mercoledì 18 aprile 2012

Il colore delle parole e le pause ed i silenzi, di Eduardo De Filippo.

L'ARTE DELLA COMMEDIA
 



"Il mondo è un gran palcoscenico e la vita una commedia allegra e triste secondo i casi; per vivere, gli uomini debbono adattarsi a recitare la commedia e fingere di divertirsi".


Chi fra i suoi spettatori non è rimasto incantato dal linguaggio dei suoi silenzi, dai suoi sguardi, dalle sue pause, dalle sue smorzature?



Osservando il filmato sopra, si può ammirare l'uso geniale dei silenzi, delle pause e delle smorzature, che nella magica arte della commedia di Eduardo, fanno sentire gli spettatori, tutti gli spettatori, protagonisti costretti nel ruolo del professore...

nel video sotto, da una spiegazione molto significativa ...






Eduardo, restituire alle parole il proprio colore, così come alle cose e ai gesti, resistere all’omologazione delle lingue che genera automatismo e imbroglio. Il suo è, dunque, un teatro di contraddizione, che incorpora il variopinto linguaggio della scena per innovarlo dall’interno, agendo da diritto e da rovescio sui prodotti artistici della nuova drammaturgia e della nuova recitazione.








I suoi silenzi sono la testimonianza del suo essere parsimonioso con le parole, perché sa che le parole hanno un peso. Nel teatro di Eduardo le parole hanno ancora un senso, possono essere usate come armi di offesa e di difesa.




Napoli è un «paese curioso», recita Eduardo: «un teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca, senza cuncierto, scenne p’ ’e strate e sape recità».

Eduardo coglie l’innata disponibilità performativa dei suoi personaggi, «li prende e li mette sul palcoscenico», ne ride, senza deriderli mai del tutto perché, allo stesso tempo, «li tortura» e li compatisce. Può mescolare il comico al tragico, e proprio questa confusione partorisce, la lingua teatrale più straordinaria, la felicità drammaturgica più straordinaria.






L’ascendenza artistica di Eduardo spiega anche il suo rifiuto d’ogni manifesto, delle stessa parola impegno: «Scrivere una commedia impegnata è facile», egli osserva, «il difficile è impegnare il pubblico ad ascoltarla».


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