mercoledì 30 maggio 2012

Eduardo De Filippo, biografia - dal 1937 al 1940


L'arte della Commedia





1936-1937


   Il 15 ottobre la compagnia apre la stagione al Piccinni di Bari col solito repertorio, che è stato oggetto nel frattempo di nuovi attacchi. Il 20 ottobre va in scena la novità assolutaSogno di una notte di mezza sbornia, adattamento di Eduardo di una commedia di Athos Setti, già rappresentata da Petrolini. Dal 14 novembre al 13 dicembre i De Filippo sono a Roma, al Quirino, teatro col quale Eduardo ha stipulato un contratto di esclusiva per tre anni. Qui, il 3 dicembre, va in scena Lontananza, novità in tre atti di Paola Riccora tratta da una novella di Alphonse Daudet, accolta con qualche dissenso. Grande successo riscuote invece Il Berretto a sonagli: "un’infinità di applausi agli interpreti e a Pirandello che assisteva alla rappresentazione" ("Il Popolo di Roma", 17 novembre 1936). Durante questa stagione Eduardo decide di mettere in prova L’abito nuovo, scritta con Pirandello quasi un anno prima e non ancora rappresentata. Lo scrittore assiste alla prima prova, ma muore improvvisamente il 10 dicembre. Il lavoro verrà messo in scena al Manzoni di Milano il 1° aprile del 1937, nell’allestimento di Mario Pompei.
   Dal 14 dicembre al 28 febbraio la compagnia è a Napoli, prima al Mercadante, poi al Politeama, dove, il 3 febbraio, viene rappresentata, con costumi d’epoca e concerto bandistico, la novità Sua Eccellenza al paese natio, riduzione di Vincenzo di Napoli Vita di una commedia di Bersezio, accolta piuttosto male da pubblico e critica. Il 17 vengono presentati tre atti unici, nuovi per la compagnia De Filippo: Cortile di Fausto Maria Martini, Il coraggio di Augusto Novelli (entrambe adattate da Eduardo) e Il compagno di lavoro di Peppino. Il 21 viene presentata per la prima volta al pubblico napoletano la versione in tre atti di Natale in casa Cupiello. Terminate il 28 febbraio le recite al Politeama, la compagnia è a Firenze, Siena, Bologna, Trieste. Dal 23 marzo al 15 aprile è al Manzoni di Milano, e dal 17 aprile al 27 giugno a Roma, al Quirino, dove vengono messe in scena le due ultime novità della stagione: Asso di cuori asso di denari di Umberto Morucchio, e l'atto unico di Titina Una creatura senza difesa, tratto da una novella di Cechov. A fine giugno, dopo tre giorni di recite al Casinò di San Remo, la compagnia si scioglie per il riposo estivo.
   Durante l'estate Eduardo è impegnato, assieme ai fratelli, nel film Ma l'amor mio non muore, con Alida Valli, prodotto e diretto da Peppino Amato. Durante le riprese si ammala di una grave forma di tifo e viene salvato dall'intervento tempestivo di un medico, suo amico, che gli pratica una iniezione di adrenalina direttamente nel cuore. I giornali hanno già preparato i  "coccodrilli" per la sua morte. Qualche mese più tardi Luigi Antonelli, critico teatrale del "Giornale d'Italia", gli farà avere il suo come portafortuna.


