venerdì 17 agosto 2012

IL BERRETTO A SONAGLI, due atti di Luigi Pirandello, 1917

L'ARTE DELLA COMMEDIA



Commedia in due atti, che riprende le tematiche delle due novelle del 1912 La verità e Certi obblighi, pubblicate entrambe sul «Corriere della sera». Scritta nell'agosto 1916 in lingua siciliana per l'attore Angelo Musco con il titolo A birritta cu' i cianciareddi e messa in scena dalla compagnia di Angelo Muscoa Roma, al Teatro Nazionale , il 27 giugno 1917, davanti a un pubblico non numeroso ma soddisfatto, fu poi replicata per tre sere.
I lavori per la rappresentazione della pièce furono caratterizzati dalle continue tensioni tra Musco ed il professore, appellativo col quale l'attore chiamava Pirandello. I conflitti erano dovuti alle diverse aspettative: la commedia doveva, secondo Pirandello, concentrarsi sui paradossi del personaggio e dell'esistenza, mentre Musco voleva, da attore abituato a rappresentazioni brillanti, sottolinearne l'aspetto comico.
Avvenne così che, avendo il ruolo di capocomico, Musco riuscì a portare in scena una versione accorciata di parecchio. A detta della maggior parte degli studiosi, i tagli operati da Musco alla versione siciliana sarebbero la causa di un fatto abbastanza curioso: la versione italiana, preparata alcuni anni più tardi da Pirandello, corrisponde all'incirca alla versione ridotta, messa in scena dalla compagnia di Musco. Il professore infatti avrebbe perso nel frattempo il manoscritto con la versione originale in siciliano.
La versione abbreviata non s'incentra più su quello che è il personaggio principale della commedia in siciliano, cioè Beatrice, ma tende invece a mettere in risalto Ciampa, cioè il suo antagonista. Comunque, nell'estate del 1918 Pirandello terminò la versione in italiano che fu rappresentata il 15 dicembre 1923 al teatro Morgana di Roma dalla compagnia di Gastone Monaldi. Gli effetti comici della versione in siciliano erano andati in buona parte perduti. A causa del notevole ritardo della prima rappresentazione, il pezzo riscosse tiepidi consensi.
Diversi personaggi di questa commedia si trovano in una situazione di dilemma, di tipiche situazioni paradossali in cui l'individuo resta quasi senza via di uscita. Fana, la vecchia balia, è al corrente del fatto che Beatrice voglia denunciare l'adulterio del marito e quindi sarebbe suo dovere, come fedele domestica della famiglia, quello di evitare che accadano disastri riferendo tutto al fratello di Beatrice, Fifì, perché la convinca a non fare pazzie; ma non può farlo proprio perché serva obbediente non può opporsi a Beatrice che glielo ha proibito.
Il delegato Spanò dovrebbe accettare la denuncia, ma sa che, se adempie al suo dovere di funzionario, si metterà contro il cavaliere, che è in pratica il suo padrone. Ciampa ama la moglie ma deve tollerare l'adulterio da parte del cavaliere cui egli è asservito: egli ama profondamente la sua donna ma nello stesso tempo pensa di ucciderla.
Meno ricco di conflitti è il caso di Beatrice, ma il suo atteggiamento privo di dubbi o ripensamenti viene presto punito. Un tema sicuramente di primo piano è quello che emerge dalla novella Certi obblighi ripresa dalla commedia: l'individuo è costretto a difendere il suo prestigio sociale, il pupo, quel pupazzo con cui nascondiamo la meschina realtà di ognuno di noi, anche a costo di pagare un prezzo altissimo sino al punto che Ciampa, per mantenere integro il suo onore, potrebbe essere costretto ad uccidere la moglie (fatto che accade effettivamente nella principale novella ispiratrice della commedia, La verità).
