giovedì 15 novembre 2012

"ASSUNTA SPINA" (1948) - Eduardo e Anna Magnani.


L'ARTE DELLA COMMEDIA


"ASSUNTA SPINA" (1948)
Recensione di Elisa Pratolongo


Picture Anna Magnani, Eduardo De Filippo, Titina De Filippo, un cast d’eccezione per un film tratto dal dramma in due atti di Salvatore Di Giacomo “Assunta Spina” del 1909.
A più di trent’anni di distanza dalla prima trasposizione cinematografica, un muto del 1915 diretto ed interpretato da Gustavo Serena e Francesca Bertini, Mario Mattoli ripropone sul grande schermo uno dei lavori teatrali più famosi di inizio 900.
Assunta Spina è una donna napoletana, proprietaria di una stireria, donna verace, viva e molto bella, fidanzata con il macellaio Michele Boccadifuoco, uomo gelosissimo e possessivo.
Il film si apre con il processo contro Michele, reo di aver sfregiato Assunta in un raptus di gelosia, l’antefatto è solo narrato.
Una camionetta della polizia porta i prigionieri in tribunale, si scorge un immensa folla composta da curiosi, testimoni, parenti e tra questi la madre dello stesso Michele, avvilita per la sorte del figlio e collerica con Assunta Spina, donna ribelle e rovina per qualsiasi uomo che le stia accanto.
Boccadifuoco, conscio del reato commesso, confessa e si dichiara colpevole, Assunta da parte sua , quando viene chiamata a deporre, pur ammettendo il carattere impetuoso del fidanzato, non può fare a meno di assolverlo, anche se inutilmente vista la confessione dello stesso imputato.
Assunta, visibilmente affranta in seguito alla condanna di Michele a due anni di reclusione, chiede aiuto al Cancelliere del tribunale Federico Funelli (interpretato da Antonio Centa), affinché interceda a favore di Michele in modo tale da potergli evitare il sicuro trasferimento al carcere di Avellino.
Ma Federico è un uomo senza scrupoli e si offre di aiutare Assunta solo in cambio dei suoi favori. La donna inizialmente sembra rifiutare ma poi l’amore per Michele la fa tornare sui suoi passi. Assunta e Federico diventano amanti ma se la donna finisce per innamorarsi del cancelliere, per quest’ultimo lei rimane solamente un capriccio. Intanto Assunta ogni sera si reca sotto la finestra del carcere a cantare per Michele, per fargli sentire almeno la sua voce anche se in cuor suo un altro uomo ha preso il posto del fidanzato.
Dopo un anno di frequentazione la relazione tra Assunta e Federico inizia a guastarsi, il cancelliere che, tra l’altro è sposato e padre di due figli, si è stancato di questa pericolosa convivenza, Assunta ha capito il suo doppio gioco che smaschererà chiedendogli di sposarlo pur sapendo che l’uomo non può accettare. Un futile pretesto, l’aver visto l’amante in compagnia di un Carabiniere che si è di lei invaghito, dà la possibilità al Cancelliere di lasciarla; la donna, pur nella sua temerarietà, nella sua fortezza di carattere, nella sua scaltrezza non riesce a rassegnarsi ed inizia a mandargli ripetutamente biglietti pur senza aver mai risposta.
Finchè l’antivigilia di Natale incarica l’amica Emilia di portare un disperato messaggio a Federico nel tentativo di convincerlo a presentarsi a cena da lei almeno un ultima volta. Ma né Assunta né Federico sono a conoscenza del fatto che Michele è appena uscito di prigione, un mese prima per buona condotta, mentre la donna sta apparecchiando per il suo ospite, arriva il fidanzato; Assunta a quel punto si sente perduta e gli confessa il suo tradimento. Boccadifuoco cerca di contenere la rabbia, ma appena sente i passi del Cancelliere che si sta avvicinando, non può più resistere, esce col coltello , uccidendo il suo rivale in amore per poi darsi alla fuga.
Quando arrivano le guardie Assunta ha già capito, e quando le chiedono chi sia stato ad uccidere il Cancelliere Federico Funelli lei non può far altro che rispondere “ son stata io” in un ultimo disperato gesto risolutorio, questa volta definitivamente risolutorio. Un atto compiuto per trovar pace alla propria esistenza, un ultimo gesto di espiazione per un delitto non commesso ma implicitamente causato.