1937-1938

   La lavorazione del film riprende a fine novembre. Di lì a poco esce anche Sono stato io!, riduzione cinematografica della fortunata commedia di Paola Riccora Sarà stato Giovannino.
   Il 7 gennaio 1938 la compagnia debutta al Quirino di Roma con Sogno di una notte di mezza sbronza. Durante questa stagione vengono presentate due novità: Un povero ragazzo di Peppino, accolta bene dal pubblico, e Uno coi capelli bianchi di Eduardo. La compagnia resta al Quirino fino al 13 febbraio; dal 17 al 25 è a San Remo; dal 26 febbraio al 1° marzo è a Genova; dal 3 al 13 marzo a Torino, al Carignano. Nel corso della stagione torinese Eduardo e Peppino sono invitati dall'EIAR a tenere una trasmissione radiofonica per i soldati. Presentano uno scherzo comico inedito, Il mio primo amore. Dal 15 marzo fino al 2 maggio la compagnia è al Mercadante di Napoli; e dal 3 giugno alla metà di luglio, di nuovo a Roma, al Quirino. Uno dei lavori presentati nel corso della stagione romana, la commedia Sua Eccellenza al paese natio, offre ad Alberto Consiglio un'ennesima occasione  di dibattito sul teatro dialettale. Non è dialettale un'opera che usi il dialetto - scrive Consiglio - ma un'opera che esprima "una mentalità limitata, pittoresca, di accessibilità strettamente locale e popolaristica" ("Film", 25 giugno 1938). La commedia che i De Filippo hanno scelto è dialettale, mentre la loro interpretazione è moderna e "di un ordine nettamente superiore". Il critico giustifica in questo modo il successo unanime del Teatro Umoristico; un successo imbarazzante, in un momento in cui si fa serrata la battaglia del regime contro i regionalismi.
   A marzo la rivista "Scenario-Comoedia" pubblica una versione in lingua di Uno coi capelli bianchi, "Commedia in tre atti e un finale aggiunto di Eduardo De Filippo". Un lusinghiero ritratto dei tre fratelli (ancora una volta considerati come una sorta di attore a tre teste) compare il 1° marzo 1938 sul periodico "Il Dramma", a firma di Eugenio Bertuetti: "Non me li so figurare recitare da soli, non sono capace di immaginarmeli l'uno di qua e l'altro di là. Un De Filippo senza gli altri due ci farebbe l'impressione di quelle malinconiche e stonate trombe di quartiere, che suonano a sera nei silenzi delle caserme vuote. Portavoce ridicole e strazianti della nostalgia dei consegnati".
   Durante il riposo estivo Eduardo lavora come sceneggiatore al film di Raffaello Matarazzo Il Marchese di Ruvolito, tratto dalla commedia di Martoglio; inoltre si dedica alla preparazione del repertorio per l'anno comico successivo. Tra i vari progetti in cantiere c'è anche la riduzione di una commedia di Luigi Chiarelli, Pulcinella, che non verrà mai portata in scena, ma della quale si continuerà a parlare a lungo.


