venerdì 21 dicembre 2012

Eduardo De Filippo - Si t'o sapesse dicere

L'ARTE DELLA COMMEDIA
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Si t'o sapesse dicere
Ah… si putesse dicere
Chell’ c’o core dice
Quant’ sarria felice
Si t’ o sapesse di’
E si putesse sentere
Chell’ che ‘o core sente
Dicisse eternamente
Voglio resta’ cu te’
Ma ‘o core sape scrivere?
‘O core e’ analfabeta
E’ comm’ a nu’ pueta
Ca nun sape canta’
Se ‘mbrogia sposta e vvirgole
Nu punto ammirativo
Mette nu’ cungiuntivo
Addo nun ‘nce adda sta’
E tu che o staje a sentere
Te ‘mbruoglie appriesso a isso…
E addio felicità!
Eduardo De Filippo

La voce del cuore non sa tradursi in parole.

Eduardo De Filippo lo sapeva bene; lui che con le parole ha smosso coscienze, ha raccontato passioni e turbamenti, lui che ha toccato le corde più profonde, le parti più intime dell’animo umano.

Eppure questo straordinario drammaturgo, attore, poeta si ferma dinanzi a tale verità. Il cuore è un organo analfabeta, purtroppo analfabeta, di un alfabetismo che non conosce istruzione, che non è in grado di riscattarsi.

Il testo è un dialogo immaginario con la persona amata. Le emozioni sono forti, travolgenti, inarrestabili, ma restano intrappolate, non riescono a esprimersi come dovrebbero. L’amante vorrebbe godere della felicità cui anela e vorrebbe regalare a sua volta la gioia che sente di poter trasmettere, ma nei fatti l’incapacità di rivelare i propri sentimenti conduce a quell’ "addio" con cui si conclude la poesia.

Il cuore che non sa scrivere è paragonato ad un poeta che non sa cantare, che non sa usare i congiuntivi e la punteggiatura. Chi lo ascolta ha l’impressione di avere davanti a sé un dilettante che mescola un’accozzaglia di elementi alla rinfusa. Allo stesso modo il cuore, non sapendo scrivere, riproduce disordine che crea scompiglio nella persona amata e talvolta la allontana, e perciò le preclude tutto un mondo interiore.

Questo è uno dei componimenti di Eduardo più significativi. Anche chi non conosce il napoletano coglie immeediatamente il senso di ciò che l’autore vuole dire. Le parole sono semplici, ma incisive, e schiudono spunti importanti di riflessione. Il poeta ci invita a considerare la precarietà dell’organo che pulsa emozioni. Quante volte un pensiero è trattenuto solo perché l’emotività lo blocca?

Sicuramente, se sapessimo dire ciò che il cuore dice e far sentire ciò che il cuore sente, forse saremmo a un passo dalla felicità, la felicità vera.





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