mercoledì 19 settembre 2012

EDUARDO DE FILIPPO...A GUERRA NUN E’ FERNUTA …

L'ARTE DELLA COMMEDIA



Napoli milionaria! fu scritta all’inizio del ’45 ed Eduardo stesso raccontò così la sua genesi:
Poche settimane dopo la liberazione mi affacciai al balcone della mia casa di Parco Grifeo, e detti uno sguardo al panorama di questa città martoriata: allora mi venne in mente in embrione la commedia e la scrissi tutta d’un fiato, come un lungo articolo sulla guerra e sulle sue deleterie conseguenze”.
1 napoli milionaria originaleLa commedia, rappresentata per la prima volta il 25 marzo 1945 al San Carlo di Napoli, inaugurò una nuova forma del teatro di Eduardo che, abbandonati i toni comico-farseschi scarpettiani (presenti solo nel I° atto, per esempio nella situazione del finto morto), adottò toni più “seri” e drammatici. La compagnia era formata da Pietro Carloni, Dolores Palumbo, Tina Pica, Vittoria e Clara Crispo, Ester Carloni, Giuseppe Rotondo, Clara Luciani e, ovviamente, Titina De Filippo.
(nella foto  sono riconoscibili Titina, Eduardo, Tina Pica.
Nelle foto successive, della versione televisiva del 1962, Eduardo, Regina Bianchi, Antonio Casagrande, Elena Tilena, Riccardo Spasiano. Ricordo che Regina Bianchi è "Indignato speciale" di questo nostro blog)
Per Eduardo, che si era appena diviso dal fratello, iniziava così una nuova vita artistica. La guerra aveva rappresentato, con i suoi orrori, un’ inevitabile spartiacque nella sua vena artistica.

Due sere fa, guardando la versione televisiva “moderna” fatta da Massimo Ranieri di Napoli milionaria!, mi sono più volte chiesta se fosse proprio necessario riproporre un capolavoro modificandone in modo sostanziale due scene molto importanti:
nel II° atto, il pranzo corale in cui Gennaro non riesce a raccontare gli orrori della guerra che ha vissuto perché i commensali preferiscono divertirsi, mangiare, bere e non pensarci , trasformato in una scena di ballo;
nel III° atto, la reazione finale di Amalia. Eduardo la fa piangere ("in silenzio"), Massimo Ranieri no.
5 regina bianchi eduardo napoli milionaria
Il cantante-attore (comunque più convincente qui che nel ruolo di Mimì Soriano del precedente Filumena Marturano) si è giustificato dicendo che ha voluto modificare le due scene per renderle più attuali. (Secondo lui il pianto originario di Amalia faceva intendere che la donna aveva capito la lezione, ma oggi Amalia continuerebbe a non capire, e per questo non piange)
MA SONO IO, A NON CAPIRE! Qualcuno sente il bisogno di fare un tatuaggio sul bicipite del Davide di Michelangelo, o di mettere un paio di orecchini alla Gioconda per rendere più attuali i due capolavori? Perché modificare, allora, anche di una virgola, un capolavoro di Eduardo??? Boh!
Comunque, a parte queste considerazioni, Eduardo mi perdonerà, se prendo spunto da Napoli milionaria! per parlare di Sua Molestia, osando paragonare lo sconquasso portato in una famiglia da una malattia così grave allo sconquasso che la guerra porta ovunque.
Alcuni vengono portati via dalla “ventata”, altri modificano il loro pensiero profondo, altri, per difendersi negano la malattia, non l’accettano, altri la prendono sotto gamba. Altri si rifiutano di conoscerne gli aspetti. Altri ancora si buttano a capofitto altrove pur di non pensarla.
4 regina bianchi napoli-milionaria-spasiano
Personalmente, per accettare la malattia, traguardo fondamentale e necessario per combatterla, sono passata attraverso quasi tutte queste fasi. Ho vissuto, toccato con mano “la guerra”, dentro e fuori di me ho visto desolazione, macerie, bombardamenti, crolli, fughe, tentazioni di vita più facile, cannonate… E mi rendo conto, dolorosamente, che la maggior parte delle persone non ha granché voglia di ascoltare certi “racconti”.
7 regina bianchi napoli-milionaria-settebellizze
Mi capita di sentirmi dire, esattamente come capitava a Gennaro Jovine ritornato a casa, reduce dalla deportazione in Germania:
Nun ce penzate cchiù”,
“Ma mo mangiammo, nun penzammo a guaie”,
“Nuie ce vulimme gudè nu poco ‘e pace…”

6 regina bianchi in napoli milionariaForse l'ho già raccontato in questa sezione del blog, ma la mia misura è stata quasi colmata un giorno, quando, mentre cercavo di spiegare come mi sentissi, qualcuno mi ha maldestramente detto “Dai Fiamma, non ci pensare, pensa alla salute piuttosto!”
Esattamente quel che dice Assunta a Gennaro durante il pranzo collettivo…“Penzate ‘a salute…”
Ma per Gennaro "'A guerra nun è fernuta… E nun è fernuto niente!"
Per chi passa sotto la ventata di Sua Molestia "la guerra" non finisce mai…

di Fiamma Satta

Fonte: http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/2011/05/06/%E2%80%98a-guerra-nun-e%E2%80%99-fernuta/

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