venerdì 17 agosto 2012

Peppino De Filippo

L'ARTE DELLA COMMEDIA


 Nasce a Napoli il 26 agosto del 1903 da Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo. La sua carriera comincia da giovanissimo nella compagnia di Vincenzo Scarpetta e prosegue in compagnie teatrali dialettali minori, fino al 1931, data in cui fonda insieme ai due fratelli, Eduardo e Titina, la Compagnia Teatro Umoristico: i De Filippo, della quale Peppino è direttore amministrativo. Il successo è notevole parallelamente alla qualità dei lavori da subito molto apprezzati. I De Filippo, infatti, non solo recitavano ma scrivevano loro stessi le opere rappresentate, come ad esempio la famosissima “Natale in casa Cupiello” del 1931. Una commedia tragi-comica inizialmente concepita come atto unico e successivamente ampliata da Eduardo con un secondo ed un terzo atto, che arricchiscono e complicano l’intreccio. La firma “De Filippo” non sarebbe stata necessaria per riconoscere l’intensità dei temi toccati in questo lavoro, così poliedrico e variamente interpretato dalla critica. Un freddo e semplice Natale in un’altrettanto semplice e povera famiglia Cupiello, in una Napoli anni 30. Un testo ed una rappresentazione magnifici,
senza ombra di dubbio. Ma questa significativa esperienza durerà solo fino al 1944, quando una lite con il fratello Eduardo porta Peppino ad un nuovo percorso, volto alla ricerca di un suo stile personale che lo distingua da quello della Compagnia. Nel ’45 infatti fonda una sua compagnia teatrale a Milano dove può sperimentare e praticare il suo talento, che si distinguerà in particolare da quello di Eduardo, che in quello stesso periodo incontra Pirandello ed è alla ricerca di un teatro più serio ed impegnativo. Peppino, al contrario, continua a privilegiare la comicità leggera ed ingenua degli esordi, forse più vicina anche al suo temperamento personale. Ma questa è solo una differenza, dunque una ricchezza. Peppino De Filippo è considerato uno dei più grandi attori del Novecento proprio per le sue innumerevoli e peculiari qualità artistiche che lo hanno portato al successo non solo in ambito teatrale.

Esordisce al cinema con “Tre uomini e un frac” del 1932, per la regia di Mario Bonnard. Le sue interpretazioni memorabili sono senz’altro in “Luci del varietà” (1950) di Fellini e Lattuada, “Policarpo, ufficiale di scrittura” (1959) di Mario Soldati, e “Le tentazioni del dottor Antonio”, sempre di Fellini, che farà parte di “Boccaccia ’70” del 1961. Il cinema in particolare è stato il campo dove meglio si è misurata ed espressa la sua naturale dote di attore, soprattutto nella funzione di “spalla”.
Questo è accaduto infatti nelle mitiche collaborazioni con Totò, che forse meglio lo aveva capito e valorizzato. Il fortunato sodalizio con il grande Totò nel cinema comico fu inaugurato da “Totò e le donne” del 1952 e portato avanti nel famoso ciclo “Totò, Peppino e…” dal quale ricordiamo gli indimenticabili “Totò, Peppino e la malafemmina” e “Totò, Peppino e i fuorilegge” (1956), con cui si aggiudica il Nastro d’Argento come Attore Non Protagonista. La coppia di personaggi Totò-Peppino è sicuramente un’invenzione perfetta nella caratterizzazione di due “tipi” così opposti, e dunque inseparabili. Come ogni soggetto forte lo è solo in rapporto a uno debole, così Totò interpretava un carattere furbo e diretto alla luce di un Peppino ottuso e timido. Una formula senz’altro comica ed azzeccata che marca il “ritmo” allo sfondo sempre uguale di miseria e povertà in cui cercano di sopravvivere i due miserabili.


Nel decennio 1959-69 Peppino gestisce il teatro delle arti a Roma, mentre già si preoccupa degli adattamenti delle sue opere teatrali per la televisione. Dopo una tournèe all’estero nel ’65 torna in Italia per regalarci la riuscitissima interpretazione della maschera di Gaetano Pappagone, nella trasmissione “Scala reale”(Canzonissima 1966), sullo stile delle tradizionali maschere napoletane. Negli anni 70 continua le sue tournèe all’estero, in Spagna, Portogallo e Francia e promuove la diffusione delle sue commedie in televisione. Muore il 26 gennaio 1980.


Eleonora Zilli

Fonte: ECO del CINEMA



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