venerdì 16 novembre 2012

Quel presepe grande come Il mondo, Natale in casa Cupiello.

L'ARTE DELLA COMMEDIA


 Chi potrebbe dubitare che del teatro italiano di questo secolo, e del Teatro tout court, Eduardo De Filippo non abbia incarnato l'immagine vivente e più esaustiva? Infatti, con lui entriamo addirittura nel regno delle Definizioni riferibili al mito: l'autore, il regista e l'interprete riuniti in una sola persona, la maschera, la tecnica infallibile che fu dello Scaramuccia maestro il Molière, il carisma, la capacità di rinnovare infinitamente il rito comunitario fra palcoscenico e platea, la rappresentazione che si fa momento e giudizio morale (non moralistico) del mondo … Tanto è stato Eduardo lungo la sua meravigliosa e inimitabile vicenda. E qualcosa di più.
E' stato un testimone: con la rabbia e il disincanto, l'ingenuità e la furbizia, la pietà e la perfidia, la passione e l'indifferenza, la tenerezza e l'ironia che toccano ai testimoni del nostro tempo attossicato. E testimoni simili, in fondo, sono anche Sik-Sik l'artefice magico, Gennareniello, Filumena Marturano, il Pasquale Lojacono di "Questi fantasmi", il Gennaro Jovine di "Napoli milionaria!", Vincenzo De Pretore, L'Alberto Stigliano di "Mia famiglia", l'Antonio Barracano de "il sindaco del Rione Sanità". Ognuno dei personaggi di Eduardo - mi disse una volta Luigi Compagnone -"è un folgorante momento della sua fantasia, una verità, un dolore, un grido che si leva da un immenso palcoscenico popolato di anime in pena, perdute, irrequiete, tristi, innocenti, nere, dannate, libere, inutili.
E c'è anche un'anima utile, il Professor Santanna (il dirimpettaio di Pasquale Lojacono, n.d.r.), che però "non compare mai" dato che a questo mondo quelle che compaiono sempre e purtroppo sono le anime inutili. A tutte queste anime Eduardo ha dato ogni volta la sua anima giovane, facendole vivere a colpi di fantasia.
La quale, come si sa, non è mai fuga o evasione o fantasticheria, ma penetrazione e appassionato possesso di quella cosa inafferrabilmente irreale che è la realtà della vita e della storia universale". Ebbene, forse il protagonista di "Natale in casa Cupiello" è la più emblematica di queste anime.
Non a caso, del resto, Eduardo era particolarmente legato a quella commedia: e a prescindere dal fatto che essa - Eduardo stesso amava ricordare che qualcuno l'aveva definita "affatata" - aveva segnato nel '31, al cinema-teatro Kursaal (l'attuale Filangieri), il debutto del "Teatro Umoristico I De Filippo", per giunta regalando all'autore (accanto a lui, oltre a Titina e Peppino, c'erano Tina Pica e Agostino Salvietti) il suo primo trionfo. Scritturata, per una settimana, la compagnia rimase al Kursaal per oltre sei mesi. Particolare, d'altronde, era stata anche la genesi della commedia. Eduardo ne parlò in un articolo - "Primo, secondo, aspetto il segnale" - pubblicato da "Il Dramma" nel '36: "Questo mio lavoro è stata la fortuna della Compagnia, dopo "Sik-Sik", s'intende. Ebbe la sua prima rappresentazione al Kursaal di Napoli; allora non era che un atto unico, ed è tanto strana la sua storia che vale la pena di raccontarla. L'anno seguente, al Sannazzaro, teatro della stessa città, scrissi il primo atto, e diventò di due. Immaginate un autore che scrive prima il secondo atto e, a distanza di un anno, il primo. Due anni fa venne alla luce il terzo: parto trigemino con una gravidanza di quattro anni! Quest'ultimo non ebbi mai il coraggio di recitarlo a Napoli perché è pieno di amarezza dolorosa, ed è particolarmente commovente per me, che in realtà conobbi quella famiglia. Non si chiamava Cupiello, ma la conobbi. È la definizione scolpita del carattere di quelle povere creature napoletane ai cui occhi il nostro sole fa risplendere persino le crude miserie della loro triste vita di tutti i giorni. E allora, per un bisogno istintivo di liberazione, vivono urtandosi, ferendosi a sangue, giungendo fino all'odio, perché il nostro sole ingigantisce anche la loro puerilità … Ma si adorano … Essi