venerdì 20 aprile 2012

Intervista a Mario Scaccia, su Eduardo De Filippo.


L'ARTE DELLA COMMEDIA

 



Il mio incontro con Eduardo si perde nella notte dei tempi, perché io ho ottant’anni. Ho conosciuto Eduardo da pubblico prima e poi ebbi la fortuna di conoscerlo di persona quando, dopo il mio grande successo con Petrolini nel ’69, lui mi volle conoscere e cominciammo a frequentarci. Tanto che nel ’72, quando io feci una mia compagnia, lui mi volle nel suo teatro, il San Ferdinando di Napoli, e mi presentò al pubblico dicendo: "Questo attore che vi presento merita tutta la mia stima e quindi la vostra ammirazione, dovete seguirlo come seguite me". E ogni volta che io tornavo al San Ferdinando lui mi lasciava il suo camerino, il camerino del Direttore che lui non lasciava mai a nessuno, anche perché c’era incastonata nel muro la cassaforte. A me solo lasciava questo privilegio. Eravamo diventati molto amici, tant’è vero che nel ’75, quando lui fu chiamato, invitato a registrare per la televisione tutta la sua produzione, mi volle in due sue commedie: De Pretore Vincenzo nella parte del padreterno e ne L’arte della commedia per fare la parte del famoso curato mangiacastagne. Bene, furono esaltanti quei giorni di prova e di registrazione, perché dopo la registrazione io lo accompagnavo a casa, stavo con lui, gli facevo compagnia fino a notte alta. Anche perché lui voleva scrivermi una commedia, che del resto cominciò a scrivere, Un medico in famiglia. Mi chiamò all’isola di Ischia in estate, mi lesse il primo atto che aveva già buttato giù e poi mi parlò del seguito della commedia che avrebbe fatto appena avesse avuto la possibilità di finirla. Poi lui è morto e la commedia non è stata più portata a termine.

Ho di Eduardo un ricordo straordinario, naturalmente non per quello che era sulla scena ma per quello che era nella sua vita privata: un uomo solo, come lo sono tutte le persone di genio. I grandi artisti, i protagonisti sono sempre solitari. Bene, erano quelle serate che io ricordo con passione, quelle serate a casa sua quando eravamo in tre: io, lui e la gatta che, tutta inferocita quando vedeva che qualcuno lo distraeva da lei, cominciava a buttargli per aria tutte le carte. Ed io la prima volta mi impressionai, poi lui mi rassicurò: "Non ti impressionare, perché fa così quando vede che io perdo tempo con altre persone e non la curo".






Questo è il ricordo che io ho di Eduardo, di un grande uomo che, oltre ad essere un grande attore, era un grande autore, un grande teatrante. Eduardo appartiene a quella famiglia di teatranti che io ho sempre amato e ammirato, non per niente il mio teatro l’ho intitolato a Molière. E una delle mie grandi passioni teatrali è stata Petrolini di cui ho rievocato la figura e l’opera dal ’69 ad oggi. Lo porto sempre in scena, ormai fa parte del repertorio e sono il suo, diciamo così, prosecutore, in quanto Petrolini, Eduardo, Moliére sono quei teatranti totali: autori, attori, capocomici, e questa cosa non è da poco, né va dimenticata. Il famoso capocomico che scriveva per la sua compagnia, per i suoi attori. Sono nati lì i grandi capolavori del nostro teatro, oggi il teatro è tutta un’altra cosa.

Eduardo quando mi affidò il personaggio del curato mangiacastagne, conoscendo la mia abilità diciamo attorale, non stette a spiegarmi nulla: "Fai quello che ti pare". Ed io, in un primo momento, rimasi smarrito, ad ogni modo studiai il mio personaggio, lo presentai e lui, durante le prove, non faceva che ridere e si divertiva moltissimo sulle gag stesse che aveva scritto lui. Quest’uomo che parla mangiando le castagne, quest’uomo che arriva lì... quest’attore della compagnia dei guitti truccato da curato, con tutte le "caccole" che può avere un vecchio caratterista quando deve rappresentare un personaggio, per renderlo vero, secondo lui bisognava aumentare tutte quelle che sono le caratteristiche del personaggio stesso. Ecco, lui rimase contentissimo di questa mia cosa, di questa mia performance, che era nata sotto la sua direzione fra l’altro. Soprattutto, rimase folgorato dalla mia apparizione da Padreterno, quando scesi nello studio vestito, truccato da Padreterno, lui rimase addirittura ammirato e mi regalò una foto di prova dove io sono vestito da Padreterno, con una dedica: "Al mio grande amico Mario, Padreterno prima e Padre Salvati dopo".

Naturalmente Eduardo dava le intonazioni all’attore che non sapeva trovarle da solo. Molti attori, soprattutto fra i napoletani, non parlano bene di Eduardo, perché ritenevano che non fosse capace di capire il loro valore. Ma lui era capacissimo di conoscere non soltanto il loro valore ma di giudicare la loro poca attitudine alla scena. Eduardo De Filippo era un grande direttore, più che un grande attore era un grande direttore. Quanto agli attori, capiva benissimo con chi aveva a che fare, e quindi chi si sentiva trascurato da lui naturalmente non parlava bene del maestro.


Fonte....EDUARDO

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