venerdì 20 aprile 2012

Eduardo De Filippo e Pirandello: due grandi uomini a confronto


L'ARTE DELLA COMMEDIA
 



Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello, due degli esponenti più importanti del teatro italiano del ’900, fotografati sullo sfondo delle loro realtà esistenziali: da un lato la Napoli dell’intero secolo scorso rappresentata dall’amaro riso di Eduardo, dall’altro la Sicilia a cavallo tra i due secoli raccontata dallo scrittore e drammaturgo agrigentino.

Questo l’argomento fulcro dell’ultimo "Meridiano Mondadori" tenutosi Lunedì 14 Gennaio 2008 presso Palazzo Cavalcanti di Napoli, seminario organizzato appunto dall’ Istituto Italiano di Scienze umane in collaborazione con il Dipartimento di Filologia Moderna ed i cui protagonisti sono stati fedelmente nonché egregiamente immortalati per noi dal valente fotografo Eugenio Boiano.

Lo scrittore Andrea Camilleri, che ha dato vita al seminario, ci ha offerto non solo le sue conoscenze e le sue opinioni riguardo al confronto di questi due pilastri della letteratura e del teatro, ma ha condiviso con la platea anche la sua esperienza personale raccontando in maniera persino umoristica come Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello siano entrati fisicamente e materialmente a far parte della sua vita e non solo dei suoi studi. Egli ha avuto la fortuna di incontrarli entrambi.

Osservandolo si riusciva quasi a cogliere un’espressione di commozione sul viso di Camilleri mentre raccontava la sua esperienza di bambino: << Era un caldo pomeriggio del 1935, avevo dieci anni e stavo giocando al piccolo chimico. Suonano alla porta, apro e mi trovo davanti un ammiraglio che chiede di mia nonna presentandosi come Luigino Pirandello. Lo scrittore indossava la divisa di accademico d’Italia per evitare la camicia nera. >> ; ma ecco che subito ritornava la nota comica tipica delle sue conferenze che giungeva a ristorare il pubblico regalando a tutti una sincera risata: << Ed ancora oggi mi chiedo cosa volesse da mia nonna. >>






Non da meno il riconoscimento di devozione che egli ha ammesso senza alcun ritegno nei confronti di de Filippo stesso: << Il nostro è un mestiere di ladri, io da Eduardo ho rubato tanto. >>, questo infatti è stato il suo esordio nella conferenza, esordio che ha in maniera evidente riempito di orgoglio il figlio di Edoardo, Luca de Filippo, il quale, pur essendo lì presente, ha preferito non proferire parola.

Un contributo non poco significativo è stato apportato al seminario anche dal prof. Nino Borsellino (dell’università La Sapienza di Roma), ed in particolare dal prof. Matteo Palombo (Università Federico II di Napoli) che ha delineato in maniera precisa ed essenziale le figure dei due drammaturghi e la loro collaborazione. L’incontro tra i due avvenne nel 1933 presso il teatro "Sannazzaro" di Napoli; la loro amicizia durò tre anni. Durante i quali " La compagnia del teatro umoristico" rappresentò Liolà ed Il berretto a sonagli in versione Napoletana.

A partire da questa collaborazione si avvertì spesso l’influenza di Pirandello su Eduardo il quale, proprio come Pirandello, provò l’esigenza di liberarsi da un certo regionalismo dell’arte verista: per tutti e due gli autori quel tipo di teatro, sia a Napoli sia in Sicilia, era stato il punto di riferimento e di partenza del loro lavoro teatrale. Eduardo però, contrariamente a Pirandello, provò una certa insoddisfazione per quel tipo di teatro, non solo come autore, ma anche come attore. Comunque, malgrado l’affrancamento dal regionalismo, tutti e due rimasero legati alle tradizioni ed alle influenze regionali.

Non a caso Eduardo viene considerato l’erede di una lunga tradizione napoletana: nelle sue opere si trovano tracce della Commedia dell’arte, della farsa pulcinellesca, della comicità usata da suo "padre" Eduardo Scarpetta.

Bisogna però evitare che De Filippo ricada nel colore locale napoletano, questo significherebbe utilizzare un’ottica ristretta. Egli pur venendo da esperienze dialettali non rimane confinato nei cliché partenopei dei Di Giacomo e dei Viviani, con le solite trite e ritrite situazioni tipo, popolate da macchiette prese direttamente dai vicoli, ma si manifesta quale poliedrico uomo di spettacolo, essendo autore e attore delle proprie commedie e facendo ciò con un vigore mattatorale bilanciato da una sapienza registica e da un senso della misura invidiabili. Pertanto le sue opere, sia quelle in dialetto, che quelle in italiano, possono tranquillamente essere incluse nel repertorio nazionale e il suo teatro rientrare nei cosiddetti "classici".

Due grandi artisti a confronto dunque. Pirandello scompone la realtà, universalizza il dramma della parola astraendolo ed elevandolo a discorso filosofico, Eduardo rende concreta la difficoltà di comunicare, la rappresenta in un personaggio e nella sofferenza di tutta la sua vita. Pirandello, che ricerca fratture e contraddizioni, ed Eduardo che invece indaga i sentimenti, aspira alla comprensione umana, alla solidarietà distrutta dei tempi.

Seppure le differenze tra i due autori siano non poco visibili ai nostri occhi il riconoscimento di Eduardo De Filippo come scrittore e non solo come attore sulla scena ed interprete ci fa uscire da luoghi comuni e ci fa comprende quanto questi due drammaturghi possano essere accomunati.

Dunque il teatro di Pirandello, regista e creatore di opere e maschere che incarnano gli stereotipi della società siciliana non può che vivere nel teatro di De Filippo, luogo di "suprema finzione", ma contemporaneamente di "suprema realtà" perché, citando parole dell’attore stesso, immedesimarsi nel teatro significa " vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male".


Fonte:
http://www.oinos.it/cultura/de-filippo-e-pirandello-due-grandi-uomini-a-confronto.html


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