L'azione ha luogo in una cittadina siciliana, nel salotto della casa del cavalier Fiorìca «riccamente addobbato all'uso provinciale».
La signora Beatrice, convinta che il marito, un banchiere privato, la tradisca con Nina, giovane moglie di un dipendente - lo scrivano «quarantacinquenne» Ciampa, che occupa un appartamentino attiguo e comunicante col Banco - ha preparato un piano per far scoppiare lo scandalo.
Il piano è ingegnoso: il cavalier Fiorìca, di ritorno la sera da Catania, troverà libero il campo per appartarsi con l'amante perché la signora Beatrice avrà provveduto ad allontanare Ciampa, inviandolo a Palermo con il pretesto di una commissione. La polizia, preavvertita, potrà fare irruzione nell'appartamentino, sorprendendo i due amanti in flagrante adulterio.
La signora Beatrice espone il piano al delegato di polizia Spanò, uomo di fiducia della sua famiglia.
Spanò esita ad accettare una denuncia compromettente per l'onorabilità del cavalier Fiorica, persona stimata e influente in città, ma alla fine cede alle pressanti insistenze della moglie. Beatrice fa quindi chiamare Ciampa per affidargli la commissione. Lo scrivano, che si presenta con «occhi pazzeschi, che gli lampeggiano duri, acuti, mobilissimi dietro i grossi occhiali a staffa», sospettando un intrigo, tenta di sottrarsi all'incarico e cerca di convincere la signora a parlare con lui senza infingimenti.
Ciampa, scrivano e intellettuale, ha elaborato una personale teoria dell'agire sociale dettata dalle sue esulcerazioni esistenziali, che espone alla signora Fiorìca:
«Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d'orologio in testa. La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui ci sta qua, in mezzo alla fronte. - Ci mangeremmo tutti, signora mia, l'un l'altro, come tanti cani arrabbiati. - Non si può. E che faccio allora? Do' una giratina così alla corda civile. Ma può venire il momento che le acque si intorbidano.
E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, per rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr'otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio! ».
Ma Beatrice, determinata a vendicarsi del marito, non si lascia convincere a girare la corda seria «per rimettere le cose a posto», perché ritiene Ciampa consenziente alla tresca. Lo scrivano prima di partire per Palermo, per svolgere l'incarico, tenta ancora inutilmente di disinnescare il progetto insensato della padrona.
Nel secondo atto scatta la trappola.
Nina Ciampa e il cavalier Fiorìca vengono sorpresi l'una con un «decolté eccessivo», giustificato dalla stagione calda, e l'altro in «maniche di camicia - decentissimo», sul punto di lavarsi le mani. I due vengono tuttavia arrestati, l'una per il decolté, seppure esibito in casa, l'altro per resistenza. Ma nel merito, assicura il delegato Spanò, il verbale è negativo e il cavaliere sarà prontamente rilasciato.
Dal momento che il marito è stato in qualche modo punito, la signora Fiorìca è ora soddisfatta. Non ha considerato però la reazione di Ciampa, che piomba stravolto nel salotto per rivendicare la sua condizione dolente di uomo non più giovane, innamorato della moglie, che ha potuto «sottomettersi fino al punto di spartirsi l'amore di quella donna con un altro uomo». Lo scrivano assicura che, se prima dello scandalo avesse potuto parlare francamente con la signora Beatrice della incresciosa situazione, egli si sarebbe licenziato e trasferito altrove. Ma la donna, dominata dalla gelosia, ne ha ignorato le ragioni, dando in pasto alla gente il suo doloroso segreto.    

