venerdì 17 agosto 2012

Luca De Filippo, l'ultimo erede

L'ARTE DELLA COMMEDIA


Quando parla del padre dice sempre “Eduardo”, quasi a voler sottolineare che l’eredità del grande commediografo appartiene non solo ai figli ma a tutti gli italiani e a tutti gli amanti del teatro. E forse lo fa anche per alleggerirsi un po’ le spalle da una responsabilità troppo pesante da portare: essere figli d’arte è già difficile, ma avere nel proprio albero genealogico delle vere e proprie leggende come Eduardo Scarpetta, Eduardo, Peppino e Titina De Filippo può diventare insostenibile per un artista.
Forse anche per questo Luca De Filippo, che ha mosso i primi passi sul palcoscenico proprio a fianco di Eduardo, ha scelto di sottrarsi al confronto con il mito paterno e ha voluto fare “semplicemente” l’attore, confrontandosi - in una carriera più che trentennale - non solo con le commedie del padre, ma con tutti i più grandi maestri della storia del teatro: da Moliére a Pinter, da Cerami a Beckett, da Scarpetta a Pirandello.
“Nel 2000, in occasione dei cento anni della nascita di Eduardo al teatro San Carlo fu proiettato il film Napoli milionaria (uscito nel 1950 con un cast di stelle come Totò, Titina, Carlo e Aldo Giuffré, Dante Maggio, Delia Scala, Mario Soldati e lo stesso Eduardo, ndr) e in sala c’era anche Francesco Rosi. Così parlando gli dissi: “tu che sei un regista impegnato, napoletano, e hai vissuto quell’epoca, perché non riporti in scena quel testo?”. Lui ci pensò un po’, poi mi rispose che lo avrebbe fatto solo se ad interpretarlo fossi stato io”.
Così Luca racconta la genesi del suo ultimo spettacolo, che Eduardo scrisse durante la seconda guerra mondiale e che ha aperto a Terni la stagione di prosa 2004-2005, dopo quasi due anni di programmazione e a pochi mesi dal sessantesimo anniversario del debutto.
“E’ una tappa che non mi aspettavo – spiega De Filippo - che mi sono trovato ad affrontare per la fiducia che mi ha dato Rosi. Così ho iniziato quest’avventura che ha visto poi la luce a maggio dello scorso anno, proprio al teatro San Carlo, dove aveva debuttato nel 1945,”.
Cosa rappresenta per lei oggi, dopo una lunga carriera, confrontarsi con questo testo?
“Per me è sempre importante avere tra le mani un’opera che abbia già in sé un suo significato, perché mi sembra che il mio lavoro possa essere un po’ più utile; in questo senso, quindi, lavorare su uno spettacolo come questo che – sfortunatamente - ha tanti riferimenti alla situazione di oggi, visto che parla di guerra, mi sembra particolarmente importante; e sento che la gente che viene a teatro è riconoscente a Eduardo per averlo scritto, per aver analizzato e focalizzato un momento dello stato d’animo sociale che è sempre attuale, che è la caduta dei valori, quello che succede nel momento in cui ci sono dei falsi miti come il denaro che prendono il sopravvento”.
Come artista si è mai sentito schiacciato dal mito della sua famiglia?
“Da un punto di vista artistico non mi pongo nemmeno il problema. Io non sono un competitivo. Tengo molto alla mia vita privata e faccio teatro perché mi piace, non perché devo dimostrare qualcosa. A volte sono gli altri che mi fanno pesare quest’eredità, ma io personalmente non ho né il desiderio né la presunzione di poter competere con un artista grandissimo come Eduardo”.
La cosa che ha imparato di più da Eduardo, lavorandoci insieme.
“La serietà. L’idea che il teatro sia un luogo estremamente serio. Quando lui entrava nei teatri si toglieva il cappello. In teatro io divento una persona molto seria, anche quando faccio una cosa comica”.
“Napoli milionaria” è diventato anche un’opera lirica, composta da Nino Rota e tenuta al battesimo proprio da questa regione, al Festival di Spoleto. Quale è il suo rapporto con l’Umbria?
“Vengo spesso qui. Ho recitato varie volte a Terni e a Perugia porto quasi ogni spettacolo. Penso che sia una regione estremamente vitale per quello che riguarda l’aspetto artistico. Mi sembra che ci siano manifestazioni estremamente interessanti, soprattutto in primavera e in estate. Per quanto riguarda la programmazione teatrale, devo dire che qui si lavora molto bene”.
