lunedì 26 marzo 2012

Eduardo De Filppo, un attore diverso

L'ARTE DELLA COMMEDIA
 



Nato a Napoli il 24 maggio 1900, figlio d’arte dell’“attore-autore-regista” della più brillante commedia napoletana, Eduardo Scarpetta, e della sarta di scena Luisa De Filippo, Eduardo, illegittimo come gli altrettanto celebri fratelli e attori Peppino e Titina, visse in modo conflittuale la sua “malcelata” paternità. In una Nota autobiografica risalente ai primi anni Settanta egli confessò: «mi ci volle del tempo per capire le circostanze della mia nascita perché a quei tempi i bambini non avevano 1a sveltezza e la strafottenza di quelli d’oggi e quando a undici anni seppi che ero “figlio di padre ignoto” per me fu un grosso choc.



La curiosità morbosa della gente intorno a me non mi aiutò certo a raggiungere un equilibrio emotivo e mentale. Così, se da una parte ero orgoglioso di mio padre, della cui compagnia ero entrato a far parte, sia pure saltuariamente, come comparsa e poi come attore, fin dall’età di quattro anni, d’altra parte la fitta rete di pettegolezzi, chiacchiere e malignità mi opprimeva dolorosamente. Mi sentivo respinto, oppure tollerato, e messo in ridicolo solo perché “diverso”. Da molto tempo, ormai, ho capito che il talento si fa strada comunque e niente lo può fermare, ma è anche vero che esso cresce e si sviluppa più rigoglioso quando la persona che lo possiede viene considerata “diversa” dalla società. Infatti, la persona finisce per desiderare di esserlo davvero, diversa, e le sue forze si moltiplicano, il suo pensiero è in continua ebollizione, il fisico non conosce più stanchezza pur di raggiungere la meta che s’è prefissata. Tutto questo però allora non lo sapevo e la mia “diversità” mi pesava a tal punto che finii per lasciare la casa materna e la scuola e me ne andai in giro per il mondo da solo, con pochissimi soldi in tasca ma col fermo proposito di trovare la mia strada. Dovrei dire: di trovare la mia strada nella strada che avevo già scelto da sempre, il teatro, che è stato ed è tutto per me». Di sicuro la sua “diversità” alimentò una profonda sensibilità che attinse dalla sfera privata temi e riflessioni, per un teatro che s’incentra soprattutto sui conflitti familiari.

 

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