1938-1939

   La compagnia, di cui fa parte da quest'anno anche la giovanissima Lucia Maresca (futura moglie di Peppino), inizia la stagione il 28 ottobre al Teatro Piccinni di Bari; dall'8 al 30 novembre è all'Eliseo di Roma; poi a Trieste, Udine, Venezia, Bologna; dal 22 dicembre al 31 gennaio 1939 è al Nuovo di Milano, gestito dalla società SAGIT di Remigio Paone. Dal 1° al 16 febbraio è al Margherita di Genova, dove la ripresa del Berretto a sonagli è accolta da "acclamazioni formidabili" (Enrico Bassano, "Il Secolo XIX",12 febbraio). Dal 23 febbraio al 21 aprile (con una proroga di ventuno giorni rispetto al contratto) la compagnia recita al Quirino di Roma. Il 23 marzo viene presentata l'unica novità della stagione Il dramma, la commedia e la farsa, del drammaturgo e giornalista Luigi Antonelli. Dal 22 aprile al 20 maggio i De Filippo sono al Teatro Diana di Napoli. Nel corso di questo anno comico vengono ripresi parecchi lavori del vecchio repertorio, tra i quali Uomo e galantuomo. Nel recensire la commedia sul settimanale "Tutto" (dicembre 1938, ritaglio s.d., FDF), Mario Pannunzio la definisce "una delle più felici invenzioni del teatro comico di questi ultimi anni" e scrive che i De Filippo sono lontani "da quel teatro in dialetto che porta ancora in giro i suoi poveri incanti".
   A partire dal 1937-38 il regime intensifica la battaglia antiregionalistica iniziata fin dai primi anni Trenta e completa quel piano di riforme che porteranno al completo controllo politico, e organizzativo del sistema teatrale in Italia. Sulle riviste specializzate si torna anche a discutere dei progetti per la creazione di un teatro pubblico e di misure per favorire l'abolizione del nomadismo teatrale. In margine a questo dibattito, dalle pagine della rivista "Film" (3 dicembre 1938) il commediografo Gherardo Gherardi, nell'attaccare le formazioni dialettali, che in quel periodo riscuotono in Italia un successo maggiore di quelle in lingua, chiama in causa direttamente i De Filippo:
Assistiamo al fenomeno delle compagnie dialettali che, sole, possono resistere all'attuale organizzazione. Perché effettivamente esse e il loro repertorio e il loro modo di intendere l'arte del teatro possono trovarsi a miglior agio in un mondo stranamente arretrato come quello del teatro. Ed ecco che nella metropoli, dopo aver avuto tre compagnie di riviste contemporaneamente, abbiamo ora tre compagnie dialettali (napoletana, genovese e veneziana) in due delle quali il metodo artistico ritorna con violenza incomprensibile alle antiche forme del teatro dell'arte. Due grandi attori come i De Filippo riprendono con sempre maggior frequenza il sistema di pensare una commedia alla notte e di provarla la mattina dopo per rappresentarla in settimana. Grande successo, certo: i De Filippo sono i De Filippo e hanno spesso ragione. Ma il sistema è quello che è: tutto meno che moderno, tutto meno che attuale, anche da un punto di vista schiettamente artistico.
  La replica di Eduardo non si fa attendere:
[Gherardi] si mostra accorato che le folle prediligano il nostro teatro. Si tratterebbe secondo lui di un pubblico arretrato!
Ora io trovo questo rammarico di Gherardi inaudito. Se il pubblico viene a noi con pieno consenso a Tripoli come oggi a Trieste, a Napoli come a Milano [...] una ragione ci deve essere! Questo periodo di voga e di comprensione, noi lo abbiamo atteso per lunghissimi anni, diciamo almeno venti, recitando nelle compagnie di ordine e in quelle a scartamento ridotto; nei grandi teatri e nei baracconi; nelle metropoli e nei paesetti di provincia [...]. Dovemmo lottare con le unghie e con i denti; dovemmo comporre le nostre commedie, battuta per battuta [...] fra gli assillanti problemi del lunario e dell'incerto domani. Quelle commedie [...] costarono anni di lavoro sconosciuto; e alcune dormirono a lungo nel cassetto, senza che nessun capocomico volesse rappresentarle; senza che nessun uomo o maneggione di teatro ci volesse accordare tanto di fiducia da comporre per noi una modesta compagnia ed allestire una decorosa messa in scena. ("Il Giornale d'Italia", 15 dicembre 1938) 
