martedì 15 maggio 2012

Una vita con Eduardo - Isabella Quarantotti


L'ARTE DELLA COMMEDIA



La signora ha molte storie da raccontare. La signora, ancora bella e gentile, ha il riserbo e la grazia di chi ha tanto vissuto, amato e sofferto. Isabella de Filippo per trent'anni ha condiviso la sua vita con Eduardo de Filippo. Come lui conosce l’importanza delle parole, come lui non accetta l’imprecisione, come lui ama i valori autentici della vita. Dopo tante traduzioni, sceneggiature e altro, ha pubblicato “ La cucina povera di Eduardo de Filippo”. Ero andata a trovarla per parlare principalmente del suo libro, delle sue passioni, dei suoi progetti. Considero un grande privilegio aver ascoltato tutto quello che ha raccontato di Eduardo, l’uomo che ha segnato tanta parte della sua vita, per tanti di noi il maestro dei nostri pensieri.
Volendo cominciare dal principio che cosa ricordi del tuo passato?
Ripensando, guardando indietro, ho ricordi coscienti e incoscienti, legati al fatto di aver vissuto una gioventù anomala. Sono nata a Chieti. Ero una bambina conformista, nel tempo poi diventata ribelle, dotata di un’intuizione vivace, con un’unica sorella: Anna Maria. Rimanemmo orfane di entrambi i genitori, quando io avevo nove anni e lei sette, ed andammo a vivere con i nonni. Di famiglia abruzzese, con una nonna di La Spezia ed uno zio materno che era Raffaele Mattioli, Presidente della Banca Commerciale. Ho studiato all’Università di Napoli, frequentando facoltà diverse.... ad una prima lezione di anatomia... svenni. Frequentavo tutti e mi entusiasmavo per la libertà... Mi sono sposata a diciannove anni con Felice Ippolito ed ho avuto Angelica, la mia unica figlia; in seguito mi sono innamorata di Alec Smith, un inglese che ho sposato e con il quale ho vissuto per dieci anni, prevalentemente in Inghilterra. Poi, in maniera quasi inattesa, è arrivato un amore grande: Eduardo. Da allora non ho piu vissuto in prima persona ma attraverso lui.


Com’era Eduardo?
Era un uomo straordinario ed era bellissimo vivere con lui. A volte gli venivano botte di gelosia ...e, siccome le avevo anch’io, ci siamo fatte delle gran litigate.
Dopo trent’anni di legame quale era l’aspetto di Eduardo che ti piaceva di più?
Tutto o quasi. Mi interessava quello che faceva, mi piaceva la sua perseveranza. Era ossessionato dal teatro vedeva la vita reale come parallela e inferiore al teatro. Ho conosciuto un’altra persona come lui: Giacometti. Quando andavamo al ristorante “ La coupole” a Parigi, parlando, non la smetteva mai di disegnare sulla tovaglia di carta. Peccato che fossi troppo timida per chiedergli uno di quei bei disegni...
Ti succede mai di avere rimpianti legati ai tanti anni passati con Eduardo?
L’unica cosa che oggi rimpiango è che avrei potuto registrare qualcosa di tutto quello che diceva e faceva, anche se la mia attenuante è questa: stavo vivendo una storia d’amore... come avrei potuto far convivere con le emozioni di una grande storia d’amore le attitudini di una ragioniera?
Che cosa ti raccontava? Quali erano gli argomenti più abituali?
Mi raccontava la sua vita... i suoi dolori... Lo ascoltavo pendendo dalle sue labbra e, come Shakespeare dice di Otello e Desdemona,:” Tu mi hai amato per le mie pene ed io ti ho amata per la tua pietà”. Sono sempre stata attratta da Eduardo. Mi piaceva molto aiutarlo, anche in piccole cose, tagliargli i capelli, scorrazzarlo in macchina di qua e di là... un modo di ricambiare le tante cose che mi aveva insegnato.
Quali erano le cose che Eduardo prediligeva?
Gli piaceva la buona tavola, amava la cucina povera e semplice che gli ricordava i suoi anni squattrinati. Aveva la saggezza di sapere aspettare, di sapere osservare. Per me è stata un'educazione totale, con momenti sublimi, sia d’amore che di dolore. Eduardo viveva come dovrebbero vivere tutti, impegnandosi in ogni cosa che faceva.