stessi non sanno quanto si adorano". Consideriamo, inoltre, quanto Eduardo scrisse in una lettera a un professore di una scuola media di Gragnano, conservata nell'archivio del San Ferdinando: "Considero significative tre commedie, ognuna delle quali caratterizza i tre diversi periodi della mia produzione artistica, cioè gli anni prima della guerra, quelli immediatamente dopo - pieni di speranze - e gli ultimi durante i quali tali speranze si sono affievolite, portando allo scoraggiamento. Del primo periodo sceglierei "Natale in casa Cupiello", del secondo "Napoli Milionaria!", del terzo "Il sindaco del Rione Sanità".
Ora, è vero che nel '45, in una intervista pubblicata dal "Cosmopolita", Eduardo disse di non credere che le sue commedie del periodo prebellico potessero essere più rappresentate: perché, spiegò, "in quelle commedie ho tenuto in vita una Napoli che era già morta in parte e in parte era coperta e nascosta dalla paternalistica premura del regime fascista e che se dovesse rinascere oggi sarebbe vista in maniera differente, sotto un aspetto differente"; ma è anche vero che, con felice contraddizione, "Natale in casa Cupiello" continuò ad essere rappresentata. In pratica - a partire dalla "prima" del '31 e fino alle repliche date al San Ferdinando fra l'ottobre del '76 e il gennaio del '77 - quella commedia restò sempre in repertorio, ospitata in tutti i maggiori teatri italiani: come, a parte i citati Kursaal e San Nazzaro, il Reale, il Politeama, il Mercadante e il Diana (dove arrivò il 13 maggio del '39) di Napoli, l'Odeon, l'Olimpia e il Nuovo di Milano, il Valle, l'Eliseo, il Quirino e l'Argentina di Roma, il Piccinni di Bari, il Verdi di Trieste, il Nuovo di Verona, il Corso di Bologna, il Carignano di Torino, il Metastasio di Prato e il Morlacchi di Perugia. E al Nennillo di Peppino De Filippo seguirono quelli di Pietro De Vico, Gennarino Palumbo e, appunto, Luca De Filippo. Ci fu persino un Nennillo "beat", quando nel '67 - a riprova dell'importanza che le attribuiva - Eduardo volle adattare la Commedia ai tempi mutati: interpretò il ruolo Giancarlo Palermo, che appariva in scena con capelli lunghi, calzini gialli, camicia verde, jeans di velluto beige, maglia di lana e giaccone americano a quadri verdi e neri e teneva appeso al muro, accanto al letto, un poster di Nembo Kid. Ma chiediamoci, infine, che cosa - sotto il profilo strettamente drammaturgico - "Natale in casa Cupiello" rappresenta nel quadro complessivo del Teatro di Eduardo. Basta dire, in proposito, che appunto con questa commedia nasce il tipico "antieroe" eduardiano: un protagonista piccolo-borghese che, connotato insieme dalla diversità e dalla contrapposizione rispetto a tutti gli altri personaggi, resta perennemente e inevitabilmente sconfitto.
E infatti, Luca Cupiello si rivela un superuomo degradato che - mentre cerca strenuamente di affermare i valori universali ed eterni dell'esistenza - è costretto puntualmente ad accorgersi che non riesce, attraverso quei valori, a dominare e modificare la realtà: quella storica, certo, ma anche quella minima del proprio nucleo familiare. Per questo Luca Cupiello reagisce chiudendosi sempre più stoicamente nel suo mondo interiore. E per questo, quando alla fine della commedia ottiene il tanto sospirato "si" di Nennillo, "disperde - è la didascalia apposta dall'autore - lo sguardo lontano, come per inseguire una visione incantevole: un Presepe grande come il mondo, nel quale scorge il brulichio festoso di uomini veri, ma piccoli piccoli, che si danno un daffare incredibile per giungere in fretta alla Capanna, dove un vero asinello ed una vera mucca, piccoli anch'essi come gli uomini, stanno riscaldando coi loro fiati un Gesù Bambino grande grande, che palpita e piange, come piangerebbe un qualunque neonato piccolo piccolo. Perduto dietro quella visione, annuncia il prodigio a se stesso".
Enrico Fiore

Fonte: http://www.apriteilsipario.it/archivio/panoramica99-00/schede/sch130.htm

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