mercoledì 19 settembre 2012

Intervista a Angela Pagano

L'ARTE DELLA COMMEDIA


Natale in casa Cupiello io l’ho recitata nel ’62. In verità, l’avevo fatta anche l’anno precedente, perché quella del ‘62 è la ripresa televisiva. Comunque ne conservo un ricordo straordinario. Allora ero una ragazzina e avevo appena iniziato a fare teatro. Eduardo mi aveva preso dopo un’audizione e facevo la comparsa nel terzo atto, ero una delle ragazze del caseggiato. Era un piacere sentirli recitare, Eduardo e Pupella, perché nel primo e secondo atto io ero libera e quindi dietro le quinte potevo tranquillamente guardarli e godermeli. Al terzo atto ancora meglio, stavo lì sul letto e non facevo niente, né dicevo niente. Per me è stata una grande scuola. E tornare oggi a fare il ruolo che faceva Pupella, che io ammiravo incondizionatamente, è una grande emozione. Attraverso questa commedia ho imparato tante cose, sia da Pupella che da Eduardo. Il ruolo di Concetta continua a vivere nel tempo e chissà chi sarà la prossima!
Un altro ricordo molto carino riguarda Filumena Marturano. Allora non era come oggi che si porta in giro una sola commedia in una stagione, noi portavamo in giro il repertorio, facevamo fino a quattro o cinque lavori di Eduardo in una stagione, che durava del resto nove o dieci mesi. Si provava il pomeriggio per la sera e poi provavamo in previsione di un cambio di commedia.

Improvvisamente, nell’ordine del giorno, la compagnia era convocata per le prove di Filumena Marturano. E non sapevamo chi avrebbe fatto Filumena, perché non c’era questa confidenza con Eduardo. Comunque io ero un po’ fuori, nel senso che ero proprio ragazzina, avevo diciannove anni e mi accostavo appena al teatro. Seppi che la parte di Filumena era di Regina Bianchi, mentre io avrei fatto la cameriera Lucia, che è una vera delizia. Parti di cameriere ne ho fatte tante con Eduardo, d’altra parte ero piccola, non solo d’età ma anche fisicamente, ero minuta, e quelli erano ruoli brillanti, ruoli di grande soddisfazione per una ragazzina che iniziava a fare il teatro. Certo a 19 anni non è che potevi fare Filumena o Concetta. Mi ricordo una cosa, molto emozionante: io entravo al secondo atto, però all’inizio, mentre stava per aprirsi il sipario, andai un attimo tra le quinte e vidi Regina che sbatteva i denti. A freddo pensai: "si sente male". Subito dopo realizzai che era la paura. Quella paura che anch’io ho provato nel coso degli anni affrontando ruoli grossi, importanti, pieni di responsabilità. Partecipare a quella emozione è stato molto importante per me.
Dopo Filumena, abbiamo fatto Questi fantasmi. In altre commedie avevo avuto dei ruoli come la cameriera, per esempio in Napoli milionaria facevo Assunta, che aveva un grande successo, invece in Questi fantasmi Eduardo mi fece fare la comparsa. Al secondo atto io dovevo uscire, fermare lui, che correva intorno alla tavola e bloccarlo, con un fazzoletto in testa. Non ero nessuno, però tutti mi riconoscevano. Punta da questa cosa, andai da Eduardo con due attrici della compagnia che erano libere, non facevano niente ed erano ugualmente pagate. Andai da lui e gli chiesi: "Direttore – lo chiamavamo direttore – , perché io devo fare questa comparsa quando invece in altre commedie faccio i ruoli e ci sono queste altre due attrici che sono libere?". Lui mi rispose con aria molto flemmatica: "Perché in quel momento mi serve un’attrice". Non so se mi ha voluto dare una lezione, ma io l’ho presa come una lezione e da allora non ho mai pensato che un ruolo fosse piccolo o insignificante. Mi hanno affidato qualunque ruolo, non è mai stato detto "la protagonista", ed è diventato un ruolo da protagonista. Una grande lezione.

Anche Napoli milionaria fu bellissima. Dovete sapere che, almeno in quel periodo, Eduardo non dava i copioni da leggere agli attori, né diceva "tu farai questo ruolo". All’ordine del giorno era convocata la compagnia per una nuova commedia e, nello stesso ordine del giorno, usciva la distribuzione dei ruoli. Quando venni a sapere - perché a teatro esiste anche la "radio teatro", "radio camerino" - che avremmo recitato in teatro Napoli milionaria io, che nei due anni in cui ero stata con lui avevo letto tutte le commedie di Eduardo, dissi a me stessa: "Chissà se mi fa fare il ruolo di Assunta", scritto per Dolores Palumbo, quando nel ‘45 andarono in scena al San Carlo. Allora parlai con Pietro Carloni, il marito di Titina, un attore molto bravo e una persona meravigliosa. Tutti i vecchi attori dicevano: "No, figurati se la dà a te quella parte, no, quella la faceva Dolores Palumbo, no...". La depressione dei no. Parlando con Carloni gli dissi: "Mi piacerebbe tanto fare Assunta, chissà se me la dà" e lui disse: "Chissà!". Il giorno dopo uscì all’ordine del giorno la distribuzione dei ruoli ed io facevo Assunta. Fu un successo perché era una parte comica ed io la facevo anche bene, Eduardo me l’aveva insegnata bene. D’altra parte il teatro va avanti, non c’era più Dolores, era ancora viva per carità, però non recitava più con Eduardo, ed io continuavo la storia di queste attrici che con lui erano state straordinarie.

Ditegli sempre di sì invece è un ricordo bello perché, mentre facevo Olga, una piccola parte, mi inventai la battuta: "Sono contenta, sono contenta, sono contenta!" per andare via di scena, che poi Eduardo mi fece conservare. Anni dopo, abbiamo fatto Ditegli sempre di sì io e Luca De Filippo con la regia di Eduardo: Luca nel ruolo che era stato di Eduardo ed io nel ruolo che era stato di Regina. Lo spettacolo ha debuttato al Piccolo di Milano e poi c’è stata una grande tournée, abbiamo avuto un grandissimo successo. A me è rimasta una sensazione di tenerezza nel ripensare a quel ruolo piccolo che però andava bene, piaceva a Eduardo e piaceva anche a me, ora che ero passata al ruolo di protagonista con Luca. Era la prima volta da capocomico per Luca e, per me, da primadonna con lui.



Grandi esperienze. Viva Eduardo, viva il teatro.

La mia esperienza con Eduardo direi che è unica, perché è quella alla quale mi riferisco continuamente, ogni giorno, ogni sera quando vado in scena, ogni volta che c’è la speranza di fare un ruolo ritrovo quell’esperienza e cerco di ricordare quelle tre cose che Eduardo mi ha detto in tanti anni di lavoro accanto a lui. Quelle tre cose che mi hanno insegnato a fare il teatro, a farlo bene. Spero di farlo bene!


fonte....EDUARDO

Nessun commento:

Posta un commento