Recentemente si è parlato di una sorta di riconciliazione postuma tra Eduardo e Peppino…
“Sì, anche se sono esagerazioni giornalistiche. In realtà è successo semplicemente che Luigi, il figlio di Peppino, ha messo in scena una commedia di Eduardo, “Non ti pago”. Tra l’altro Luigi aveva recitato, poco più che ventenne proprio con Eduardo, nel film “Filumena Marturano” del 1951…”.
La rottura tra Eduardo e Peppino, che li portò su strade diverse, è entrata nella storia del teatro. Cosa ci fu di vero e quanto è leggendario?
“Si è trattato di una rottura vera, sotto tutti i punti di vista. Ci fu una grande lite, a seguito della quale il rapporto si ruppe”.
Ma fu una separazione solo artistica, o smisero anche di vedersi?
“No, si videro molte volte, Peppino e mio padre. Ho molti ricordi di mio zio. Sono stato a casa sua, ho dormito da lui, sono stato in vacanza nella sua casa a Viareggio; però, pur mantenendo i rapporti, c’era una certa distanza. Fu una frattura vera, reale”.
E oggi quale è il suo rapporto con Luigi?
“Buono. Ci sentiamo abbastanza spesso, ma non ci vediamo molto, a causa del lavoro che facciamo. Ci siamo chiamati anche da poco. “Che fai”, “riparto”, “come già riparti per la tournée, io ti volevo vedere!”.
Avete mai pensato di lavorare insieme?
“Ogni volta che mi fanno questa domanda io rispondo che se ci sarà una ragione artistica certamente lo faremo, ma deve nascere da un progetto, non per il sensazionalismo di una riconciliazione postuma tra i nostri genitori. Ed è la stessa cosa che risponde Luigi”.
UNA FAMIGLIA DI ARTISTI
Eduardo Scarpetta nasce nel 1853 e muore nel 1925. Attore, comico e commediografo, è il padre della commedia napoletana. Tra le sue opere Miseria e nobiltà e Un turco napoletano, diventate negli anni ’50 celebri film con Totò.
Ha una vita movimentata e molti figli; tra essi i tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino, nati dalla relazione con Luisa De Filippo, sarta della compagnia e nipote della moglie.
I tre fratelli lavorano con Luigi Pirandello e fondano insieme una compagnia teatrale nel 1930, in cui mettono in scena anche i primi testi di Eduardo e di Peppino.
Risale al 1944 la celebre rottura. Secondo Peppino la causa è l’eccessiva egemonia di Eduardo nel gruppo; secondo il fratello, invece, la separazione è resa necessaria dalla diversa vocazione dei due: più drammatico Eduardo, votato alla comicità Peppino. Fatto sta che dopo di allora le loro carriere prendono strade diverse, mentre Titina continua a lavorare con entrambi.
Nata nel 1898, Titina muore nel 1965, da terziaria domenicana. Oltre che con i fratelli, recita in molti film con Totò e Vittorio De Sica, ed è anche autrice di qualche commedia. Celebre la sua interpretazione in Filumena Marturano.
Eduardo, secondogenito, nasce nel 1900 e muore nel 1984, pochi mesi dopo un’ultima, memorabile interpretazione in Cuore di Comencini. Tra i suoi capolavori Natale in casa Cupiello, Napoli milionaria, Sabato, domenica e lunedì.
A quella teatrale affianca un’altra, importante, carriera cinematografica e televisiva.
Peppino, il più piccolo dei tre, nasce nel 1903 e muore nel 1980, quattro anni prima di Eduardo, che sospenderà, in segno di lutto, le repliche del suo spettacolo. Dopo la rottura con il fratello, Peppino scrive molte commedie ma resta celebre soprattutto per le interpretazioni cinematografiche in coppia con Totò.
Luigi, classe 1930, figlio di Peppino, ha seguito le orme del padre, prima recitandogli a fianco, poi mettendo in scena le sue commedie e scrivendone, a sua volta, altre sullo stesso genere.
Luca, invece, cresciuto nella compagnia di Eduardo, ne ha fondato una che guida come attore, cimentandosi con tutti i  grandi maestri della storia del teatro, a cominciare – ovviamente – dallo stesso Eduardo.

di Arnaldo Casali

Fonte: CIELO E TERRA

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