Eduardo De Filippo, che curò anche la sceneggiatura e i dialoghi del film, interpreta Michele Boccadifuoco, l’uomo passionale, che tratta la sua donna come una sua proprietà, la ama fino alla follia ed è pronto ad uccidere nel momento in cui si sente ferito nel profondo del suo orgoglio. “ Assunta è a mia e quando una cosa è vostra ne potete fare quello che volete” dirà al processo che lo vede accusato di sfregio, la sua passione è troppo forte tanto che neppure in tribunale vorrà rinunciare a questa prerogativa pur sapendo che in questo modo la condanna sarebbe stata certa. E’ un amore estremo, quando Assunta non si presenta per ben tre sere sotto la sua finestra Michele sembra impazzire, è quasi febbricitante.
Altra presenza d’eccezione è Titina De Filippo nella parte dell’amica Emilia, amica che non esita a criticare Assunta in sua assenza, definendola donna difficile e ostentando, di contro, l’onestà della propria figlia che però alla fine scopriremo fuggire con un uomo dimostrando che quella rettitudine che la madre andava vantando non era poi così fondata.
D’altra parte tutta la vicenda mette bene in mostra la Napoli tradizionalista ed ipocrita di inizio secolo, con tutte le sue contraddizioni, da un lato la devozione per San Gennaro, la festa, la gioia delle tradizioni ma nello stesso tempo l’intolleranza, il pettegolezzo, la meschinità, la falsa morale.
Si ricordi a tal proposito la scena in cui Assunta viene fatta uscire dalla chiesa, durante l’attesa del miracolo di San Gennaro, in quanto, dati i suoi trascorsi, non degna di partecipare ad una funzione così sacra; Assunta diviene così l’emblema della donna giudicata a priori e lasciata sola.
Infine la grande protagonista, Anna Magnani, che si cala molto bene nelle vesti della napoletana doc, interpretando Assunta Spina in tutta la sua cupezza, passionalità e complessità.
E’ la donna irresistibile, ma anche impossibile, amata e odiata dal proprio fidanzato, è sfuggente e alla fine perduta.
Solo il giovane brigadiere Flaiano troverà in lei qualcosa di più, forse una purezza nascosta che lo spingerà a chiederle di sposarlo. Tuttavia la donna conscia ormai del proprio destino rifiuterà replicando con toni accesi “ sai che ci vuole per una malafemmina, ci vuole un uomo senza scrupoli che non le da pace, che la sfrutta, ci vuole un uomo che più la vede piangere e più la prende a schiaffi, che più la maltratta più lei ci si attacca e tu che sei… tu si nu pupazzo”
PictureAssunta, vinta dal suo immenso bisogno d’amore e d’amare, vittima lei stessa dalla sua natura di donna che arde di passione, ma di una passione pericolosa,verso l’uomo violento incapace di provare un autentico sentimento per lei, rifiuta invece quello che forse la poteva salvare da una dannazione certa.
Il film uscì l’11 marzo 1948 ed inizialmente non riscosse molto successo. In seguito venne giustamente rivalutato e apprezzato al di là delle notevoli interpretazioni degli attori anche per una certa vivacità con cui Mattoli ha raccontato il dramma .
Il film gioca molto sul fuoricampo, trascurando a volte i fatti e concentrandosi maggiormente sulla psicologia dei personaggi e sulla descrizione dell’ambiente in cui la vicenda si inserisce, anche se non mancano alcune sconnessioni temporali date da passaggi troppo repentini tra una scena e l’altra
In ultimo è bene ricordare la scena che forse più di tutte è rimasta nella memoria collettiva: il duetto tra Anna Magnani e Eduardo De Filippo che si cimentano con lo stornello napoletano “O cunto e Mariarosa” durante la scena che li ritrae alla festa del loro matrimonio, evento che è però solo frutto di un sogno che Michele farà in carcere. Un sogno che sarà poi infranto da una tragica realtà.
Picture
Assunta e la guardia Flaiano (Aldo Buffi Landi)

" O CUNTO E MARIAROSA" testo di Ernesto Murolo e musica di Ernesto Tagliaferri (1932) Canzone interpretata da Anna Magnani e Eduardo De Filippo nel film.

