martedì 3 aprile 2012

Le risate amare dei fantasmi di Eduardo

L'ARTE DELLA COMMEDIA
 


E' in scena al teatro Manzoni di Milano, dal 27 marzo al 22 aprile, "Questi fantasmi!", commedia di Eduardo De Filippo diretta e interpretata da Carlo Giuffrè. "Questa è la settima opera del grande Eduardo che porto in scena - spiega Giuffrè a Tgcom24 -, la più rappresentata e tradotta perché la meno napoletana. Una storia perfetta per raccontare la drammaticità dei nostri tempi anche con il sorriso sulle labbra".

Un mostro sacro del teatro nostrano per l'autore principe del '900. Un appuntamento davvero da non perdere per un incontro, quello appunto tra Giuffrè e De Filippo, che si rinnova per la settima volta. In un appartamento di un palazzo secentesco vengono ad abitare Pasquale Lojacono e la giovane moglie Maria. All'insaputa di Maria, Pasquale ha un accordo con il proprietario, per cui, in cambio dell'alloggio, dovrà sfatare le dicerie sull'esistenza di fantasmi nella casa. Suggestionato dai racconti del portiere, Pasquale si imbatte in Alfredo, amante della moglie, e lo scambia per un fantasma. I regali di Alfredo consentono alla coppia un certo benesssere e Pasquale, sentendosi beneficiato dal fantasma, non si pone troppe domande...

"C'è una grande amarezza di fondo - spiega Giuffrè - quella di un uomo che spera di fare un affare che non si rivelerà tale, e che poi arriva a sperare che la moglie si trovi un amante per avere dei soldi e dei regali. La fame e la miseria sono brutte e questi tempi di crisi ce lo insegnano".

I giovani vengono a vedere Eduardo o è un patrimonio ormai riservato alle generazioni precedenti?
I giovani non sono abituati al teatro, in Italia non c'è una cultura drammaturgica e i risultati si vedono in platea. D'altro canto da noi si portano studenti di dodici anni a vedere Pirandello o Shakespeare: quelli saranno tutti futuri mancati spettatori. E poi i teatri sono cari e i giovani hanno altri interessi. Insomma, è difficile.

Da cosa si dovrebbe partire?
Con le commedie cosiddette "minori" che poi minori non sono. Tutta la farsa scritta da autori come Scarpetta, Petito, i De Filippo. Ancora oggi io porto in scena. E quando lo faccio la gente si sente coinvolta, ho ragazzi che vengono a trovarmi in camerino, divertiti ma spesso anche commossi. Far ridere non significa non fare pensare, c'è la risata epidermica, quella delle barzellette, ma anche quella suscitata da situazioni serie e persino drammatiche.

Ma da cosa dipende la mancanza di autori italiani?
C'è una profonda ragione storica se da Goldoni passiamo direttamente a Pirandello e poi a Eduardo con quasi due secoli di vuoto. Dipende dalla nascita e fortuna del Melodramma in Italia che di fatto ha spazzato via tutto quello che era il teatro di prosa, la Commedia dell'Arte che fece dire a Moliere "ho imparato tutto dai commedianti italiani". Gli unici, appunto, che resistettero furono i napoletani come Petito, Scarpetta, i De Filippo. Le farse scritte verso fine '800 sono attuali ancora oggi perché parlano di fame.

Il teatro deve parlare di l'attualità?
Certo, il problema è come lo fa! Lo deve fare attraverso l'ironia, il paradosso. Non si deve mai dimenticare che il teatro è follia e gioco. Ma quegli autori che ho citato facevano farse per disperazione, la loro era fame vera, se in sala non c'era pubblico non mangiavano. E quelli erano gli argomenti che stavano alla base di quelle commedie. Per questo la gente li riconosceva e li amava.

PER INFORMAZIONI
Teatro Manzoni
Via Manzoni 42 - 20121 Milano
Tel. 02 - 7636901
Fax 02 76005471
www.teatromanzoni.it
info@teatromanzoni.it

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