venerdì 17 agosto 2012

INTERVISTA A M. DE BONIS, AMICO DEL GRANDE EDUARDO

L'ARTE DELLA COMMEDIA




Eduardo De FilippoIntervista a Mario De Bonis, amico di Eduardo De Filippo, studioso e cultore della sua arte poetica
di Gennaro Pucino
Martedì 30 novembre 2010 su RAI 1 è andata in scena “Filumena Marturano”, una delle più belle e rappresentate commedie di Eduardo De Filippo, interpretata nei ruoli principali da Massimo Ranieri e Mariangela Melato. La novità di questa versione è stata la ”traduzione” italiana del testo originale per renderlo più accessibile ai telespettatori non napoletani.
Prendendo spunto da questa novità, abbiamo rivolto alcune domande al nostro socio Mario de Bonis, che, oltre ad essere stato grande amico di Eduardo, ne ravviva il ricordo partecipando a varie serate nelle quali racconta aneddoti che li hanno visti insieme protagonisti e recita, da consumato artista, le poesie di colui che, conosciuto soprattutto per la sua produzione teatrale, è stato anche un sensibile poeta.

Come nasce l’amicizia con Eduardo? Nei primi anni sessanta lavoravo al Banco di Napoli a Roma. Donato, uno dei miei nove fratelli al quale non ardisco minimamente paragonarmi, con tre lauree al suo attivo, di cui una in teologia, e quattro lingue parlate, frequentava il grande commediografo, cui lo legavano sentimenti di affettuosa stima e comunanza culturale, artistica e spirituale. Eduardo e Donato si amavano come fratelli. Un sabato chiesi a Donato di scegliermi come autista per accompagnare lui ed Eduardo a Positano, dove l’artista si raccoglieva nell’incanto dell’isolotto di Isca, suo paradiso incantevole. Fu allora che nella mia anima di puteolano doc scoppiò l’incendio del mio amore per Eduardo e di lì la passione e lo studio di tutta la sua arte teatrale e, soprattutto, poetica.
Su Internet vengono registrate tante sue recite di poesie napoletane: ce ne parla? Gli amici che mi conoscono più da vicino sanno bene che mi sono occupato di ben altro nella mia vita, con oltre quarant’anni trascorsi nel mondo della moneta e della banca. Ma nella stagione del tramonto della vita ho dato sfogo alla realizzazione di un vecchio sogno: studiare tutta l’arte di Eduardo privilegiandolo particolarmente in quanto autore di poesie, meno conosciute, ma non per questo meno valide, rispetto al resto della sua produzione. Come ben si sa, Eduardo non nasce poeta ma commediografo e drammaturgo: le sue commedie, tradotte in più lingue e diffuse in tutto il mondo, sono oltre sessanta.
Le oltre duecento poesie, oggi raccolte in un bel volumetto edito da Einaudi, “Eduardo De Filippo – Le poesie” , con l’introduzione di Roberto De Simone, sono da me, suo amico personale, oltre che suo studioso e grande ammiratore, portate in giro, per l’Italia e non solo, grazie al Rotary International che mi ha dato la possibilità di offrire una bella cornice culturale a questi capolavori. Sono reduce da una piccola tournee in Argentina dove dai club rotariani e da organizzazioni varie sono stato invitato a recitare le poesie napoletane di Eduardo.

Eduardo con Mario De Bonis, la moglie Celeste e il frateL’animus del poeta è lo stesso animo del commediografo? Ripeto, Eduardo non nasce poeta ma commediografo, drammaturgo, filosofo, attore, regista di teatro, maestro di scenografia, capo scuola di teatro. Le sue poesie nascono dalle commedie. Scrive “Filumena Marturano” e da lì nascono “Mamma mia”, “Tre ppiccerille”, “A vita”, “A gatta d’o palazzo”. Viene fuori tutta una serie di capolavori che lo fanno apparire come uomo, figlio, padre, nonno, critico, spirituale fustigatore di costumi, amante della natura, della riconoscenza, dell’amicizia, dell’amore. La famiglia è sempre al centro della storia di ogni persona con tanto di cappello al bisogno di ognuno di credere in qualcosa di mistico. Chi non conosce il suo amore per “O Presepio”! Una sua poesia del 1954, “Pasca e Natale”, fu definita da un grande teologo “un capolavoro ecumenico”!
Come reagisce l’ascoltatore alla lettura delle poesie? Se mi consente, io non leggo ma mi permetto di recitare i versi napoletani di Eduardo. Le assicuro, non per quello che le dico ma per la tanta attenzione che mi viene riservata da stampa e televisione, che durante le mie conferenze regna un silenzio quasi religioso, cui segue la richiesta di copie che, per mia fortuna, riesco a soddisfare con l’invito a prenotare il volume edito da Einaudi.
Da quello che dice appare una voglia di continuare in questo impegno culturale. Finché avrò la fortuna di conservare forze fisiche e psichiche, con l’aiuto di Dio, data la mia veneranda età, usufruirò anche dell’”effetto terapeutico” delle poesie napoletane del grande Eduardo, che dalla bellezza di un Paradiso, che amava richiamare nei suoi versi e che oggi certamente lo ospita, continuerà a benedirmi con il suo sorriso.
Negli ultimi anni della sua vita Eduardo è venuto poche volte a Napoli: perché? Non è vero: basti ricordare le sue numerose visite tese a far rinascere il suo teatro, il San Ferdinando, ma più ancora il suo impegno per dare vita ad un progetto che, attraverso il teatro, mirasse a restituire la speranza nel futuro ai ragazzi ospitati nel carcere minorile di Nisida. Senz'altro questa testimonianza d'amore verso i minori a rischio e la sua volontà fortissima di offrire loro l’opportunità di ravvedersi, è stata la testimonianza più bella che Eduardo ci ha lasciato.
Luca De Filippo, figlio di Eduardo ed erede dell'arte paternaCosa pensa dell’ultima “Filumena” trasmessa dalla RAI?
E’ un bellissimo film interpretato da due grandi attori ma la commedia napoletana in teatro è cosa diversa. Non a caso il maestro Morricone, autore della colonna musicale, con la delicatezza e la signorilità che sempre lo contraddistinguono, con tono silenzioso ma abbastanza grave, nella puntata di “Porta a Porta” dedicata all’evento ha dichiarato che la musica , “generalmente accompagna film e non commedie” anche se è stato piacevolmente sorpreso nello scoprire che il tema musicale si legava benissimo ai momenti cui era stato destinato. I drammatici monologhi di Filumena Marturano certamente sono risultati ben addolciti dalle note della sua musica sempre divina. Ma che dire? E’ come se io, appassionato studioso delle poesie napoletane decidessi di interpretarle in italiano. Ci sono tante espressioni dialettali che difficilmente trovano riscontro nel nostro bel vocabolario. E poi, le canzoni? Immaginate se venissero cantate in italiano? Evviva la “dialettalità”! Esiste la “ Lingua napoletana”! Ma grandissimo merito va al regista Massimo Ranieri: il vero grande successo lo ha ottenuto riportando il teatro di Eduardo, dopo più di trent’anni, in televisione e, soprattutto, in prima serata.

Fonte: Napolinternos



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