lunedì 10 dicembre 2012

Eduardo Scarpetta - La famiglia.

L'ARTE DELLA COMMEDIA
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E' difficile parlare con semplicità della famiglia di Eduardo Scarpetta per le tantissime chiacchiere, malignità e pettegolezzi proliferati a giusta causa e non attorno alla sua vita privata.

E' certo che egli non fece nulla per cercare di impedire o quanto meno arginare la marea di voci che circolavano sul suo conto; certamente erano altri tempi ed esistevano altri modi di leggere i comportamenti privati di un personaggio noto, anzi stranoto.

Così se per un verso erano conosciute nel silenzio le sue paternità extraconiugali, queste erano taciute in pubblico per una sorta di rispetto reverenziale nei confronti del personaggio beniamino delle platee; o ancora erano, in qualche caso, motivo di dileggio più o meno cattivo come quando, rimbeccato al teatro Sannazzaro da uno spettatore che gridò al suo indirizzo: "…Scarpè tiene 'e ccorna!", egli rispose con tutta calma: "…Sì, ma 'e mmie so' reali!".

Eduardo Scarpetta sposò nel 1876 Rosa De Filippo, figlia di un modesto commerciante napoletano. Da questo matrimonio nasce Domenico, figlio "settimino", nato cioè di sette mesi, perché pare che fosse stato concepito da una relazione che Rosa aveva avuto con Vittorio Emanuele II.

E' chiaro che nulla di ufficiale si poteva e si può affermare riguardo questo episodio, ma la grandissima somiglianza di Domenico con la discendenza Savoia, il tacito divieto a calcare le tavole di un palcoscenico imposto al ragazzo, una sorta di appannaggio mensile assegnato alla famiglia Scarpetta lasciano pochi dubbi sulla vera paternità.

Così Vincenzo, il primo ed unico figlio avuto dalla moglie, nasce nel 1878 e sarà lui ad ereditare la passione o meglio il compito di portare avanti il discorso teatrale del padre, ma questa è cosa altra.

Unico figlio per due motivi: il primo perché un altro figlio, un piccolo Eduardo, detto Bebè, morì piccolissimo a causa di una tubercolosi intestinale e il secondo perché l'altra figlia, Maria, nacque da una relazione che Eduardo Scarpetta ebbe con tal Francesca Giannetti.

In un primo tempo la bambina rimase con la madre naturale la quale però, o per evidenti difficoltà economiche o per tentare di ottenere del denaro, forse ricattando sentimentalmente Eduardo Scarpetta, in un secondo tempo la affidò all'istituto della Nunziata da dove Eduardo Scarpetta la rilevò avviando allo stesso tempo un procedimento di adozione che si risolse positivamente. Domenico, Vincenzo e Maria sono così gli unici a portare il cognome paterno.




Ma certamente la paternità più famosa è quella di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo. I tre presero il cognome della madre Luisa, nipote di Rosa in quanto figlia di suo fratello Luca. Oltre questi tre De Filippo ve ne erano altri due: un altro Eduardo, che in arte si farà chiamare Eduardo Passarelli, e Pasquale, figli di una sorellastra di Rosa, Anna, nata dal secondo matrimonio del padre di Rosa, appunto Pasquale De Filippo.

E' evidente che esistessero tutti gli elementi giusti per far proliferare chiacchiere e malignità di ogni genere su di una situazione familiare così ingarbugliata, e se all'esterno quel tipo di considerazioni si limitavano ad essere sussurrate o bisbigliate, nell'ambito familiare erano tacitamente accettate.

Non si vuole certamente giudicare il comportamento etico di Eduardo Scarpetta, ma bisogna pur dire che certi fatti che oggi sono all'ordine del giorno grazie all'emancipazione da un conformismo ipocrita, all'epoca si cercava di tenerli chiusi tra le mura del "palazzo".

E sarebbe riduttivo, se non gratuito, descrivere Eduardo Scarpetta come un uomo dalla sessualità morbosa. Questo purtroppo è avvenuto ed egli è stato più volte descritto come uomo peccaminoso e immorale; ma è disonesto citare (come è avvenuto) episodi che gli unici eventuali testimoni non potevano né smentire né confermare in quanto defunti.




Quel che è certo è che Eduardo Scarpetta non fece mancare nulla di ciò che poteva servire alla crescita e alla educazione di tutta la sua prole; a quanto è dato sapere poi, la stessa donna Rosa nutriva un affetto quasi materno per tutti quei piccoli figliastri e, se non bastasse, si pensi alla stima e all'affetto che Vincenzo aveva nei loro confronti.

Una curiosità in ultimo: tutti questi figli, per il fatto di essere illegittimi, non potevano chiamare Eduardo Scarpetta papà, ed allora fu loro detto di chiamarlo "zio", come testimoniano alcune lettere-poesie che questi scrisse loro.


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