Ora a Ciampa non resta che vendicare il tradimento palese, ammazzando moglie e amante, poiché un verbale «negativo» della polizia non può certo cancellare i sospetti e le chiacchiere: «resto col verbale, che non c'è stato nulla? E debbo sopportarmi che tutti, domani, vengano a dirmi in faccia, con occhi dolenti: "Non è stato nulla, Ciampa: la signora ha scherzato"». Poiché tutti in casa tentano di minimizzare il comportamento di Beatrice come un gesto di pazzia, Ciampa è folgorato da un'idea: la signora si finga veramente pazza così i sospetti che hanno provocato lo scandalo risulteranno dettati dalla follia. Solo la pazzia conclamata della donna può ora disarmare la sua mano.
E tenta di persuaderla così: «Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io come si fa. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede e tutti la prendono per pazza!». 
 
Incalzata dalla paradossale provocazione di Ciampa che le chiede di «farsi tre mesi di villeggiatura» in una casa di salute, per dissipare i sospetti e restituirgli la dignità, la signora libera la corda pazza dandosi a incontrollate escandescenze e gridando in faccia a Ciampa la verità della sua condizione di «becco».
Verità non credibile, consentita solo ai pazzi.
E «mentre tutti fanno per portar via Beatrice, che seguita a gridare come se fosse impazzita davvero», Ciampa «si butta a sedere su una seggiola in mezzo alla scena, scoppiando in un'orribile risata, di rabbia, di selvaggio piacere e di disperazione».
Quasi un anno trascorse dal tempo della scrittura a quello della rappresentazione della commedia perché, alla lettura del testo, Angelo Musco aveva manifestato varie perplessità.
«Le ragioni di tanto timore si devono trovare», scrive Gaspare Giudice, «nelle lunghe battute filosofico-buffonesche che pronuncia Ciampa nel primo atto e che sono alla base del suo personaggio. Ciampa era il portatore in teatro per la prima volta, a chiare lettere, del "pirandellismo"».
Antonio Gramsci, recensendo la commedia, vi riscontrò «poca intensità: la dimostrazione soverchia l'azione, la diluisce, la svanisce. Il sofisma, il paradosso non acquista pregio nel dialogo».
Per Leonardo Sciascia, invece, Il berretto a sonagli rappresenta «la più perfetta commedia di Pirandello».
Dopo l'interpretazione di Musco, che gradualmente la escluse dal repertorio, la commedia trovò un interprete congeniale in Eduardo De Filippo, che nel 1936, per volontà dell'autore, ne trasse una riduzione in dialetto napoletano.
Nel 1963 Il berretto a sonagli venne ripreso da Turi Ferro.
Nel 1984 Luigi Squarzina ne curò la regia per l'interpretazione di Paolo Stoppa, reintegrando i tagli operati da Angelo Musco.


 
Il berretto a sonagli
Appunti di regia - Mauro Bolognini

Due parole.
Una commedia NATA e non SCRITTA, cosi' Pirandello ha definito il suo Berretto a Sonagli.
Su questo pensiero ho costruito la mia regia: viva e non scritta. Tutti gli attori in questo spettacolo hanno cercato di essere personaggi vivi e veri, piu' di noi che respiriamo, alternando pianto e riso durante tutto lo svolgimento del dramma. Mi preme pero' dire la ragione per la quale mi sono appassionato a questo progetto. Il personaggio di Ciampa, apparentemente grottesco e' in realta' straziante, ma sopratutto e' il piu' moderno degli eroi Pirandelliani. Il "Berretto" e' la storia di un uomo giovane, poco piu' di quarant'anni che, tradito dalla moglie, accetta la condanna e la pena di spartire l'amore della propria donna con un altro uomo pur di non perderla. Per tradizione questo personaggio e' stato affrontato da attori alla fine della propria carriera, ad ogni modo avanti con gli anni. Questo travisava la forza drammatica di Ciampa, cosi' eroico e pieno di umanita': una umanita' silenziosa e astuta gli da' la forza di difendere la sua infelicita' coniugale, contro la societa' ridicola di quel tempo. Un personaggio insomma apparentemente piccolo ma infinitamente grande.

Mauro Bolognini 1996

Fonte:  Pirandello Web 
 
 

IL BERRETTO A SONAGLI
(due atti di Luigi Pirandello, 1917)
Regia: Eduardo De Filippo
Scenografia: Raimonda Gaetani
Costumi: Raimonda Gaetani, Clelia Gonsalez
Fotografia: Davide Altschüler
Aiuto regia: Claudia Caldera
Direttore di produzione: Mario Mattolini
Produzione: RAI in collaborazione con l'Istituto Luce
Luogo delle riprese: Teatro Tre di Cinecittà
Modalità di trasmissione: Differita da studio
Data di trasmissione: 20 giugno 1981 (R1)
Replica: 12 marzo 1989
Registrazione videomagnetica
Colore
Durata: 103'
Personaggi ed interpreti: Beatrice (Angelica Ippolito); la Saracena (Maria Facciolà); Nannina (Hilde Renzi); Federico (Luca De Filippo); Ciampa (Eduardo); il commissario Spanò (Armando Marra); Adelina Ciampa (Chiara Toschi); Assunta (Giuliana Calandra); i vicini (Patrizia Boccella, Giovanna Carola, Patrizia D'Alessandro, Marina Donadi, Giulio Farnese, Franco Folli, Rina Mascetti, Franca Scagnetti, Sergio Solli, Paola Testaferrata, Giuseppe Villa)



















.
.
.
.

 


















Nessun commento:

Posta un commento