi". Infatti in queste liete ricorrenze egli era solito organizzare grandi spettacoli di fuochi pirotecnici; così, a mezzanotte la Santarella s'incendiava di meravigliosi colori che gli invitati osservavano sbalorditi dalla Villa e ancora di più dai balconi del Rione Amedeo quando le feste si svolgevano a Palazzo Scarpetta.

A questo spettacolo, divenuto in pochi anni tradizione, assistevano non solo gli invitati, ma buona parte della città, quella tra il monte Echia e il capo di Posillipo, così come si usa assistere ai festeggiamenti in occasione di ricorrenze famose e feste popolari.
- Stasera ce stanno 'e fuochi 'ncopp' 'a Villa Santarella!
- Ih…. che sape fa chillu Scarpetta! Nun ce sta niente 'a fa, chesta è l'epoca dei Sciosciammocca!
- La fortuna è degli istrioni!
- Pozza campà cient 'anne … almeno ce fa scurdà 'guaie d' 'a vita!
Queste erano più o meno le espressioni che ricorrevano sulle bocche di tutti e che molti riferivano a parenti e amici di Scarpetta. La Santarella e il suo padrone facevano leggenda.

Fonte: http://www.eduardoscarpetta.it/home_villa.htm



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