   Nell'ora delle polemiche, anche Luigi Chiarelli interviene a sostegno dei De Filippo, pubblicando sulla stessa rivista su cui era comparso l'articolo di Gherardi, un lusinghiero profilo dei tre attori ("Film", 17 dicembre 1938). L'8 dicembre ne invia la bozza a Eduardo, ricordandogli la riduzione del suo Pulcinella, che "è piaciuto molto a De Pirro", il potente direttore dell'Ispettorato del Teatro. Il 17 dicembre Eduardo, ringraziandolo per il "brillante e amichevole profilo che abbiamo gradito molto", gli risponde: "Ho appreso con piacere da te, che al Ministero le nostre cose procedono bene ed in tal caso non vi può essere dubbio che daremo esecuzione ai nostri accordi". Il 30 dicembre è lo stesso Ministro della Cultura Popolare, Dino Alfieri, a complimentarsi con Eduardo per aver scelto la commedia di Chiarelli; ma, forse in mancanza di un riconoscimento più concreto - le compagnie dialettali all'epoca erano escluse dalle sovvenzioni -, il Pulcinella non verrà mai messo in scena dai De Filippo.
   Alla fine della stagione 1938-39 Titina lascia il Teatro Umoristico assieme al marito Pietro Carloni, per entrare nella compagnia di riviste di Nino Taranto. È la prima a rompere quel "blocco" artistico di cui la critica aveva parlato fin dai primi anni Trenta.
Poche parole pronunciò l'illustre critico Renato Simoni, al ristorante Savini, la sera del nostro debutto a Milano. Poche, ma che ebbero per me il significato di una strana sentenza, e la netta impressione che sarebbero state lo slogan persecutore di tutta la nostra vita di palcoscenico: "Non vi dovete mai dividere, ragazzi. Il vostro è un successo di blocco".
[...] era tardi. La fatale rete l'avevamo già addosso e nessuno avrebbe pensato a liberarcene.
Cominciò così per noi quella tarantella, tragica, che doveva in seguito amareggiarci ogni minima gioia.
Con dentro il cuore la folle paura di rimanere divisi, non sognavamo che di esserlo. [...] Per anni abbiamo costretto le nostre gambe a seguire un tempo unisono. Sforzi incredibili per mantenere il passo!
Mentre due correvano, il terzo, chissà perché, ad un tratto non gli andava più e rallentava l'andatura, mentre gli riprendeva il desiderio di correre proprio quando gli altri due avrebbero desiderato di rallentare, rallentare... Ma si decidevano alla fine a riprendere insieme la corsa stanchi, malcontenti, irritati da non poterne più.
Un giorno diedi un urlo e volli assaggiare la gioia dell'indipendenza. (Titina De Filippo, Il blocco, "Sipario", n. 102, ottobre 1954)
   Tra la fine di maggio e i primi di giugno i due fratelli, senza Titina, sono in tournée a Tripoli con la compagnia.
   Nel giugno del 1939 esce il film Il Marchese di Ruvolito, di Raffaello Matarazzo, di cui Eduardo e Peppino sono interpreti. Sempre a giugno iniziano le riprese di In campagna è caduta una stella (dalla quasi omonima commedia di Peppino), prima e ultima produzione della Defilm, la società cinematografica creata dai due fratelli qualche tempo prima. Protagonista femminile è l'attrice americana Rosina Lawrence, interprete di un film di successo di Oliver e Hardy: Way Out West (I fanciulli del West, 1937). La lavorazione sarà però interrotta dallo scoppio della guerra che costringerà la Lawrence ad anticipare il rientro negli Stati Uniti. Il film uscirà nella primavera del 1940, accolto piuttosto tiepidamente: "Curioso vedere come i De Filippo, che la ribalta illumina di intenzioni non dialettali e anzi di ambizioni quasi surrealiste, portati sullo schermo rientrino nei ranghi della semplice retorica teatrale, al livello stesso degli attori meno "attuali"" (Corrado Pavolini, "Tempo Illustrato", 11 aprile 1940).