Picture
A. Magnani e E. De Filippo cantano "O cunto e Mariarosa"
Figliole d'Antignano, bona gè'... 
 'o cunto 'e Mariarosa è chistu ccá: Si have ragione e dámmole ragione, e si have tuorto...
e dámmole ragione...
ca sempe have ragione chi vò' bene...... 

 Sole d'austo, nèh! Sole d'austo, nèh!
Dicette 'a mamma: " Figlia, arrassusía, attienta a te mo ch'è venuta Está: 'o sole coce e 'ncapa puó' pigliá na malatia!
Va' pe' sotto 'e ffresche frasche, chisto è 'o 'mbrello e 'o sciosciamosche... 

 nun te sperdere 'int''o bosco,taglia ll'erba e torna ccá."Bona gè', sentite appriesso 'o fatto comme va, comme va, comme va...
Figliole d'Antignano, bona gè'... 

 'o cunto 'e Mariarosa è chistu ccá:
Sunava giá p''a via quacche zampogna, sfrunnate erano ll'arbere 'ncampagna, friddo 'a matina ca spaccava ll'ogne...
Natale e neve, nèh! Natale e neve, nèh!
Dicette 'a mamma: "Figlia, arrassusìa Attienta a te ca friddo e gelo fa... 

 cummògliate si no ce puó' appezzá na purmunía!
Miettatélla, tutt''e ssere, na pettiglia a carne annura... 

 'nfacci''ô ffuoco d''o vrasiere
sotto e 'ncoppa t'hê 'a scarfá..."Bona gè'... 

 sentite appriesso 'o fatto comme va, comme va, comme va...
Figliole d' Antignano, bona gè'... 

 'o cunto 'e Mariarosa è chistu ccá: Dicette 'a mamma: "Guárdate 'int''o specchio, che só' sti duje canale sott'a ll'uocchie?...
che scuorno hê dato a me, povera vecchia!"
Abbrile, abbrile, oje má'... 

 Abbrile, abbrile, oje má'...
Diciste: "Attient'ô sole figlia mia ca 'o sole pò fá male 'int'a ll'está' e attienta a te quann'è Natale e fa friddo p''a via...
Ma pecché po', a Primmavera, nun diciste a chistu core: Statte attiento pe' ll'ammore ca, d'abbrile, attuorno va?.."
Bona gè', 'o fatto 'e Mariarosa è chistu ccá... chistu ccá, chistu ccá...

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Anna Magnani in una scena del film "Assunta Spina"

EDUARDO DE FILIPPO PARLA DI ANNA MAGNANI.

" Anna è un elemento, un animale di teatro e di cinema che non si avrà mai più, che non si ripeterà mai più nella storia del teatro, è impossibile, sono quelle forze della natura che si scatenano e che danno un prodotto. Io posso dire di aver sentito la Medea (probabilmente però si riferisce a "La Lupa" del 1965 n.d.a.), lei era impaurita per quella parte, avevo visto tutte le prove al Quirino, tremava addirittura, mi diceva - ma la voce, tu che mi dici della voce, perchè sai io sono abituata al microfono e allora il teatro, vienimi a sentire- Io smisi di recitare e andai a sentirla a Firenze. Non aveva bisogno nemmeno della voce e io glielo dissi pure - Anna che te ne importa della voce, tu parli con le mani..." (Da un'intervista ad Eduardo De Filippo- Tratto dalle Teche Rai)
Fonte: Anna Magnani....Il Sito  si ringrazia la fonte per la cortese concessione a  pubblicare.

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