Com’era il vostro rapporto? Che tipo di legame c’era tra voi?
C’era una grande intesa tra noi. Nella vita e nel lavoro, io mi chiedevo: “Che cosa penserebbe Eduardo?” e lui “ Che ne direbbe Isabella?”. Anche per questo mi manca terribilmente.
Quali erano i temi, gli argomenti, le cose che piacevano ad Eduardo?Stranamente lo interessava il mondo borghese, del quale non condivideva quasi niente, ma con il quale animava le sue commedie. Alla base del suo pensiero e delle sue opere c’è il concetto di giustizia, che lui non vedeva nel suo aspetto politico o religioso, ma che considerava basilare per l’uomo. Sosteneva anche che l’uomo vero dovrebbe darsi da fare per crescere, non per distruggersi.
Com’era la tua vita con lui?
Eduardo, profondamente buono e generoso, ma anche capace di crudeltà, era contraddittorio... quindi vivere con lui era una sfida continua. Era impossibile annoiarsi, con lui...
Che cosa ti diceva del teatro? Che cosa il teatro rappresentava per lui?
Il suo gran amore, la sua stessa vita. Quando, ad ottanta anni, lasciò le scene, c’erano i teatri esauriti ogni sera, quando recitava al Teatro Quirino la fila arrivava fino a Piazza Colonna. Purtroppo la sua bronchite cronica non gli dava la sicurezza di poter recitare tutte le sere e lui rispettava troppo la sua arte ed il suo pubblico per continuare con le recite a singhiozzo.
Ti ha mai confidato una paura legata al teatro?
Si ma solo che gli veniva in sogno. Un incubo ricorrente era di arrivare in ritardo sull’orario dello spettacolo, lui che era sempre in camerino due ora prima.
C’era una particolarità nel vostro rapporto?
Avevo ventidue anni meno di lui ed a lui non piaceva, anzi, al riguardo, aveva un complesso di inferiorità. Per me invece, Eduardo era giovanissimo. Non sono mai riuscita a vederlo se non in questo modo.
Quando e come ti sei resa conto che Eduardo stava per morire?
Non l’ho mai creduto anche se durante l’ultima estate che abbiamo passato a Velletri, venne a trovarci mia figlia Angelica che restò sconvolta dall’aspetto di Eduardo. Alla Clinica Villa Stuart, dov’era ricoverato, ebbe un blocco renale. E’ morto serenamente. Luca, che in quel periodo recitava al Teatro Diana di Napoli, veniva ogni giorno a trovarlo ma al momento della sua morte c’ero soltanto io. Erano le 23 del 31 ottobre 1984. La sua morte mi ha trovato impreparata, rimasi stordita a lungo.
Ritornando alla tua vita dopo Eduardo, al lavoro, alla scrittura, al riordino delle sue carte, alla pubblicazione dei tuoi libri... c’è qualcosa che vorresti ancora fare?
Mi piacerebbe scrivere qualcosa sulla nostra vita insieme. Ma non è facile. Intanto seguo le edizioni straniere delle sue opere, in particolare qulle in lingua inglese.
Ci sono cose che nella tua vita e nel tuo lavoro consideri inaccettabili?
Tante cose. Ad esempio la meschinità. Purtroppo, rispetto ad un tempo, si vive ad un livello inferiore, addirittura sub-umano. I sentimenti sono parasentimenti. Non si parla mai della morte perché va esorcizzata ignorandola. Non si chiama più niente con il proprio nome. Non esistono più le parole: cieco, storpio, muto, sordo, morto... Bonificando il dolore lo si vuol rendere inesistente... allora accade che ciascuno di noi diventa inesistente”
Hai paure particolari che ti affliggono?
Quelle personali, legate alle persone care. Quando è vero ed autentico non respingo alcun tipo di sentimento. Non mi piace fingere. Mai.
Giuliana Gargiulo

Fonte... Sorrentoinfo 


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