1939-1940

   La compagnia inizia l'anno comico con una serie di debutti in provincia: ad Ancona, Cesena, Forlì, Ravenna, Padova, Trieste, Verona, Bolzano, Brescia, Busto Arsizio, Como, Novara. Dal 15 al 21 dicembre è al Teatro del Casinò di San Remo, con un contratto che prevede ogni sera uno spettacolo diverso. Dopo l'uscita di Titina dalla compagnia è stata scritturata come prim'attrice l'argentina Nedda Franci; mentre Lidia Maresca, che intanto ha iniziato una storia d'amore con Peppino, non viene confermata.
   Dal 22 dicembre al 24 gennaio 1940 i De Filippo sono all'Odeon di Milano, dove, il 10 gennaio, va in scena la prima novità della stagione: Una donna romantica e un medico omeopatico (1858), commedia in costume, in versi martelliani, di Riccardo di Castelvecchio (pseudonimo del conte Giulio Pullé), nella versione napoletana di Peppino. Il successo di pubblico è buono, "ma la loro spontaneità sì tipica e colorita non può certo manifestarsi tutta nello stile un po' generico di questa commedia e con le cesure tiranniche dei versi martelliani" (Renato Simoni, "Corriere della Sera", 11 gennaio 1940). Il 19 gennaio vanno in scena i tre atti unici La parte di Amleto di Eduardo (che sarà pubblicata sulla rivista "Il Dramma", il 1° giugno 1940, in una versione in lingua), Il domatore di Enrico Bassano (nella riduzione di Eduardo) e Si salvi chi può, rifacimento di L'embriago de sesto di Gino Rocca. Il lavoro di Bassano è un completo insuccesso di critica e di pubblico, tanto che viene sostituito, immediatamente dopo il debutto, dalla vecchia e collaudata farsa di Peppino Una persona fidata.
   Dopo due giorni di recite a Modena, al Teatro Storchi, il 27 gennaio la compagnia debutta all'Eliseo di Roma, dove Una donna romantica e un medico omeopatico incontra un insuccesso pieno e viene tolta rapidamente dal cartellone. Va meglio per gli atti unici La parte di Amleto e Si salvi chi può. Nella sua recensione della serata Ennio Flaiano scrive:
Nei De Filippo c'è una tendenza allo studio, all'ordine, che li salva dal pericoloso mare dei dialetti e ci fa azzardare l'ipotesi che la commedia italiana possa risuscitare passando per Napoli. [...] Senza voler esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d'oggi al teatro: nel ponte sospeso tra teatro e letteratura sono loro, insomma, che si fanno avanti coraggiosamente tenendo la mano giusta. ("Oggi", 2 marzo 1940)
   La compagnia resta all'Eliseo fino al 25 febbraio, poi è al Teatro Corso di Bologna, al Goldoni di Venezia e alla Pergola di Firenze. Dal 12 al 31 marzo è a Napoli, al Politeama, dove la novità di Eduardo, La parte di Amleto, è accolta con qualche dissenso. La stagione napoletana termina il 31 marzo e il 1° aprile la compagnia debutta al Quirino di Roma, dove, oltre alle vecchie commedie del repertorio dei De Filippo, vengono riproposte Ventiquattr'ore di un uomo qualunque di Ernesto Grassi e Il granatiere di Pomerania di Lucio D'Ambra (per commemorare l'autore, morto il 1° gennaio). Di quest'ultimo lavoro Corrado Alvaro loda particolarmente la regia e nota che "al centro di tutto il gioco scenico, c'era un motivo fondamentale dei De Filippo: cioè la tirannia di Edoardo su Peppino timido e impacciato" ("Il Popolo di Roma", 19 aprile 1940). Il 7 maggio va in scena la novità assoluta di Armando Curcio, A che servono questi quattrini? La commedia rappresenta una vera e propria riconciliazione col pubblico, dopo che i due fratelli, "un po' per rinnovare il repertorio un po' anche perché desiderosi di elevare la loro recitazione verso lavori di un maggior livello artistico, avevano in questi ultimi mesi [...] portato sulla ribalta commedie che il pubblico non trovava divertenti" ("La Gazzetta del Mezzogiorno", 2 giugno 1940).
   Dal 20 giugno al 3 agosto la compagnia è a Milano, prima all'Odeon, poi al Lirico. E infine, il 23, è al Kursaal Terme di Montecatini.
   In agosto, su "Scenario" compare un lungo articolo di Leonida Repaci, Umorismo tragico dei De Filippo, nel quale, ripercorrendo la fortunata carriera dei due fratelli, il critico individua nella compresenza di motivi comici e drammatici la caratteristica fondamentale della loro arte.


Fonte:  EDUARDO



L'arte della Commedia

Curatore Bruno Esposito

Su Facebook
https://www.facebook.com/EduardoDeFilippoLarteDellaCommedia/

Nessun commento:

Posta un commento